Home

 

 

mentre le promesse elettorali salgono,

i nostri stipendi scendono.

La sola difesa per la classe lavoratrice è la lotta.

 

Mentre i dipendenti degli enti locali aspettano da 28 mesi il rinnovo del contratto nazionale, emerge che i nostri salari sono tra i più bassi d’Europa, a conferma che con gli stipendi attuali è impossibile arrivare a superare la terza settimana del mese, per non parlare della precarietà che dilaga sempre di più ed è diventata, ormai, normalità. Con un paese a crescita “zero”, una spesa pubblica in costante aumento nonostante i tagli sul personale e sui servizi, il Presidente del Consiglio dei Ministri ha annunciato che il suo prossimo governo abolirà l’ICI sulla prima casa. Una misura apparentemente equa, nella realtà, visto il pesantissimo taglio dei trasferimenti ai Comuni disposto dalla recente Finanziaria, una misura insostenibile dalla finanza locale. Non solo, ma l'abolizione dell'ICI sulla prima casa favorirebbe ancora una volta i ricchi. Le case popolari e ultra popolari infatti, con le agevolazioni già esistenti, versano una piccola quota d'imposta. Secondo stime della Cgil, invece, lo sconto su una casa signorile di 193 metri quadrati sarebbe di circa 2.800 euro mentre scenderebbe a 28 euro per un appartamento ultrapopolare di 49 metri quadrati.

Si preoccupi, piuttosto, il governo che verrà - di qualunque colore esso sia - di riequilibrare la distribuzione della ricchezza del paese, che in questi anni ha favorito le grandi ricchezze, cresciute a dismisura, a discapito di salari e pensioni, scesi a livello di sopravvivenza. Il recente rapporto OCSE, comparativo dei salari in Europa e nel mondo, dimostra che nel nostro paese le ingiustizie sono cresciute e non servono promesse demagogiche per risolverle.

 

Le lavoratrici e i lavoratori vogliono una nuova politica salariale e contratti “europei”.  

Tanto per cominciare, firmiamo la proposta di legge di iniziativa popolare per una nuova scala mobile su salari e pensioni (un meccanismo di recupero automatico sull’inflazione).

 

Il rapporto OCSE mette in evidenza, nella tabella sottostante, comparativa dei salari nei 30 paesi industrializzati, che in Italia c’è stato un crollo dei salari.

Dalla tabella risulta che il livello medio delle buste paga di un lavoratore italiano, al netto, è 1.350 euro al mese, compresa la tredicesima. Ovvero il 42,1% meno dei coreani, in vetta alla classifica seguiti dagli inglesi. La differenza con la busta-paga di un tedesco è del 23,5%, con quella di un francese del 17,6%.
L’Italia,
in questa classifica, viene scavalcata anche da Spagna, Grecia, Irlanda. Dietro a noi troviamo solo sette paesi: Portogallo, Turchia, Repubblica Ceca, Polonia, Messico, Slovacchia, Ungheria.

 


TABELLA
In questa tabella si mette in evidenza, paese per paese, la differenza con le buste-paga degli italiani.
PAESE                REDDITO  DIFF. SALARI     DIFF. PERCENT.
1.  Corea                 28.095     +11.853                 +42,1%
2.  Regno Unito       28.007      +11.765                 +42,0%
3.  Svizzera            26.322     +10.080                 +38,2%
4.  Giappone           25.764       +9.522                  +36,9%
5.  Lussemburgo    24.897        +8.655                  +34,7%
6.  Paesi Bassi        23.289        +7.047                  +30,2%
7.  Australia            23.139        +6.897                  +29,8%
8.  Norvegia            22.579        +6.337                 +28,0%
9.  Germania           21.235        +4.993                  +23,5%
10.  Irlanda              21.111        +4.869                  +23,0%
11.  Austria             20.713        +4.471                   +21,5%
12.  Usa                  19.999         +3.757                  +18,7%
13.  Islanda             19.932         +3.690                  +18,5%
14.  Finlandia          19.890         +3.648                 +18,3%
15.  Canada            19.770         +3.528                  +17,8%
16.  Francia            19.731         +3.489                  +17,6%
17.  Belgio               19.729         +3.487                  +17,6%
18.  Svezia             18.891         +2.649                  +14,0%
19.  Danimarca       18.735         +2.493                  +13,3%
20.  Nuova Zelanda 17.919        +1.677                    +9,3%
21.  Spagna            17.410         +1.168                     +6,7%
22.  Grecia              16.720            +478                     +2,8%
23.  ITALIA                 16.242                 =                                       =
24.  Portogallo         13.136          -3.106                     -23,6%

25.  Turchia            10.693          -5.549                      -51,8%
26.  Rep. Ceca         9.548           -6.694                     -70,1%

27.  Polonia               9.116           -7.126                     -78,1%
28.  Messico             8.134           -8.108                      -99,6%
29.  Slovacchia         8.028           -8.214                    -102,3%
30.  Ungheria             7.587          -8.655                    -114,0%
MEDIA OCSE:         18.549            +2.307                    +12,4%
Europa dei 15:         19.983          +3.741                    +18,7%
Europa dei 19:         17.580          +1.338                      +7,6%
         

                       

                    

p. il COORDINAMENTO ASBEL-CNL M. Ralli