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RINNOVO DEI CONTRATTI DEL PUBBLICO IMPIEGO:

 

IL GOVERNO PRODI E CGIL-CISL-UIL  SIGLANO

UN ACCORDO PENOSO, SENZA IL MANDATO

DELLE LAVORATRICI E DEI LAVORATORI.

 

L’accordo del 6 aprile scorso, già scandaloso perché faceva perdere ai lavoratori pubblici l’intero 2006, è stato ritrattato da Cgil-Cisl-Uil nella notte tra il 28 e 29 maggio, con ulteriori danni.

1) gli aumenti decorreranno da febbraio 2007 anziché da gennaio;

2) la durata contrattuale viene portata a tre anni anziché due, in “via sperimentale” a partire dal triennio 2008-2010;

3) rimane confermata la perdita dell’anno 2006 per il quale verrà corrisposta solo l’indennità di vacanza contrattuale (circa dieci euro al mese);

4) rimane confermata la corresponsione in busta paga solo nel 2008, perché i soldi devono essere stanziati dalla prossima finanziaria.

 

Vince la linea di Confindustria che da mesi porta un attacco violento al lavoro pubblico.

La triennalizzazione contrattuale non farà che allungare i tempi dei rinnovi, già adesso insopportabili.

 

Dicono che noi impiegati pubblici lavoriamo poco e costiamo troppo.

>> Per quanto riguarda la produttività governanti, sindacalisti e manager dovrebbero farsi un giro negli uffici a diretto contatto con il pubblico per vedere in quali condizioni è costretto il personale e nonostante questo riesce ogni giorno a garantire l’erogazione di servizi indispensabili.

>> Per quanto riguarda i costi noi lavoratori dobbiamo ogni giorno confrontarci con un’altra realtà.

Centouno euro lordi di aumento (diversificati secondo il comparto, per gli enti locali l’aumento è di euro 93,00) rapportati alla crescita continua del costo della vita sono nulla, considerato che fino almeno al 2010 non arriverà più un soldo !

Ci dicono, da tempo, che i soldi sono finiti e sembrerebbe proprio così, perché nel nostro paese i poveri sono ormai l’11% della popolazione (ultima indagine ISTAT). Un paese dove le case sono un lusso che milioni di persone non possono permettersi. Dove cresce la precarietà lavorativa e non solo. Dove i servizi pubblici sono tenuti allo sfascio e si preferisce privatizzare. Non ci sono soldi per la vita di milioni di donne e uomini, giovani e anziani, indigeni e immigrati, lavoratori pubblici e lavoratori privati, pensionati. Non ci sono soldi per i contratti, dicono. Né per le pensioni, che vanno tagliate. Eppure in questo paese si concentrano grandi ricchezze e il divario tra ricchi e poveri cresce di giorno in giorno. Dove va a finire la ricchezza che viene prodotta da milioni di lavoratrici e lavoratori nelle grandi come nelle piccole aziende ? I profitti elevatissimi di tante aziende già ci danno una prima risposta. I ricchi piangono lacrime di coccodrillo, lo dicono le statistiche perché l’Italia è il paese dove si acquistano più beni di lusso. Ci sono poi le tasse, che paghiamo in misura principale noi redditi fissi e pensionati. Come vengono spesi questi soldi ? Non  certo per dare un

 

 

tetto a tutti o per garantire paghe sufficienti per una vita dignitosa. Né per dare istruzione, cultura di qualità, gratuite e diffuse, o per migliorare o costruire scuole, ospedali, reti di trasporto pubblico. Nemmeno per risanare e difendere l’ambiente. I soldi, in questo paese, ci sono, ma non vengono usati per la vita, per il benessere di tutti. I soldi sono usati per le missioni di guerra, in tutto il mondo.

I miserabili aumenti accordati ai dipendenti pubblici “costano” alle casse dello stato 3,7 miliardi di euro. Tanti ? Il costo delle missioni militari all’estero, per il solo 2007, ammonta a più di 1 miliardo di euro. Gli investimenti per l’industria tecnologica militare dal 2007 al 2009 saranno di 4,4 miliardi di euro. Non parliamo dell’acquisto di nuovi sistemi d’arma, da realizzare a partire da oggi e per i prossimi anni: 18 miliardi di euro per 121 aerei da combattimento, 7 miliardi di euro per 12 navi da guerra, 14 miliardi di euro per altri mezzi militari (elicotteri, cannoni, portaerei, ecc.). Tanti, tantissimi soldi. Soldi per distruggere, per portare la morte. In questo paese tanti altri soldi sono usati per politiche nocive, come la costruzione delle centrali a combustione costose e inquinanti. Sono usati per incrementare l’uso dell’automobile, facendo scempio di asfalto del “Bel paese” e ammorbando di gas l’aria che respiriamo. I soldi sono usati anche per arricchire i grandi manager pubblici che guadagnano in un anno quanto duecento operai. Tutto concorre ad arricchire pochissime persone, attraverso il sistema bancario, assicurativo, della produzione “in nero” e della precarizzazione dei rapporti di lavoro. Flussi enormi di soldi non dichiarati, esentasse, fuori bilancio. In questo paese qualcuno si arricchisce anche con la mondezza, con i rifiuti tossici. Intanto la gente muore avvelenata, ogni giorno. Lo capiscono sempre più persone, che nei territori reagiscono formando comitati auto-organizzati.

Contro i veleni della politica ci vuole il benessere dell’aiuto reciproco, della solidarietà. Abbiamo lottato contro il governo Berlusconi, contro il governo della guerra e dell’ingiustizia e adesso ci ritroviamo come prima, ancora guerra, ancora ingiustizia, ancora miseria. Vuol dire che l’orizzonte che la politica continua a proporre alla popolazione è un orizzonte limitato, riservato a pochi, destinato a produrre morte e distruzione, ricchezze dissipate anziché utilizzate per stare meglio tutti.

Per questo non ci stiamo a questo accordo contrattuale. Soldi per la vita, non per la morte ! Questo vogliamo gridare. C’è bisogno di cambiare e possiamo farlo, tutti assieme, ritrovando un punto di vista, una ragione e un sentimento comuni. A partire dal nostro posto di lavoro, dove da anni assistiamo allo sperpero di risorse per pagare centinaia di consulenze, per affidare, con costi moltiplicati, attività e servizi precedentemente svolti all’interno del comune a società e cooperative che realizzano surplus sfruttando la manodopera. Soldi dirottati alla modernizzazione di uffici “speciali” o di tipo politico, mentre chi lavora a contatto diretto col cittadino manca dei mezzi più elementari per andare avanti. Intanto, mentre la dotazione organica si riduce, cresce il precariato e aumentano le divisioni fra noi. E’ un  principio diffuso, quello dello spreco, della cattiva organizzazione: serve a favorire una ristretta cerchia, a discapito della grande maggioranza.

 

Una alternativa c’è, costruire un percorso comune e proporsi/ proporre una modalità nuova di stare assieme, di decidere ed erogare servizi.

Un punto di vista che attraverso l’auto-organizzazione, la solidarietà, un inizio di comunanza, punti al benessere di tutti. Per fermare le logiche di morte, affermando la vita.

 

NO AL MISERABILE ACCORDO CONTRATTUALE.

REFERENDUM SUI POSTI DI LAVORO.

SCONFESSIAMO L’OPERATO DEI VERTICI DI CGIL-CISL-UIL.

SOLDI PER LA VITA, NON PER LA MORTE !

 

Roma, 30 maggio 2007.                                                    p. il Coordinamento Asbel-Cnl

                                                                                                                 Marco Ralli