
Protocollo 0319 19 marzo 2004
Per uno sciopero generale preparato dal basso:
26 marzo SI alla giustizia sociale, SI alla pace
La situazione economica e sociale italiana è sempre più grave. Da una parte una classe imprenditrice che ha profittato di misure legislative favorevoli e dell’assenza totale di controlli per accrescere i propri immensi guadagni. Dall’altra i ceti popolari, lavoratori dipendenti, pensionati, che hanno visto erodere vistosamente il potere d’acquisto di stipendi e pensioni. L’inflazione media è la più alta d’Europa ma ancora non dice tutto: la verità è che i prezzi dei beni di prima necessità e dei servizi (cioè dei prodotti che pesano di più nei bilanci familiari) sono cresciuti molto di più dei prezzi dei beni di lusso. Risultato, milioni di cittadini si sono impoveriti.
Anziché cercare i soldi dove sono, il governo batte cassa sui più indifesi: niente risorse per i rinnovi contrattuali di nuovo scaduti e tagli alla previdenza. Stanno promuovendo politiche sociali che premiano chi ha già tanto e penalizzano chi ha poco. Un dato su tutti (fonte “il Mondo”): dal 2001 a oggi gli stipendi dei supermanager (guadagno 600.000 euro/anno) sono cresciuti del 9%, quelli degli impiegati del 7%, degli operai il 5%. Piccole differenze ? Peccato che il 9% su 600.000 faccia 54.000 euro e il 5% di 28.000 appena 1.400 euro ! I tagli delle spese sociali (scuola, salute, assistenza), ambientali e per i servizi completano il quadro devastante. In questa situazione ci sarebbe bisogno di una mobilitazione forte in tutto il paese. Cgil-Cisl-Uil, invece, lanciano per il 26 marzo uno sciopero generale, “per il futuro dell’Italia”, di sole 4 ore. Non solo, ma nella loro piattaforma non c’è un solo accenno di critica alla Confindustria. Forse non vogliono incrinare sul nascere i “buoni rapporti” con il neo presidente degli industriali, Montezemolo, considerato un “moderato” rispetto a D’Amato ?
Veniamo alle proposte di Cgil-Cisl-Uil. Incentivi alle imprese, ammortizzatori sociali, rilancio della politica dei redditi e della concertazione. Richiesta finale, la realizzazione dei fondi di previdenza complementare. Le prime in realtà sono politiche portate avanti da almeno dieci anni, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti. I fondi-pensione, invece, sono il piatto ricco su cui vogliono mettere le mani i sindacati.
Non dimentichiamo, infine, che il nuovo attacco alle pensioni arriva dopo che già la “riforma Dini” –avallata da Cgil-Cisl-Uil- ha fatto immensi danni, in particolare nei confronti dei giovani che fruiranno di pensioni future dimezzate rispetto alle attuali.
In questa situazione, per noi lavoratrici e lavoratori, non è facile difenderci. Cgil-Cisl-Uil sono pronti a svendere i nostri interessi in cambio della gestione del TFR. Governo e imprenditori vogliono affamarci, mentre siamo esposti ai rischi del terrorismo. Il terrorismo trova terreno nelle profonde ingiustizie. Per sconfiggerlo occorre cambiare politica.
Pace, dialogo e cooperazione internazionale anziché guerra, violenza e saccheggio delle risorse altrui. Diritti e dignità anziché profitti e barbarie. Di questo c’è bisogno, oggi.
La partecipazione allo sciopero del 26 marzo sarà utile solo se nei posti di lavoro crescerà la protesta e una piattaforma profondamente alternativa.
Questa piattaforma non può prescindere, oggi, dall’associare alle parole
“SI alla giustizia sociale (salario-diritti-lavoro)” le parole “SI alla pace. NO a guerre e terrorismi, ritiro delle truppe d’occupazione”.
Coordinamento asbel-cnl

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