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Pensioni, contratti, guerre ... da che parte stiamo andando ?
 
Roma, 1 settembre 2006.

 

Il ministro per le Attività Produttive, Pierluigi Bersani ha anticipato che la prossima Finanziaria potrà contenere misure per innalzare l'età pensionabile: «Stiamo naturalmente riflettendo anche sul problema pensionistico. Ci stiamo pensando entro una logica di stabilità del sistema e anche di grande attenzione alle questioni sociali. Anche di questo si sta discutendo ma sono temi sui quali siamo ancora largamente alle premesse».

Il Ministro ha precisato che la prospettiva di innalzamento dell'età «sarà su base volontaria».

Bersani ha inoltre confermato che l'esecutivo «sta lavorando sulla previdenza integrativa e sullo scalone».
Riguardo lo "scalone", introdotto dal passato governo Berlusconi, e che prevede il passaggio dell'età pensionabile, nel 2008, da 57 a 60 anni, per chi ha già 35 anni di contributi, il governo, per bocca del ministro Damiano, starebbe pensando ad una operazione più "soft" rispetto all'abolizione totale contenuta nel programma dell'Unione. Damiano vorrebbe fissare un'età minima di pensionamento (si ipotizza 57 anni) e poi un sistema di incentivi e disincentivi calcolati rispetto a un'età di riferimento (ad esempio 62 anni), rispetto alla quale il lavoratore dovrebbe scegliere che fare. Più va sotto più verrebbe penalizzato, con una decurtazione dell'assegno, mentre verrebbe "premiato" quanto più prolungasse la propria permanenza al lavoro.

 

L'estate che va concludendosi ci consegna una densa cronaca dei progetti politici del nuovo governo e il quadro che ne emerge è preoccupante. Il nuovo attacco al sistema pensionistico si accompagna, infatti, alle promesse di "risparmi" ancora una volta a danno dei lavoratori:

- tagli alla spesa sanitaria e ai trasferimenti agli enti locali che si tradurranno in peggioramento dei servizi;

- stanziamento di risorse inadeguate per i rinnovi dei contratti scaduti il 31/12/2005;

- nuova stretta sulle assunzioni.

 

Se a questo aggiungiamo le critiche gratuite con cui vari "esperti" economici vicini alla maggioranza denigrano i lavoratori pubblici accusandoli di "nullafacentismo", l'allarme è completo.

 

Come era prevedibile anche il nuovo governo preferisce restare sul solco già tracciato da decenni di politiche antipopolari che lasciano, fondamentalmente, le cose inalterate: grandi privilegi per i vari potentati economici e grandi sacrifici per i ceti meno abbienti.

 

D'altra parte le risorse non mancano, come sempre, per le missioni militari, come quella in Libano, o in tutti gli altri paesi in cui già erano impegnate le forze militari italiane (Afghanistan, Iraq, Bosnia, ecc.). 

 

La pace portata con elmo e fucile sembra un vero e proprio "ossimoro" e forse sarebbe il caso di prestare ascolto a quei settori più autenticamente impegnati sul piano umanitario e pacifico come Gino Strada e padre Alex Zanotelli e quanto meno farsi qualche domanda su quanto sta accadendo.

 

Intanto passa inosservata la notizia che 3.000 vite di donne uomini e bambini dall'Africa siano tragicamente finite, solo nel 2006, nel tentativo di attraversare il mediterraneo per cercare un presente e un futuro migliori, mentre governo e opposizione si preoccupano di pattugliare meglio le acque per scoraggiare nuovi sbarchi e a quelli che riescono a farcela continuano a riservare le carceri che sono i CPT .

 

L'autunno si avvicina e vorremmo che fosse "caldo" cioè consapevole, partecipato e di lotta da parte di settori ampli di popolazione, magari già disillusi dalla nuova maggioranza. 

 

La verità è che urge una riflessione vera sui bisogni umani profondi, che nessun politico, nessuna politica, fino ad ora, sembra capace di stimolare o ascoltare. Senza una assunzione di responsabilità in prima persona, senza consapevolezza, senza fraternità e cooperazione, nessun cambiamento è possibile. Rimangono solo i "cambiamenti" dall'alto, cioè finti cambiamenti che lasciano le cose come stanno.

 

E come stanno le cose lo possiamo vedere: sempre più difficili, degradate, rischiose per la vita stessa della specie.

Il nostro piccolo sindacato, o associazione che dir si voglia, è uno strumento per avvicinare le persone, far sentire la nostra voce e portare un'idea diversa di vivere civile. Utilizziamolo insieme.

 

marco ralli, coordinatore Asbel-Cnl