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Nuovo "colpo di scena" nella trattativa per il rinnovo dei contratti dei dipendenti pubblici.
Il Governo ha diramato all'Aran la direttiva per avviare le trattative di comparto, a seguito dell’accordo raggiunto con i sindacati (Cgil-Cisl-Uil-Cisal-Confsal-Ugl-Usae-RdB Cub).
I sindacati urlano allo scandalo, perché nella direttiva si parlerebbe di aumenti del 4,66%, anziché del 5,01% come da loro richiesto. Risultato: l’aumento medio mensile lordo (per un lavoratore ministeriale) scenderebbe a 92 euro dai 101 di cui hanno dato notizia i media. Conseguentemente Cgil-Cisl-Uil e Confsal mantengono lo sciopero del pubblico impiego, posticipandolo a maggio. Vediamo cosa stabilisce l’accordo del 6 aprile, che i sindacati difendono a spada tratta.
Le risorse trovate dal Governo con l’accordo, secondo i sindacati, si tradurrebbero in questi aumenti:
1. dal 1 gennaio 2006 corresponsione della indennità di vacanza contrattuale (circa 11 euro);
2. dal 1 gennaio 2007 corresponsione di un aumento di 29 euro;
3. dal 1 gennaio 2008 corresponsione di un aumento di 61 euro.
4. totale a regime dal 1 gennaio 2008: 101 euro.
Francamente, anche se l’accordo venisse applicato nel modo richiesto dai sindacati, per le lavoratrici e i lavoratori pubblici sarebbe il solito “bidone”. Vediamo perché:
· gli stanziamenti saranno coperti dalla Finanziaria 2008 (per cui tutti gli aumenti, a parte la vacanza contrattuale, dovrebbero arrivare solo nel 2008, quando dovrà partire il rinnovo del biennio 2008-2009 che, a questo punto, rischia di saltare completamente);
· il 2006 viene praticamente “regalato” alle controparti, visto che porterà nelle nostre tasche non l’adeguamento all’inflazione ma la misera “indennità di vacanza contrattuale”;
· l'aumento complessivo sarà in realtà più basso della somma di 101 euro (per un ministeriale) dato che la cifra comprende anche la quota di salario accessorio che ogni ente distribuisce con modalità differenti e non uguali per tutti. La cifra, rapportata al reale costo della vita, non basta a coprire nemmeno gli ultimi aumenti delle tasse locali e trascina sempre più in basso gli stipendi italiani in confronto a quelli europei;
· l’accordo richiama le parti firmatarie al rispetto dei contenuti fissati nel “Memorandum” sul lavoro pubblico, anch’esso siglato definitivamente il 6 aprile, che introduce la mobilità territoriale anche forzata, la trasformazione dei dirigenti in manager, l’eliminazione di ogni automatismo nelle progressioni economiche, la reintroduzione del sistema di valutazione del personale (ricordiamo le famigerate “pagelline” di un vecchio CCNL).
Il Governo con la sua direttiva-truffa, con cui si rimangia parte di quanto si era impegnato a dare, sembra voler raccogliere le “lacrime di coccodrillo” degli industriali, che avevano subito criticato l’accordo perché, a loro dire, sarebbe troppo oneroso per le casse pubbliche. Prosegue, dunque, l’onda lunga di una campagna politica condotta contro noi lavoratori pubblici che costeremmo troppo.
Una campagna dai toni denigratori, tesa a mettere in cattiva luce noi dipendenti pubblici, tacciati di essere dei “fannulloni”, rispetto a cui l’ex sindacalista Ichino ha lanciato una proposta di legge per
istituire una “Authority” che dovrebbe verificare il rendimento dei lavoratori pubblici, sottoscritta da almeno 30 parlamentari di entrambi gli schieramenti. Ci chiediamo perché non abbiano mai pensato di verificare l’operato dei dirigenti (molti dei quali hanno dimostrato una unica “capacità”, quella di aver saputo fare carriera attraverso la politica o il sindacato) o quali sono i criteri oggettivi adottati dalle amministrazioni per selezionare, ad esempio, le “alte professionalità” (Comune di Roma docet). Una campagna con cui vogliono mettere le mani nelle nostre tasche come nella nostra vita, pensiamo al nuovo attacco alla previdenza pubblica, con il tentativo di innalzare l’età pensionabile e con l’operazione-scippo sulle liquidazioni che dopo i privati vedremo presto anche noi pubblici (a marzo è stata firmata l’intesa che istituisce il fondo integrativo per enti locali e sanità).
E’ vergognoso il rovesciamento della realtà operato da tutto il sistema di potere (industriali, politici, media e opinionisti). In questo paese c’è un capitalismo vorace e speculatore, capace solo di arricchirsi alle spalle di chi produce e di mantenere le aziende grazie agli aiuti di stato. Si formata di una classe di “super-ricchi” che non ha eguali in Europa, creando disuguaglianze e ingiustizie profonde. E’ così che in Italia ci sono gli stipendi e le pensioni più bassi, il precariato più diffuso, milioni di poveri e di senza-casa. Gli industriali continuano a battere cassa allo stato, ma per fare che di questi soldi ? Non certo per pagare il giusto stipendio, né per investire in tecnologia e sicurezza. L’INAIL ci dice che solo nel 2006 ci sono stati 939.566 incidenti e 1206 morti sul lavoro. Intanto qualche centinaio di migliaia di persone vive nel lusso sfrenato senza pagare le tasse.
E’ davvero il rovesciamento della realtà far credere che viviamo tutti oltre le possibilità del paese, quando invece milioni di persone producono tutte le risorse, i beni e i servizi di cui c’è bisogno ma ricevono poco o niente da questo impegno e ogni beneficio e ricchezza va ad una minoranza di persone.
Noi dipendenti pubblici siamo, nella grande maggioranza dei casi, i primi a subire la mancanza di mezzi per lavorare, l’inefficienza dei capi e logiche politiche che piegano l’interesse pubblico o collettivo a quello dei privati. Nonostante ciò riusciamo a garantire servizi indispensabili per la vita della collettività. Senza il giusto riconoscimento e compenso. I soldi non ci sono per chi lavora e chi soffre, mentre ci sono per le missioni di guerra camuffate da pace, per gli speculatori di borsa e gli industriali pescecani, per i grandi manager come Cimoli che guadagnano milioni di euro pur mostrando di essere incapaci a dirigere aziende come Alitalia e Trenitalia o per i parlamentari i cui privilegi sono proverbiali. Mentre il sistema alimenta divisioni e contrasti fra le categorie, fra lavoratori pubblici e privati, fra italiani e immigrati, fra i poveri, fra chi sta in basso, quelli che stanno in alto, che comandano, sono uniti su come imbrogliarci.
A queste infinite ingiustizie è tempo di dire Basta!
E’ tempo di rialzare la testa, ritrovando identità e coscienza comune, dal basso, come fanno le genti del Comitato NO TAV in Val di Susa o NO DAL MOLIN a Vicenza, o molte altre comunità territoriali, capaci spesso di prendere le distanze dai politici che cercano solo di strumentalizzare le giuste proteste, senza peraltro alcuna volontà di accogliere le esigenze delle popolazioni locali. L’auto-organizzazione, l’auto-attività delle persone è possibile, è necessaria, anche nei luoghi di lavoro, per sconfiggere l’egoismo, la sfiducia e anche l’arroganza e la prepotenza di capi, capetti e sindacalisti che cercano di ingannarci facendoci credere che “tanto non cambierà mai nulla”.
Cominciamo adesso, riprendendo a incontrarci e discutere fra noi.
Cominciamo a replicare ai sindacalisti che nelle assemblee ci raccontano la loro “favola” sul contratto, mandiamoli a casa, non abbiamo bisogno di loro. Riprendiamoci il nostro destino e la nostra dignità. Senza illusioni nella politica e nelle istituzioni.
Vogliamo il pane, ma anche le rose.
Roma, 16 aprile 2007 p. il COORDINAMENTO ASBEL-CNL, M. Ralli