La condizione economica del lavoro dipendente è diventata insostenibile: questo vale ormai anche per le lavoratrici e i lavoratori assunti con contratto a tempo indeterminato oltre che per milioni di precari/e – cresciuti a dismisura grazie al pacchetto Treu prima e alla legge 30 poi - e di pensionati condannati all’ incertezza quando non all’indigenza.
Del resto lo scivolamento verso la povertà di milioni di lavoratrici e lavoratori, precari/e e pensionati/e è un dato che nessuno può più mistificare. Lo confermano le indagini dei principali istituti statistici nazionali ed internazionali.
Ora è necessario che alla denuncia seguano proposte che consentano di recuperare la progressiva perdita di potere di acquisto di salari, stipendi e pensioni.
Una perdita costante aggravata dalla progressiva riduzione delle tutele sociali, delle prestazioni assistenziali e previdenziali, dall'incremento vertiginosi dei prezzi al consumo, delle tariffe, delle spese per l'istruzione, per le cure sanitarie, per la casa, per i trasporti.
L'accordo sulla "politica dei redditi", siglato nel luglio 1992 da CGIL-CISL-UIL con Governo e Confindustria, venne presentato come uno strumento per “ampliare gli spazi per la contrattazione” contro la “rigidità” della scala mobile. Le retribuzioni, dicevano i sostenitori di quell’intesa, sarebbero aumentate di “comune accordo” con la controparte sulla base dell’inflazione programmata e i profitti delle aziende avrebbero determinato nuovi investimenti e prodotto nuova occupazione.
In realtà quell’accordo ha cancellato l'unico strumento di tutela reale delle retribuzioni dei lavoratori, la scala mobile. Con quell'accordo venne varato un nuovo sistema per regolare le relazioni tra sindacati confederali, associazioni dei datori di lavoro ed il Governo, la "concertazione", intesa come metodo di confronto triangolare per affrontare le tematiche che di volta in volta si determinavano, superando nei fatti il sindacato “conflittuale”. Questa pratica ha favorito il rallentamento della crescita delle retribuzioni reali, mentre parti sempre più consistenti dei salari sono divenute variabili e legate ai rendimenti aziendali.
Entrambi i sistemi previsti dall'accordo del 1992, il recupero per via contrattuale dell'inflazione e l'utilizzo della leva fiscale, non hanno funzionato.
La realtà è che da oltre tredici anni le retribuzioni sono in calo e oggi i lavoratori sono costretti a scioperare per recuperare perfino quell’inflazione programmata dal governo – peraltro sempre al ribasso - che doveva essere garantita senza “conflitto”. I contratti aperti in numerose categorie, tra cui per esempio i metalmeccanici, sono esemplari al riguardo. Per fare un esempio basti dire che negli anni ‘70 un operaio metalmeccanico riusciva a condurre una vita dignitosa ed alla fine del mese riusciva anche a mettere qualcosa da parte, oggi quello stesso operaio arriva a stento alla terza settimana del mese.
Fino al 1992, essendo automatico il recupero dell'inflazione mediante la scala mobile, le rivendicazioni salariali previste dalle piattaforme contrattuali erano aumenti salariali veri che consentivano ai lavoratori di migliorare le proprie condizioni economiche.
Il fallimento delle politiche “concertative” che sono seguite è un dato incontestabile. La richiesta del ripristino di un meccanismo automatico di “aggiornamento” dei salari e delle pensioni simile alla “vecchia” scala mobile è , a nostro parere, irrimandabile. Una proposta che vorremmo affiancare alle altre iniziative in difesa del reddito, del diritto ad una pensione pubblica dignitosa, contro la precarietà e l’esclusione sociale che crediamo dovrebbero far parte di una piattaforma sociale che rimetta il mondo del lavoro al centro della politica economica del Paese.
Su questo tema il Patto Federativo CNL-SINCOBAS-SULT promuove una prima riunione, alla quale abbiamo invitato tutte le associazioni sindacali, politiche e sociali che crediamo possano essere interessate, che proponiamo si svolga a Roma presso la sala delle bandiere - Via IV novembre , 119/A LUNEDI 5 dicembre alle ore 15.00.
La proposta che concretamente facciamo è quella di dare vita ad un Comitato Promotore che avvii una raccolta di firme nazionale per una legge di iniziativa popolare per il ripristino del meccanismo della scala mobile dei salari.
Il testo che abbiamo elaborato e che proporremo alla discussione è stato sottoposto al vaglio di addetti ai lavori per la verifica di ammissibilità. L'urgenza di avviare la campagna di raccolta firme con l'inizio del 2006 è dettata da evidenti motivi di opportunità politica.
Aurelio Speranza, Paolo Sabatini, Vincenzo Siniscalchi