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Provo un insopprimibile senso di vergogna.
A Montecchio Maggiore, in provincia di Vicenza e poi in un’altra scuola elementare, situata ad Adro, in provincia di Brescia numerosi bambini, colpevoli di avere dei genitori poveri (da quando in qua la povertà è una colpa ?) che non hanno pagato la retta della mensa, sono stati lasciati improvvisamente senza pranzo. Ad Adro i bambini sono stati fatti uscire dalla sala mensa. A Montecchio Maggiore per loro solo un pezzo di pane asciutto e dell’acqua. Come nemmeno nelle carceri borboniche. Intanto altri bambini, più fortunati, mangiavano il consueto pasto quotidiano, pastasciutta, hamburger, patatine, frutta. Gli operatori del servizio di ristorazione come bravi soldatini hanno ubbidito al terribile ordine impartito dal Sindaco: niente soldi dai genitori, niente cibo ai bambini. Una rappresaglia feroce, disumana. Pensiamo come devono essersi sentiti quei bambini lasciati senza pranzo, l’offesa patita, il disprezzo ricevuto. Mi domando se il personale pubblico scolastico, educatore e ausiliario, si è posto il minimo scrupolo circa quanto avveniva nella loro sede di lavoro, a spese di quei bambini affidati alla loro tutela educativa. Sapevano e hanno fatto finta di non vedere ? Con quale coraggio è stata consentita l’esecuzione di un ordine così infame ? Nessuno degli adulti presenti quel giorno ha scusanti, come non ne hanno mai gli esecutori di ordini disumani. Mi sento chiamato in causa come persona e anche come lavoratore di un servizio pubblico. Questo episodio, come quello degli operatori sanitari (dipendenti pubblici) dell’ospedale di Carugate (MI) che hanno rifiutato le cure ad una bambina di 13 mesi figlia di un immigrato in quanto senza tessera sanitaria, facendola morire nel giro di poche ore, ci insegna che quanto ognuno di noi fa quotidianamente, anche nel proprio lavoro, è gravido di conseguenze per gli altri e delle nostre azioni siamo personalmente responsabili. Una autentica etica del lavoro, tante volte giustamente richiamata da colleghe e colleghi che rivendicano diritti e valorizzazione professionale, non può prescindere dall’affermazione di un’etica umana più complessiva. Non abbiamo bisogno di santi o di eroi, ma almeno ricordare che il nostro lavoro ha senso se è volto al bene comune e non solo di quelli che se lo possono permettere e che ribellarsi ad un ordine odioso è doveroso oltreché giusto. Prima di essere lavoratori siamo persone. E’ a partire da questo che possiamo riconoscere le nostre comuni ragioni e sentimenti, imparando a rispettarci e ad aiutarci. Anche sul lavoro. Gli adulti dovrebbero apprendere da quegli stessi bambini della mensa, alcuni dei quali mossi da naturale solidarietà hanno ceduto parte del loro cibo a quelli che avevano ricevuto un piatto vuoto. I bambini, ancora una volta, insegnano agli adulti che è possibile riconoscersi, aiutarsi, amarsi. Come lavoratore e come persona voglio cercare di imparare da loro, per superare la vergogna causata da quanto successo a Montecchio e Adro. Roma, 15 aprile 2010. Marco Ralli, responsabile Asbel-Cnl, Componente della RSU del Comune di Roma |