"Una devolution ad alto impatto"
 

Articolo di Rachele Nocera, tratto dal Sole 24 ore dell'11 novembre

Mentre si fa più acceso il confronto politico-istituzionale sulla Finanziaria 2003 e rimane in uno stato di impasse il disegno di legge sul federalismo fiscale, una recente ricerca targata Censis analizza rischi e criticità della devolution. Sotto esame è soprattutto la capacità degli enti locali di mantenere e potenziare il livello di servizi a cittadini e imprese in una situazione in cui vincoli di bilancio e tagli alla spesa pubblica limitano di fatto le risorse a disposizione di regioni, province e comuni. L'impatto della devolution rischia di essere pesante. Anche se nell'ultimo decennio l'autonomia finanziaria degli enti territoriali è aumentata rimangono forti squilibri territoriali e la forbice rimane quella tradizionale nord-sud. Mentre nelle regioni settentrionali i Comuni possono contare su un livello di autonomia finanziaria compreso tra 64 e 70%, in media le amministrazioni comunali del Mezzogiorno si attestano su una incidenza delle entrate proprie pari al 43%, e quindi su una maggiore dipendenza dai trasferimenti erariali a fronte di una domanda di servizi pubblici più elevata e comunque crescente. Il processo di devolution ha innescato processi positivi di cambiamento: assumersi l'onere della tassazione ha prodotto una spinta a conseguire maggiore efficienza, a modernizzare la macchina amministrativa e la gestione del personale con il risultato di una aumentata produttività e di una più attenta formulazione dei bilanci. Ma vi sono anche dei rischi, evidenzia il Censis, sia di natura finanziaria che, soprattutto, di possibili conflitti istituzionali tra Stato e autonomie locali imputabili a una non compiuta definizione delle responsabilità dopo la riforma del Titolo V. Il sistema della finanza pubblica locale, infatti, dati gli obiettivi programmatici previsti dal Dpef, sarà chiamato a una notevole riduzione delle spese pubbliche con prevedibili effetti negativi sulla qualità e quantità dei servizi offerti. Da una parte l'impossibilità immediata di ampliare il prelievo fiscale e, dall'altra, i vincoli finanziari del patto di stabilità interno che limitano il ricorso al finanziamento in disavanzo della spesa locale fanno intravedere un unico esito possibile. Gli unici aggiustamenti finanziari sono quelli legati al contenimento della spese per personale e prestazioni sociali (con una riduzione prevista dal 10,8% del Pil nel 2001 al 10,4% nel 2006) e la riduzione dei programmi di investimento dal 3% attuale al 2,9% fra cinque anni. Con il risultato di una perdita di competitività e diminuzione del livello di benessere nei territori. Come scongiurare tali rischi? La ricetta suggerita nell'indagine è quella di un diverso modello di governance territoriale a partire dalla riformulazione del patto di stabilità interno. Un nuovo patto cooperativo tra Stato e autonomie locali che potrebbe limitarsi a definire obiettivi di contenimento del disavanzo e del debito degli enti territoriali e prevedere invece un sistema di incentivi per premiare i comportamenti virtuosi, in funzione di un miglioramento del livello dei servizi offerti.  

Lunedí 11 Novembre 2002.

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