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Protocollo su previdenza, lavoro e competitività.

L'intesa che il Governo propone alle parti sociali è fortemente antipopolare e va  respinta.

Contro di essa e per evitare la prevedibile capitolazione di Cgil-Cisl-Uil occorre la mobilitazione dal basso.

Dopo mesi di trattative ad alto livello  il Governo partorisce una proposta di intesa alle parti sociali (il Protocollo su previdenza, lavoro e competitività)  che recepisce in pieno le sollecitazioni quotidiane del mondo finanziario e industriale, di scaricare ancora una volta i guai de conti pubblici sul lavoro dipendente e sui pensionati.

Una rapida lettura del testo del Protocollo, mette in luce i seguenti aspetti negativi:

1. l'età effettiva pensionabile viene portata a 62 anni. La logica degli "scalini" al posto dello "scalone Maroni" che in una notte aumentava l'età a 60 anni, anziché eliminare questa ingiustizia la ripropone in una forma che sembra "diluita", invece è ancora più odiosa perché costringe, con l'introduzione di nuove finestre, gli uomini a lavorare fino a 65 anni e le donne all'incertezza di poterci andare a 60.

2. i lavori usuranti, per i quali c'è comunque l'innalzamento dell'età pensionabile, verrebbero individuati in contingenti di massimo 5.000 pensionandi all'anno.

3. i coefficienti di calcolo, revisionabili ogni tre anni, produrranno nuove ingiustizie in particolare nei confronti dei giovani.

4. la legge 30 viene minimamente toccata, anzi lo staff leasing viene confermato.

5. la de-contribuzione del lavoro straordinario da il via libera alle aziende per superare, di fatto, l'orario settimanale di lavoro, portandolo ben oltre le 36 ore settimanali. Inoltre avrà l'effetto di gravare con minori versamenti sulle casse pensionistiche e di colpire l'occupazione.

Tutto questo non viene bilanciato dalla lieve misura in favore delle pensioni pìù basse (33 euro di aumento sono irrisorie) e dell'aumento della indennità d disoccupazione.

Occorre, dunque, una capillare opera di informazione nei luoghi di lavoro, affinché nasca dal basso il rifiuto per questa intesa profondamente antipopolare.

Cgil, Cisl, Uil hanno la grave responsabilità di dover prendere una decisione, ma sappiamo già con quale debolezza hanno partecipato fino ad oggi al tavolo della trattativa, non avendo avuto il coraggio di proclamare uno sciopero generale che pure, da  molti posti di lavoro e specialmente dalle fabbriche veniva richiesto.

Non abbiamo fiducia che riaprano la trattativa finalizzandola ai veri bisogni della gente. Per questo occorre sollecitare la nascita di comitati contro la firma dell'intesa, fino alla realizzazione di un referendum popolare e trasparente nei luoghi di lavoro.

Roma, 26 luglio 2007.

Marco Ralli per il Coordinamento Asbel-Cnl