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Rinnovi contrattuali:
ancora disprezzo per le condizioni di milioni di donne e uomini.
A otto mesi di distanza dall’accordo siglato dai vertici sindacali con il Governo per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego e dopo oltre due anni dalla scadenza del contratto nazionale, le cosiddette “parti sociali” fanno a gara per tirare fuori le idee più bislacche riguardo il potere d’acquisto delle nostre buste paga.
Queste idee partono da una constatazione (se ne sono accorti !) vale a dire che il potere d’acquisto delle nostre buste paga si è talmente ridotto negli ultimi anni da essere diventato l’incubo nella vita quotidiana di milioni di famiglie.
E’ il risultato di anni di blocco dei salari che, in assenza del vecchio automatismo della scala mobile, si sono trovati a rincorrere (senza mai pareggiarla) l’inflazione reale, peraltro abilmente tenuta bassa dai diversi governi che si sono avvicendati.
I tanti “grilli parlanti” di questi giorni, dai capi sindacali i vari Angeletti, Bonanni, Epifani, ai vertici di Confindustria, ai Ministri del lavoro Damiano fino al Ministro Ferrero, per non parlare dei tanti giornalisti dei principali quotidiani, si affannano a spiegare che sarebbe ora di mettere mano alla questione salariale, pena il calo dei consumi e la conseguente crisi economica.
In primo luogo bisognerebbe spiegare a questi signori che noi poveracci che dobbiamo far quadrare i conti ogni giorno, non siamo così assillati dal “calo dei consumi”, perché di qualche capo firmato o di qualche nuova meraviglia elettronica possiamo tranquillamente fare a meno.
E’ il cibo quotidiano che sta diventando un problema, sono le spese per i mezzi di trasporto, per l’educazione, per la salute, per il mutuo o l’affitto di casa. Sono questi i prodotti e i servizi che stanno diventando “beni impossibili” per tante e tanti di noi, vale a dire la sussistenza quotidiana, non lo svago e il piacere a cui ormai da tempo siamo stati costretti a rinunciare.
In secondo luogo a questi signori bisognerebbe dire che se da una parte noi ce la passiamo sempre peggio, dall’altra ci sono tanti signori (fra cui loro stessi) i cui profitti di impresa o le cui rendite finanziarie sono cresciuti a dismisura e questi sono guadagni quasi mai tassati, spesso non dichiarati, o semplicemente esportati in altri paesi.
Sono guadagni realizzati grazie al lavoro di tutta la società civile ma sottratti a questa per andare in godimento a pochi. Sottratti, aggiungiamo, anche a quelle misure che sarebbero necessarie ad assicurare la sicurezza nei luoghi di lavoro.
Allora ci sembra di poter dire chiaramente che le parole di questi signori trasudano disprezzo nei confronti di milioni di persone quando vogliono prenderci in giro non proponendo veri aumenti contrattuali, non ripristinando un meccanismo minimo di tutela salariale come la scala mobile, non (eventualmente) tassando in via straordinaria i profitti di impresa e le rendite finanziarie, bensì defiscalizzando gli aumenti di stipendio, cioè scaricando sulla fiscalità generale, di tutti noi (perciò dandoci con una mano e togliendoci con l’altra). Da quali scuole, ospedali taglieranno risorse ?
Oppure propongono di dare i pochi euro disponibili solo “a chi produce” (sarebbero questi malfattori a poter decidere chi produce e chi no? E poi, dove sta scritto che chi produce “meno” debba morire di fame?).
No, non ci siamo. Se poi aggiungiamo l’ultima “idea” geniale che circola negli ambienti del governo, quella di una “moratoria” dei rinnovi dei contratti del pubblico impiego (cioè aspettare un altro anno per avere il contratto), allora il quadro è chiaro: vogliono prendersi tutto, dopo la dignità anche la nostra vita. Non basta dire “che se ne vadano tutti”, c’è bisogno di riprendere in mano il nostro destino, cominciando a comunicare queste semplici cose fra noi, cooperando e riprendendo fiducia nell’auto-organizzazione dal basso.
Roma, 8 gennaio 2008 SERVIZIO STAMPA ASBEL-CNL