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A: |
Presidente del Consiglio
Romano Prodi
Capigruppo della Camera e del Senato
dei
Partiti dell'Unione |
Oggetto: Legge Finanziaria
2007
In riferimento alla legge
Finanziaria 2007, così come approvata dal Consiglio dei Ministri, le scriventi
Organizzazioni Sindacali ritengono opportuno esprimere un proprio parere sia a
livello complessivo, sia rispetto ad alcuni specifici elementi in essa
contenuti.
Queste le nostre sintetiche
considerazioni:
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E' evidente che siamo di
fronte ad una Finanziaria che in generale segue linee di indirizzo economico
caratteristiche dell'ultimo decennio, ribadendo una visione strutturale
dell'impianto economico di stampo liberista, da noi non condivisa. Così
facendo, a pagare la riduzione del debito pubblico e il rientro nei parametri
imposti dai Trattati europei saranno ancora una volta quelli che le tasse le
pagano da sempre alla fonte: i lavoratori dipendenti e i pensionati. Una
riduzione del debito pubblico ed un rientro nei parametri economici europei
che doveva comunque essere spalmato su più anni come sostenuto anche da molti
economisti, per evitare tagli ai servizi e sollecitare una maggiore ripresa
economica.
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La presenza di alcuni
elementi di discontinuità, soprattutto per quanto concerne la ridistribuzione
del reddito attraverso lo strumento fiscale e la tassazione delle rendite
finanziarie, che hanno modificato sostanzialmente il precedente DPEF, è però
limitata, parziale e sicuramente non sufficiente a motivare una valutazione
positiva dell'intera operazione finanziaria del Governo.
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I pochi provvedimenti
condivisibili (soprattutto il ventilato aumento delle tasse sulle rendite
finanziarie, maggiori trattenute su superpensioni) non cambiano il segno
generale della manovra finanziaria, peraltro segnata dalla scomparsa del
ritorno per i lavoratori della loro parte di taglio del cuneo fiscale che
invece è pienamente garantita e in quantità superiore (60%) ai datori di
lavoro sotto forma di riduzione dell’IRAP.
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La riduzione delle tasse
per i redditi sotto i 40.000 corrisponderà ad un risparmio assai limitato solo
per le famiglie monoreddito e ad uno più ridotto per i lavoratori che hanno
famigliari a carico. Per il resto dei lavoratori il risparmio, in molti casi,
non arriva neanche a 100 euro annui. Per un lavoratore con reddito di 20.000
senza carichi di famiglia, il risparmio è di 75 all'anno (fonte: Ministero
dell'Economia).
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Gli esigui benefici per i
lavoratori derivanti da questa parte della finanziaria vengono di fatto erosi
da: aumento del bollo auto, ticket sul pronto soccorso e per prestazioni
specialistiche, le inevitabili nuove tasse o i maggiori costi dei servizi che
i comuni introdurranno per "rifarsi" dei pesanti tagli ai trasferimenti degli
enti locali contenuti nella finanziaria: meno 4,3 miliardi di agli enti
locali, tagli o entrate da ticket per complessivi 3 miliardi di nella sanità.
I comuni potranno aumentare l'addizionale IRPEF fino allo 0,8 %. Viene infatti
meno il blocco delle addizionali comunali all'Irpef che durava da quattro
anni. I più colpiti, ancora una volta, saranno soprattutto i ceti popolari.
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Ma anche la qualità e la
quantità dei servizi pubblici viene ulteriormente erosa attraverso la
prosecuzione della politica di riduzione del personale nella sanità pubblica,
negli enti locali e nei servizi pubblici in generale la prosecuzione della
condizione di precarietà per centinaia di migliaia di lavoratori della
pubblica amministrazione (anche l’assunzione nella scuola di 150.000 docenti e
20.000 ATA oggi precari nei prossimi tre anni è solo un generico impegno a
verificarne la possibilità - nulla di definito ed esigibile. Senza contare che
le assunzioni ipotizzate sarebbero comunque inferiori ai previsti oltre
200.000 pensionamenti. Solo tra gli ATA i posti vacanti ad oggi sono 80.000
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Il capitolo “lotta alla
precarietà” è assolutamente carente per ciò che riguarda gli specifici
provvedimenti adottati e comunque assolutamente negativo nel suo complesso: si
tratta infatti di misure parziali che non incidono sulla sostanza del
problema, cioè la cancellazione della legge 30 e delle normative precedenti.
La manifestazione nazionale contro la precarietà del 4 novembre prossimo
indetta da molti sindacati, movimenti ed associazioni, assume quindi oggi un
valore ed un significato ancor più importante.
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Fortemente negativa è
anche la spinta alla esternalizzazione e alla privatizzazione dei servizi
pubblici locali in conseguenza dei tagli alle risorse trasferite dallo Stato
agli enti locali.
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I finanziamenti per il
rinnovo dei contratti pubblici sono dislocati per la maggior parte nel 2008,
con il chiaro intento di far slittare nel tempo i già limitati incrementi
salariali e allungare la vigenza contrattuale che nei fatti diverrebbe
triennale invece che biennale. E’ bene ricordare che tutti i contratti
pubblici sono scaduti dal 1° gennaio 2006!
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Nei trasporti non c’è
l’indispensabile politica di programmazione del settore, manca completamente
qualsiasi riferimento al Trasporto Aereo e nel Trasporto Pubblico Locale non
c’è copertura economica per il contratto nazionale.
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Sulle pensioni viene
anticipato al 2007 l’avvio dell’introduzione “volontaria” del TFR nei fondi
pensione complementari ed introdotto l’obbligo di trasferimento dalle aziende
in un apposito fondo INPS del 50% del TFR che maturerà per i lavoratori
privati che non scelgono i fondi pensione. Ma sulle pensioni la partita è
ancora più pesante: l’esistenza di un protocollo firmato da Governo e
CGIL-CISL-UIL (sul quale - le scriventi OO. SS. - dichiarano fin d’ora la
propria assoluta contrarietà) in cui viene condiviso l’impegno a ridurre
ulteriormente, entro il marzo 2007, i rendimenti pensionistici e ad innalzare
l’età pensionabile non fa che "differire" ciò che qualcuno avrebbe voluto
"incassare" già con la manovra finanziaria.
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Mentre si taglia la spesa
sociale si procede ad un finanziamento straordinario: 4,4 miliardi in tre anni
impegnati per l’acquisto di nuovi armamenti che ad esempio potrebbero andare
invece a ridurre il prelievo dai comuni e eliminare conseguentemente molti dei
previsti tagli.
Le aspettative del mondo
del lavoro rispetto ai provvedimenti che il nuovo Governo avrebbe preso nei loro
confronti erano molte. E’ quindi evidente che la delusione per le scelte
concretamente operate è quindi direttamente proporzionale a tali aspettative.
Come sempre giudichiamo dai
fatti le scelte dei vari governi a prescindere dal colore delle coalizioni
politiche che li compongono.
Per tutti questi motivi le
nostre Organizzazioni Sindacali, pur valutando come parzialmente adeguate alcune
specifiche misure adottate nella Legge Finanziaria, giudicano complessivamente
negativi i provvedimenti di politica economica, così come essi emergono sino ad
oggi.
Allo stesso tempo si
esprime una valutazione negativa rispetto al mantenimento di un impianto
strutturale di carattere liberista in conflitto con una visione di
programmazione e di armoniosa regolazione dell'economia di carattere sociale,
concretamente e realmente equa.
E’ evidente che in questa
situazione le nostre Organizzazioni Sindacali si stanno predisponendo per
costruire rapidamente un percorso di mobilitazione e di lotta,
comprendendo in tali azioni anche lo sciopero generale.
Tali valutazioni specifiche
e generali ci portano a richiedere al Governo ed a tutte le forze politiche e
parlamentari un intervento di modifica sostanziale di quegli aspetti inseriti
nella Finanziaria 2007 che abbiamo indicato come critici o negativi.
Occorre cambiarne i
contenuti perché la propagandata discontinuità con quelle dei precedenti governi
sia fondata su provvedimenti concreti!
Rimaniamo a disposizione
per incontri ed approfondimenti nei quali ribadire ed articolare le nostre
posizioni e proposte.
Distinti saluti
Segreterie
Nazionali
CNL - SINCOBAS -
SULT
9 Ottobre 2006
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Fax: 066505659
Tel. 3351213O68
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