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CONTI&SCONTI. LA TENTAZIONE DEL «CONDONISMO» |
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22 ottobre 2002 |
«La storia dei condoni è come quella del mostro di Lochness,
che compare solo d’estate. D’estate appaiono soltanto le cose che non ci
sono». Era il 30 agosto quando Gianfranco Fini, vicepresidente del Consiglio,
liquidava così il teatrino estivo di polemiche sul maxi- condono. Al suo
fianco Umberto Bossi avvertiva: «Si fa quel che non si dice, si dice quel che
non si fa». Ma evidentemente di mostriciattoli scozzesi sono affollate le file
della maggioranza che discute la legge Finanziaria per il 2003: sui banchi
della commissione Bilancio della Camera, da ieri ci sono emendamenti per
decine e decine di condoni. Sanatorie tombali o parziali, tasse (nazionali e
locali), contributi, abusi edilizi, ma anche canone Rai, multe
automobilistiche, videopoker, lotterie e contenziosi sui biglietti «gratta e
vinci» non riscossi. Roba da far impallidire i grandi emendatori della Prima
Repubblica, che negli anni fra l’87 e il ’92 votarono in media un condono
diverso ogni sei mesi. Il governo non ha mai dato un segnale preciso sulla
volontà di accettare un maxi-condono. Il ministro dell’Economia, Giulio
Tremonti, con la legge Finanziaria ha proposto un concordato di massa e la
proroga dello scudo fiscale per il rientro dei capitali italiani detenuti
all’estero, che sono cose ben diverse. Ma imboccare la strada della clemenza,
e della definizione agevolata delle partite in corso con il fisco,
evidentemente è stato interpretato dai parlamentari come un segnale di rompete
le righe. E decine di deputati si sono affrettati a depositare a Montecitorio
emendamenti per sanare tutto il sanabile con una sola parola d’ordine: far
cassa. Anche perché, nonostante l’approvazione all’unanimità di sole tre
settimane fa in Consiglio dei ministri, nella maggioranza è partita la corsa
ad alleggerire i tagli previsti dalla finanziaria (dal Sud ai contributi per
le imprese, dalle Regioni ai Comuni). E quindi la manovra va puntellata con
una robusta dose di condoni: An, con il responsabile economico del partito,
Pietro Armani, vuole dare un colpo di spugna agli abusi edilizi minori, i
peones di Forza Italia spaziano dal condono tombale al divieto di sosta (per
le contravvenzioni stradali si pagherebbe solo il 30 per cento e a rate), l’Udc
vuole l’emersione dall’illegalità dei videopoker (1500 euro e sono in regola).
La Lega propone di sanare l’evasione del canone Rai. Poteva mancare un
emendamento per i partiti? Ecco pronta una sanatoria per perdonare il
«manifesto selvaggio», le tante multe inutilmente appioppate durante le
campagne elettorali (non vengono quasi mai riscosse, tanto vale condonare). E
visto che l’indulgenza è a tutto campo, si chiede l’Udc, perché non agevolare
i tanti funzionari pubblici condannati dalla Corte dei conti che devono
risarcire i danni arrecati allo Stato?
Da Il Corriere della Sera