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L'opinione

Strage degli  eritrei in mare:

agiamo ora, fermiamo la barbarie razzista.

link: la presa di posizione dell'Ass. antirazzista "3Febbraio"

L’ennesima strage di migranti in mare porta alla luce l’indecenza degli stati e dei loro rappresentanti politici. Il rimpallo di responsabilità fra i governi italiano, maltese, libico avviene sui corpi, sulle vite di settanta donne e uomini eritrei che cercavano una via di fuga da condizioni di rischio nel loro paese. In un braccio di mare super vigilato da mezzi militari aerei e navali, l’imbarcazione degli eritrei è stata lasciata andare alla deriva per giorni senza assistenza alcuna, senza acqua né viveri. Qualcuno è rimasto a guardare, insensibile, fino all’inevitabile epilogo. Questo è il frutto di politiche e leggi razziste basate sui respingimenti in mare e sul reato di clandestinità. Il vero reato è secondo noi quello di non riconoscere pari dignità e diritti ad altri esseri umani le cui esistenze, semmai, sono segnate da un carico maggiore di sofferenze. Chiudere le porte agli immigrati è chiudere le porte alla nostra stessa umanità. Contro queste leggi e il razzismo democratico diffuso anche in larghi settori di popolazione è giusto opporsi e disobbedire con gesti di solidarietà e mutuo soccorso come già fanno tanti volontari laici o credenti.

Costruiamo comitati antirazzisti in ogni luogo di vita sociale. Agiamo ora, fermiamo la barbarie razzista.                                                                                                                                                                 24 agosto 2009 LA REDAZIONE

No alle nuove leggi razziali Il 2 luglio è stato approvato il "decreto sicurezza". Lo stesso giorno ricorrevano 65 anni dal massacro di 26 giovani partigiani da parte dei nazifascisti, sul Colle del Lys, in provincia di Torino. Il massacro fu causato dalle delazioni di cittadini senza scrupoli, a seguito delle quali avvenne il rastrellamento dei giovani che prima di essere uccisi vennero torturati. Oggi i nuovi perseguitati sono migranti, rom, senzatetto che vivono in Italia. Il decreto n. 733 è una legge razziale che raccoglie il consenso di gran parte delle forze politiche (e pochi distinguo "democratici") e di molti cittadini pronti a trasformarsi in delatori e complici di questa persecuzione. La condizione di clandestinità (non scelta, bensì subita) diventa una aberrante equivalenza con la criminalità. Sono 157 i deputati che hanno approvato le odiose misure persecutorie. E' in nome del valore della vita e della solidarietà umana, in nome, anche, dei ventisei giusti di allora che c'è bisogno di schierarsi contro la nuova barbarie.                                     14 luglio 2009 LA REDAZIONE

Post-terremoto: le promesse di Berlusconi e le proteste della popolazione aquilana

La popolazione aquilana, con le sue proteste, infrange la patina melensa e bugiarda dei racconti propagandati nelle settimane scorse secondo i quali la situazione post-terremoto sarebbe in via di favorevole risoluzione per la gente colpita.  La verità è che le tante, troppe chiacchiere spese dai politici e da Berlusconi in prima persona si rivelano false promesse. “Terremoto in Abruzzo, promesse, menzogne, televisione, ma niente soldi per la ricostruzione”  così recitava uno degli striscioni con cui centinaia di cittadini di l’Aquila sono scesi in piazza sabato 30 maggio. “La città è nostra e ce la riprendiamo” “carcerati oltre che terremotati”  sono stati gli slogan gridati da tanti. Non sono mancate le denunce anche rispetto agli interessi sciacalleschi sui beni immobili, per esempio la Fintecna, azienda ministeriale, comprerà le case di chi non vuole o non può ricostruire, non sappiamo per darle a chi e soprattutto questa azione sembra un vero e proprio esproprio mascherato di beni privati. Le bugie hanno le gambe corte e la pazienza di gente già duramente colpita è finita.

4 giugno 2009 LA REDAZIONE

 

Di epiteto in epiteto ...

Le esternazioni del valente Ministro Brunetta non finiscono mai e accompagnano una legislazione sempre più punitiva nei confronti dei lavoratori pubblici.

Prima l’assalto ai dipendenti fannulloni, adesso l’epiteto di “panzoni” e fannulloni ai poliziotti dietro le scrivanie e ancora la voglia di imporre un “look” d’ordinanza ai dipendenti.

Pensiamo che sia poco lungimirante un ministro della Repubblica che da mesi lancia strali su una categoria sociale che dovrebbe tenersi ben stretta, visto che è formata da coloro che un tempo si sarebbero chiamati “servitori dello stato”.

In questo caso i poliziotti, ma più in generale i dipendenti pubblici. Ora, mettere in discussione il ruolo di “casta” di queste categorie, da sempre protagoniste delle politiche clientelari più nefaste (ma non sono le stesse clientele utilizzate a piene mani dai politici di ogni colore e risma ?) e spesso, proprio per questo, molto devote al potere consolidato e refrattarie a ribellarsi e lottare, è un conto e non è certo quello che sta facendo Brunetta anche perché dovrebbe mettere in discussione il fondamento dello stesso Stato.

Un altro conto è denigrarle, irriderle, menando sberle a destra e manca esclusivamente a chi sta più sotto nella scala gerarchica (invece i dirigenti, guai a chi li tocca). Va a finire, dai e dai, che anche il più riottoso impiegato – sovrappeso, magro, normolineo, fa lo stesso - quello più servile o suddito che dir si voglia, alzerà la testa e qualche cosa farà per difendersi. Insomma, da una parte siamo davvero arrabbiati e scocciati per la tracotanza e la violenza di un ministro come Brunetta, ben sostenuto da tutto il suo governo, dall’altra assistiamo divertiti alla sua incapacità di tenersi buono il popolo dei “travet”, senza il quale nessuna funzione istituzionale potrebbe più essere esercitata, perché forse un giorno tutto ciò susciterà una ribellione collettiva e allora si che ne vedremo delle belle.

Per ora, davanti alle sue esternazioni, non possiamo che rilevare:

1) il livello di confronto proposto dal ministro è tanto basso che non ci sentiamo di rispondere come fanno in molti con pari e immorali epiteti. La storia lo giudicherà.

2) per quanto riguarda il look, giacca e cravatta, dubitiamo che il ministro voglia reintrodurre le divise per tutti, come ai tempi del fascismo. Non hanno i soldi per questo. Pertanto, considerato che i magri stipendi dei dipendenti pubblici non consentono l’acquisto di tasca propria di completi in genere costosi l’idea del ministro si traduce nel solito spot di un ministro che non sa più cosa inventarsi per stare sui giornali un giorno si e l’altro pure.

29 maggio 2009 LA REDAZIONE

 

La democrazia ? Funziona solo per pochi.

Proprio così. In Italia si approvano ormai ogni giorno leggi che dimostrano quanto lontana sia dal vero l’idea che la democrazia sia garanzia di diritti e opportunità per tutti. Nella realtà diritti e opportunità ci sono, si, ma per una porzione sempre più ristretta di gente: i detentori delle grandi ricchezze e i loro fedeli (e ben pagati) servitori, politici e manager.

Una classe agiatissima che continua a incrementare fortune ai danni dei più. Una classe che, per mantenersi forte e inattaccabile, ha bisogno di alimentare guerre fratricide nel mondo, ha bisogno del diffondersi dell’egoismo tra le persone, della paura dell’altro.

In quest’ottica non sembri paradossale un parallelo fra il “decreto sicurezza” approvato ieri dalla Camera e la “riforma” della Pubblica Amministrazione al vaglio del Parlamento, sponsorizzata da Brunetta.

Il decreto sicurezza è cinismo e arbitrio fatti legge: stabilisce che le persone che provano a scappare da situazioni di rischio mortale (guerre, epidemie, miseria) sono delinquenti (clandestini). Il decreto va ancora più in profondità, perché a queste persone nega il diritto elementare alla difesa, prevedendo la prigionia senza processo fino a sei mesi.

Vieta i ricongiungimenti familiari. Obbliga i funzionari pubblici a denunciare chi non ha il permesso di soggiorno negando diritti umani elementari come la salute, l’assistenza. Istituisce ronde private (squadracce) con libertà di scorribande nelle città. In una parola cancella ogni diritto della persona ad una esistenza libera e sicura. E’ una legge fascista in uno stato democratico.

La riforma della PA fortemente voluta da Brunetta prevede anch’essa che “solo pochi ce la faranno”. Gran parte del salario andrà solo a 1 dipendente su 4, valutato da una dirigenza sempre più asservita al potere politico. Per avere questo salario si avvierà una guerra intestina all’insegna del “mors tua, vita mea”. Anche in questo caso la dignità delle persone, le loro reali capacità di relazione umana, la ricchezza interiore, verranno calpestati in nome di una ragione produttivistica finalizzata tutta alla ricchezza e al potere dei pochi che comandano e che tutto possono. Una società sempre più divisa violenta e litigiosa che farà diventare tutti peggiori, più deboli e insicuri. E’ la democrazia, babies !

14 maggio 2009 LA REDAZIONE

 

No alla barbarie. No ai "respingimenti"

Il governo italiano, con il sostegno di gran parte dell’opposizione, si sta accanendo su centinaia di persone, donne, uomini, bambini fermati in mare e trasportati di forza in Libia. E’ il frutto degli accordi Italia-Libia.

Queste donne, questi uomini, questi bambini, tentano di fuggire da paesi devastati da guerre, violenze, miseria. Nel loro lungo viaggio dal centro Africa trovano nuove persecuzioni. Spesso prima di imbarcarsi per l’Italia vengono fatti prigionieri, schiavizzati, brutalizzati (la Caritas denuncia che l’85% delle donne subisce violenza) proprio in terra libica. Respingere queste persone è un atto disumano, significa rimettere nelle mani del torturatore, del boia, chi ne è appena fuggito.

Difficile pensare che una dittatura possa fare peggio di questa nostra “democrazia”, nel silenzio complice (quando non consenso esplicito) di tanti. La vita è un diritto per ogni essere al mondo. Il razzismo nega questo diritto. Non possiamo essere liberi né tantomeno considerarci umani finché chiudiamo gli occhi davanti alla barbarie.

11 maggio 2009 LA REDAZIONE

 

L'Italia dei primati

Il Ministro La Russa afferma che gli immigrati che arrivano senza permesso di soggiorno in Italia dovrebbero essere "trattenuti" fino a 18 mesi nei CPT come quello di Lampedusa, per poter essere identificati ed espulsi. Non c’è che dire, un governo davvero “umanitario” con una idea di accoglienza e di solidarietà che farebbe venire i brividi a Torquemada. D’altra parte nel nostro paese, di questi tempi, può succedere di tutto, fino al punto di non vedere che leggi sempre più liberticide si accompagnano a episodi giornalieri di aggressioni e comportamenti apertamente razzisti, dai pestaggi spesso mortali, ai diritti negati a madri straniere “clandestine” che partoriscono, al mancato riconoscimento dello status di rifugiati politici, ai ritardi criminali nel dare soccorso a imbarcazioni cariche di immigrati.

Così, fa vergogna ma non stupisce che vogliano recludere senza processo e senza diritti, fino a 18 mesi, donne, uomini, bambini che non hanno commesso crimini, per il solo fatto di essere immigrati.

Ecco come l’Italia, secondo il Consiglio d’Europa, è scivolata al secondo posto, dietro la Romania, nella sciagurata classifica dei 47 Stati membri della Unione Europea riguardo la negazione dei diritti umani. Le violazioni avvengono nei confronti di migranti e etnie "non italiche", sia da parte del governo che da parte delle amministrazioni locali, senza differenze, in quanto ad efferatezza persecutoria, fra destra e sinistra.  Avanti così, un altro piccolo sforzo e il primo posto all’Italia non lo toglie nessuno.  28 aprile 2009 LA REDAZIONE

 

 L'accordo sulla riforma contrattuale cancella il contratto nazionale di lavoro

 

 

La firma definitiva avvenuta ieri sulla riforma del sistema contrattuale costituisce l'affondo finale sul contratto nazionale di lavoro come sistema di tutela generale dei diritti dei lavoratori di fronte alla controparte. Confindustria, Cisl e Uil, con il placet decisivo del governo, intendono con questo accordo cancellare qualunque possibilità di adeguare gli stipendi rispetto all'inflazione reale.

Al posto della "inflazione programmata" - già pessimo meccanismo da cui i lavoratori hanno sempre perso qualcosa in quanto i recuperi degli scostamenti avvenivano sempre con anni di ritardo e in quanto calcolati su panieri dei prezzi al consumo poco rappresentativi per le famiglie di impiegati e operai - verrà introdotta la cosiddetta “Ipca”,  che è ancora un tipo di  inflazione programmata, ma decisa da un soggetto terzo anziché dal governo. Da questo parametro dovrà essere tolto il costo dell’energia importata, (che invece sui prezzi incide, eccome !). Inoltre gli aumenti verranno calcolati sul minimo tabellare anziché sulla paga di fatto.

E', quindi, un accordo per ridurre ulteriormente il salario certo, quello del contratto nazionale, mentre tutto si dovrà giocare sul salario accessorio, quello aziendale, che in tempi di crisi diventa sempre più aleatorio. Non finisce qui. Con la clausola della "dissolvenza contrattuale" l'azienda con accordo locale potrà derogare alle paghe e alle normative del contratto. Praticamente è come mettersi nudi e senza mezzi di difesa nelle mani dei padroni, un suicidio specialmente in questi tempi di crisi.

Il vantaggio per i sindacati firmatari è nel "riconoscimento" della loro "complicità" con le controparti, ben compensato con il sistema degli enti bilaterali che gestiranno ogni tipo di rapporto e problematica tra il dipendente e l'azienda. Un modo per "sfamare" una burocrazia sindacale sempre più elefantiaca e asfissiante e un serio danno alle libertà e ai diritti dei lavoratori.

L'Italia è il paese delle burocrazie sindacali più potenti e delle paghe più basse. Forse le lavoratrici e i lavoratori debbono cominciare a porsi il dubbio che questo sistema non regge più, pena il ritorno dei peggiori sistemi di sfruttamento.

E non basta certo che la Cgil rifiuti oggi di firmare: ha le sue grosse responsabilità per averci portati fin qui, cedimento dopo cedimento. Il Pubblico Impiego, da parte sua, non può certo restare sereno. Con gli assalti di Brunetta ancora in corso, i firmatari hanno già annunciato di voler estendere l'accordo anche ai lavoratori pubblici.

16 aprile 2009 LA REDAZIONE

 

Come aiutare i precari ? Aumentandoli.

 

Come risolvere il problema dei precari nelle Pubbliche Amministrazioni ? Aumentandoli. Non stiamo scherzando. E' l'effetto della legge n. 33/2009 di conversione del decreto incentivi e già pubblicata in G.U. l'11 aprile. La norma permette agli enti pubblici di reclutare i lavoratori con il meccanismo del "lavoro accessorio" (già previsto dalla legge Biagi ma finora non utilizzabile dalla P.A.) per attività occasionali nell'ambito di manifestazioni sportive, culturali, fieristiche, caritatevoli o per lavori di emergenza.

     Il reclutamento potrà avvenire attraverso i servizi per l'impiego provinciali e riguarderà figure professionali medio-basse. Gli enti maggiormente interessati, naturalmente, saranno i comuni che per realizzare manifestazioni occasionali non si faranno pregare per utilizzare questo meccanismo che farà aumentare i problemi anziché diminuirli:

1) saranno alimentate notevolmente vecchie e nuove clientele beneficiarie dei voucher;

2) saranno messe in difficoltà associazioni e organismi locali dediti alle attività del tempo libero e del volontariato che normalmente coadiuvano gli enti per le manifestazioni occasionali;

3) verranno derogati i contratti di lavoro con inevitabili cadute sul piano dei diritti e delle tutele;

4) si incrementerà il numero dei precari e con questi il livello di differenze lavorative giuridiche, contrattuali, retributive. Insomma, la deregulation contrattuale elevata a via maestra dei moderni rapporti di lavoro.

15 aprile 2009, la Redazione

 

 ... Perché in Italia la vita vale meno ?

 

 

Siamo tutti colpiti dal nuovo, tragico evento naturale successo in Italia, questa volta in Abruzzo. L’elenco dei morti, dei feriti, delle rovine occorsi alle popolazioni de L’Aquila e paesi limitrofi è pesantissimo e con un carico di vicende umane dolorose, difficili da descrivere. La nostra vicinanza, solidarietà  può essere di grande aiuto alle popolazioni colpite e va alimentata.

    Una solidarietà che da subito si è attivata sul posto, fra gli abitanti dei luoghi colpiti che si sono auto-organizzati per fronteggiare l’emergenza e soccorrere coloro che sono rimasti sotto le macerie, in qualche caso diverse ore prima che arrivassero gli aiuti esterni .

    In queste ore e nei prossimi giorni la solidarietà sarà decisiva e non andrà fatta mancare, a dispetto di quelle istituzioni che invitano a lasciar perdere, a spegnere la mobilitazione spontanea della gente. 

    Non possiamo smettere, non ci fidiamo di istituzioni che troppe volte hanno dimostrato di non essere in grado di aiutare davvero chi soffre. Abbiamo l’esperienza dei tanti terremoti e catastrofi avvenuti nel nostro paese.

    Molti dimenticano che l’Italia è un paese ad alto rischio sismico e che se non possiamo prevedere i terremoti (anche se chi prova ad affermare il contrario viene denunciato per “procurato allarme”, come il tecnico Giampaolo Giuliani), almeno possiamo cercare di limitare i danni, come avviene in Giappone o in California.

Adesso piangono i morti in un grande abbraccio da “salvezza nazionale” e si impegnano a mettere risorse per la ricostruzione (appena 30 milioni di euro, una goccia rispetto ai danni effettivi).

Ci domandiamo, però:

    come mai queste risorse straordinarie ci sono quando si tratta di ricostruire e non ci sono quando si tratta di risanare, bonificare, mettere in sicurezza edifici pubblici e privati, garantire la salvaguardia dell’ambiente e l’incolumità delle persone ?

    come mai si impegnano tanti soldi per far intervenire esercito e protezione civile dopo ogni evento catastrofico mentre non si spende un soldo per mantenere in pronta allerta ogni uomo e ogni mezzo di soccorso in caso di allarme ? 

    come mai si propone un piano-casa che sviluppa cubature, senza al contempo preoccuparsi di censire prima e  bonificare poi gli edifici a rischio sismico ?

    come mai si antepone tanto spesso l'interesse personale a quello comune ?

Queste domande non sono polemiche ma principalmente un motivo di rispetto per le tante vittime e per chi si è salvato, perché alle calamità naturali non si sommino le calamità politiche, perché finalmente impariamo dalle tragedie e facciamo scelte diverse.

Questa politica e questi politici, i quali immancabilmente ci dicono che se non si è fatto abbastanza tutto dipende da chi li ha preceduti (occultando la semplice verità che si tratta sempre della stessa politica e degli stessi politici, ora al governo, ora all’opposizione), promettono invariabilmente di restituire il benessere materiale a chi l’ha perduto. Pensiamo che non basti, che il benessere materiale quando non comprende la tutela della vita, della salute, dell’ambiente, è una scatola vuota, buona forse per fare affari da parte di chi gestisce le opere pubbliche, ma inutile per assicurare una vita degna alle persone.  Questo non è un discorso di parte a meno che qualcuno non dia una spiegazione logica al perché in Italia ogni catastrofe naturale debba prevedere per forza morti e distruzione mentre in altri paesi non è così. Forse perché da noi la vita umana vale meno degli interessi politico-economici ?

7 aprile 2009 LA REDAZIONE

 

 ... Uniamo le lotte dal basso

 

 

Il 4 aprile si svolgerà a Roma la manifestazione nazionale promossa dalla Cgil contro le politiche economiche e sociali del Governo Berlusconi. Una manifestazione che segue due scioperi generali e il grande sciopero della scuola di ottobre 2008.

Al centro delle questioni c'è la crisi economica  a cui il Governo risponde con misure a senso unico, a favore di coloro che la crisi l'hanno provocata, scaricando le conseguenze sulla popolazione. Altra questione decisiva l'accordo separato firmato da Cisl e Uil sulla riforma della contrattazione. In breve, di fronte al tentativo padronale e governativo di assoggettare le potenti centrali sindacali e trasformarle in agenzie di servizi (enti bilaterali), i dirigenti della Cgil non hanno altra scelta che opporsi, pena il rischio di perdere una larga fetta della base, tutt'ora recalcitrante a pensare che padroni e salariati siano la medesima cosa. I tre milioni e mezzo di firme raccolte contro la riforma della contrattazione testimoniano questo paradosso, tra un vertice sindacale della Cgil che mai e poi mai avrebbe voluto trovarsi nella posizione di oppositore (sia pure con tutte le contraddizioni del caso, si vedano gli sciagurati accordi sull'Alitalia), avendo per decenni fatto scelte compromissorie e di cedimento verso il padronato, e dall'altro una larga fetta della base che continua a chiedere che si passi dalle parole ai fatti, alla lotta. D'altra parte la capitolazione delle forze politiche di "sinistra" addossa alla Cgil, forza sociale di gran lunga più forte del paese, tutta la responsabilità di prendere le parti dei lavoratori e dei ceti più deboli. E questa responsabilità la Cgil la sente interamente, non a caso Epifani ha dichiarato che è solo grazie al ruolo di "controllo sociale" operato dalla Cgil che in Italia non c'è ancora una fase di ribellione sociale analoga alla Grecia o alla Francia. Noi pensiamo che a maggior ragione, visto che la Cgil è ancora in grado di canalizzare la maggior parte della protesta nel paese, sarebbe utile e auspicabile che tutte le forze sociali alternative - in primis il sindacalismo di base, ma anche l'associazionismo che si batte contro il razzismo e per i diritti civili - mettesse da parte considerazioni settarie e adottasse una parola d'ordine oggi indispensabile: unire nella lotta le forze che si oppongono a padronato e governo delle destre. Partecipare alle iniziative della Cgil, a tutte le loro iniziative, significa concretamente da una parte unire la classe lavoratrice dal basso, al di là degli intendimenti dei vertici sindacali, dall'altro spingere la protesta più in alto possibile, con parole d'ordine chiare e fomentando l'autorganizzazione piuttosto che la delega, mettendo così in difficoltà la linea compromissoria e cedevole dei vertici.

Solo la sordità e il settarismo perduranti dei gruppi dirigenti del sindacalismo di base, a partire da quello che ha un maggiore e diffuso radicamento, pensiamo a RdB-Cub ma anche alle altre forze del Patto di Base, impediscono lo sviluppo naturale delle lotte, ancora frammentarie, verso un percorso di unità dal basso dei lavoratori e di costruzione di un fronte di lotta generalizzato.

2 aprile 2009 LA REDAZIONE

 

 ... Basta tragedie del mare. Accogliamo la vita

Centinaia di dispersi in mare, oltre venti i morti già accertati. E’ l’ennesima tragedia del mare, l’affondamento di una carretta carica di uomini donne e bambini imbarcati dalla costa libica.

Vite spezzate, volti carichi di speranza per un futuro migliore improvvisamente cancellati, sogni infranti contro le barriere erette dagli stati.

Non una parola di umana solidarietà dai governanti, solo le parole del Ministro Maroni che promette pattugliamenti congiunti italo-libici dal 15 maggio e la “fine” degli sbarchi di immigrati. Per ora continuiamo ad assistere alla fine di tante vite umane a cui viene impedito o si cerca di impedire fisicamente i viaggi della speranza. La risposta militare all’esigenza interamente umana di cercare una vita migliore in Italia o in altri paesi occidentali è una risposta cinica che non farà che aumentare le vittime, senza peraltro arrestare un fenomeno, quello delle migrazioni contemporanee, inarrestabile perché inarrestabile è il divario fra le condizioni di vita di questa parte del mondo con molte altre e perché ogni essere umano ha diritto a frequentare, spostandosi, ogni parte della madre terra. Accoglienza, per noi, è anzitutto accoglienza della vita e rifiuto del diritto degli stati di uccidere.

31 marzo 2009 LA REDAZIONE

 

 ..lavorare di più ?

“Gli italiani lavorino di più”. Ecco la ricetta anti-crisi di Berlusconi. Eh già, evidentemente Brunetta fa scuola e adesso l’invito a lavorare di più non riguarda solo quei fannulloni dei dipendenti pubblici, bensì l’intera classe lavoratrice. E’ dura spiegare a questi signori che lavorare di più risulta quanto meno difficile quando le aziende chiudono mettendo in cassa integrazione o licenziando, quando molti per tirare avanti fanno già più di un lavoro, spesso precario o in nero, quando in molti casi, soprattutto per migliaia di lavoratori immigrati, già si superano abbondantemente tutte le normative in materia di limite orario giornaliero. Piuttosto a questi signori domandiamo come mai le loro “ricette” per superare la crisi prevedono, invariabilmente, il “tirare la cinghia” per chi già se la passa male, mentre ai ricchi, a cui le cose vanno bene e spesso meglio anche in tempi di crisi, arrivano aiuti e benefit. Ma già, niente paura. Ora arriverà il prodigioso piano-casa e via, tutti gli italiani possessori di una casa, meglio se indipendente, a lavorare o commissionare lavori di ampliamento. Al di là del nostro sconcerto per la totale incuria di quello che dovrebbe essere il bene più prezioso, l’ambiente già tanto devastato e inquinato, vorremmo sapere da questi signori se stanno pensando, con l’occasione, a introdurre finalmente serie misure anti-infortunistiche in un settore, l’edilizia, flagellato dal più alto numero di incidenti e morti sul lavoro in Italia. Ma già, anche i morti fanno il PIL ...                    25 marzo 2009 LA REDAZIONE

 

 ... segnali di lotta dalla Francia

Grande successo della giornata di sciopero e mobilitazione nazionale in Francia. Praticamente chiusi tutti gli uffici e scuole pubblici, trasporti fermi, fabbriche grandi e piccole chiuse. Nelle oltre duecento manifestazioni cittadine sono scesi in piazza tre milioni di persone. E' ancora dalla Francia che arrivano segnali che è possibile contrastare le scelte dei governi europei che di fronte alla crisi economica causata dai potenti scelgono di favorire i ricchi e salvare gli speculatori. Sui ceti popolari invece si accaniscono con misure di impoverimento e norme sempre più autoritarie per restringere i diritti e negare ogni agibilità. L'Europa attuale mostra il volto padronale più rapace e per difendere i suoi privilegi non esita a colpire duramente chi sta in basso nella società: immigrati in prima fila, vittime del razzismo degli stati ma anche di una larga fetta di società, in assoluto i più sfruttati; lavoratori dipendenti pubblici e privati, con sempre meno salario e meno diritti;  lavoratori precari con un futuro sempre più nero davanti; giovani a cui negano il diritto alla cultura e alla conoscenza; donne incalzate da un patriarcato in difficoltà e per questo più oppressivo che mai; anziani visti come "impiccio" e non come persone. Il diritto al lavoro, alla salute, alla cultura, al benessere sono minacciati alle radici. E' il diritto alla vita intera che viene negato. Dalla Francia arriva ancora una lezione, che nonostante tutto è possibile unirsi e alzare la testa di fronte ai potenti per difendere la propria dignità. 20 marzo 2009 LA REDAZIONE

 

 ... dopo le cariche agli studenti dell'Università di Roma

Ieri, 18 marzo, a Roma si è avuto un primo “assaggio” dell'uso che verrà fatto del Protocollo sulle manifestazioni a Roma siglato qualche giorno fa dal Sindaco Alemanno con forze sociali cittadine, fra cui al solito Cgil, Cisl, Uil.

In concomitanza con lo sciopero del settore scolastico indetto dalla Cgil, gli studenti della Sapienza al termine di una assemblea hanno provato a uscire dall’Università per portare la protesta sotto il Ministero della Cultura. La polizia, presente con ingenti forze, ha ripetutamente caricato gli studenti fra i quali molti sono rimasti contusi. Alemanno si è subito richiamato alle regole del patto cittadino per giustificare l’intervento delle forze di polizia dicendo che "Chi non le rispetta (le regole), e tra l'altro pretende di farlo in maniera fisica, deve trovare in qualche modo una risposta da parte delle istituzioni". L'abbiamo visto che tipo di risposta ! In sostanza il diritto di manifestare viene seriamente messo in discussione. A questo si aggiungano le parole inquietanti del Ministro Brunetta che ha affermato che "gli studenti dell'Onda vanno trattati come guerriglieri". Parole che seguono di qualche mese quelle di Cossiga molto simili. Questi signori, forti della maggioranza dei consensi, brandiscono la legge e le regole del "gioco democratico" per dare una stretta autoritaria e repressiva a tutto ciò che sa di contestazione: legge antisciopero, decreto "sicurezza", ronde di quartiere, divieti a cortei e occupazioni. 

La Cgil è servita: a che valgono ora le sue proteste, dopo avere spianato la strada all’autoritarismo sottoscrivendo uno scellerato patto ? Si sa, quando alla controparte si offre la mano, questa si prende tutto il resto. 19 marzo 2009 LA REDAZIONE