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Costruiamo Comitati Solidali in ogni posto di lavoro:

è la sola scelta che conviene, al bene nostro e comune.

 

Uno studio della Cgil informa che nel quadriennio 2010-2014 le lavoratrici e i lavoratori del pubblico impiego avranno circa 1.600 euro di mancati aumenti (calcolati in base al tasso di inflazione previsto) a causa del blocco dei rinnovi contrattuali stabilito con la manovra del governo del luglio scorso.

A questo si aggiunga che la medesima manovra impone agli enti pubblici il divieto di riconoscere anche in sede di contrattazione integrativa qualsiasi miglioramento economico (in pratica in caso di avanzamenti di carriera il lavoratore avrà diritto al solo riconoscimento giuridico escluso quello economico).

Continua così l'inarrestabile caduta del potere d'acquisto degli stipendi dei dipendenti pubblici, che avanza inesorabile dall'epoca degli accordi sul contenimento del costo del lavoro risalenti agli anni 1992-93.

Con il pretesto della crisi (che non sembra colpire le grandi ricchezze, come emerge anche dall'ultimo rapporto della Banca d'Italia che mette in luce il crescente squilibrio nella distribuzione del reddito procapite nel nostro paese), si comprime il tenore di vita delle fasce più deboli (che sono poi la maggioranza della popolazione) in una paradossale logica di "equità a rovescio": togliere ai più poveri per dare ai più ricchi. In questo senso va letto anche il nuovo contratto stipulato dalla Fiat e da Cisl e Uil riguardo i lavoratori di Pomigliano.

Il ricatto occupazionale, accettato dai sindacati firmatari complici, costringe i lavoratori a rinunciare di colpo a diritti sanciti dal contratto nazionale, a cui per la prima volta si deroga creando una eccezione che sicuramente sarà estesa (divenendo così una nuova regola) da altri datori di lavoro in altre aziende e altri comparti.

Non casualmente Confindustria e Governo hanno plaudito al vergognoso accordo.

Di più (e di peggio): si torna indietro di quaranta anni (facendo carta straccia dello Statuto dei Lavoratori, altro baluardo da tempo sotto attacco padronale) a quando i padroni sceglievano i sindacati con i quali trattare: infatti la Fiom, che giustamente si è rifiutata di sottoscrivere l'accordo di Pomigliano, sarà estromessa dai futuri tavoli sindacali e perderà i diritti aziendali.

Non dobbiamo credere che nel pubblico impiego siamo così lontani dalle vicende di Pomigliano. Basti pensare alle linee guida introdotte dall'ineffabile ministro Brunetta con quella che retoricamente e furbescamente ha chiamato "riforma" e che di fatto assegna ai dirigenti un potere arbitrario e totale sul personale, a cominciare dalla valutazione dei dipendenti, dall'azzeramento delle agibilità e dei diritti sindacali a livello di posto di lavoro, infine introducendo norme draconiane compreso il licenziamento per chi si pone in aperto contrasto con i datori di lavoro.

Intanto la disoccupazione cresce, il precariato si ingrossa, la privatizzazione (e le imprese private) fa boccone (e lauti profitti) di quanto resta di servizi pubblici sempre più abbandonati e privi di risorse, cultura e istruzione vengono considerati terreno di semina di una recuperata politica del MinCulPop (il famoso ministero della propaganda ai tempi del regime fascista).

Cresce, soprattutto, l'egoismo e la cattiveria con cui si regolano le relazioni fra le persone.

Il cattivo esempio viene dall'alto, in particolare scagliandosi contro tutte le forme di differenza e i più deboli, in primis gli immigrati. Però è un esempio che viene fatto proprio anche da una fetta crescente di popolazione che, nel caos esistenziale e nell'incertezza e insicurezza del proprio futuro, sceglie pericolosamente l'aperto (e apparentemente e momentaneamente più conveniente) sostegno ai poteri forti, sperando forse di trarne qualche beneficio personale a danno degli altri.

C'è bisogno, dunque, per uscire da questa crisi senza fine e dagli esiti possibili ancora più nefasti, di un impegno in prima persona di quante e quanti, anche nel mondo del lavoro, tengono ancora alla dignità umana, al rispetto di sé stessi e dei propri simili.

Possiamo reagire, insieme, unendoci all'insegna di una rinnovata solidarietà, autorganizzandoci, fuori dalle stanche, rituali e strumentali logiche politiche e sindacali. Alle ingiustizie, ai soprusi, alle cattiverie possiamo opporre la forza della nostra onestà, della nostra solidarietà, del nostro volerci aiutare reciprocamente, del nostro volere una vita migliore per tutti e non solo per noi stessi, perché ci riconosciamo parte di una stessa umanità e non di qualche banda o clientela.

La costruzione di comitati solidali di posto di lavoro è una possibile scelta ma anche, in ultima analisi, l'unica scelta che "ci conviene".

 

Se condividi la nostra proposta di costruire comitati solidali, scrivici:

coordinamento@asbel-cnl.it