I diritti dell'ecologia
GIUSEPPE DE MARZO *
Una delle espressioni della
crisi della società contemporanea è l'erosione della diversità culturale ed
ecologica provocata dall'universalizzazione di un unico stile di vita, un
modello monoculturale che porta al disconoscimento della reciprocità delle
culture e dei sistemi naturali. Riconoscere che tutte le specie viventi sono
importanti in quanto tali ci obbliga a stabilire dei limiti nelle relazioni con
gli altri viventi. In questo senso il debito ecologico è ascrivibile alla crisi
del nostro tempo, poiché la sua dimensione etica e filosofica rimanda a tale
principio. In Sudafrica nel `99 i movimenti del sud del mondo hanno definito il
debito ecologico come l'obbligazione e la responsabilità dei paesi
industrializzati del nord verso i paesi del terzo mondo: per il saccheggio e
l'utilizzo dei suoi beni naturali come petrolio, minerali, boschi, biodiversità,
conoscenze; per l'uso illegittimo dell'atmosfera e degli oceani; per lo scambio
ecologicamente diseguale, visto che questi beni sono esportati senza prendere in
conto i danni sociali e ambientali; inoltre, per la produzione di armi chimiche
e nucleari, per le sostanze e i residui tossici e gli organismi geneticamente
modificati che nei paesi del terzo mondo sono depositati.
Se per esempio consideriamo il debito ecologico che l'occidente ha con la
biosfera e con tutti i sud del mondo a causa dell'emissione di gas serra in
atmosfera, dovremmo parlare di una cifra che ammonta a 515 miliardi di dollari
all'anno: l'equivalente di quindici volte il contributo che i paesi
industrializzati elargiscono non proprio generosamente ai paesi del Sud sotto
forma di aiuti.
Se invece consideriamo unicamente il debito ecologico di una multinazionale come
la Texaco prodotto in Ecuador in 28 anni di attività, dopo l'estrazione di circa
1.500 milioni di barili di petrolio, la costruzione di 22 stazioni di pompaggio
e la perforazione di 339 pozzi in un'area di 442.965 ettari, la cifra arriva a
709.220.667.000 dollari.
Un danno immenso, che certo non include le comunità indigene di cui la Texaco ha
causato l'estinzione, provocato dal versamento di tonnellate di materiale
tossico, dalla distruzione di foreste, dal lavoro sottopagato, dai rifiuti per
il mantenimento dei pozzi, da più di 19 mila milioni di galloni d'acqua di
produzione versati nell'ambiente, dalla perdita di biodiversità,
dall'inquinamento dell'aria, dal carbonio prodotto, dalla sabbia utilizzata per
costruzione di strade, dal legname illegalmente tagliato per costruire
piattaforme e da molto altro ancora che non può essere monetizzato. Le torri di
combustione hanno bruciato quotidianamente due milioni di metri cubi di gas. Il
debito accumulato dalla sola Texaco con l'Ecuador è circa 51 volte maggiore al
debito estero ecuadoriano.
L'esistenza del debito estero aumenta sostanzialmente quello ecologico in quanto
costringe i paesi indebitati a sovrasfruttare le loro risorse per ottenere
maggiori entrate e pagare le somme all'occidente. La diminuzione dei prezzi
delle materie prime imposta dalle multinazionali contribuisce ad amplificare
ulteriormente la relazione perversa fra debito estero e debito ecologico: più
povero sei, più sarai costretto a sfruttare le tue risorse naturali per attutire
il debito.
Ogni anno il pagamento del debito drena dai paesi del terzo mondo cifre per
160/200 miliardi di dollari verso le banche private, gli speculatori finanziari,
il Fmi, la Bm e i paesi arricchiti. Il debito ecologico non si può calcolare
nella sua totalità, non c'è prezzo quantificabile per la distruzione della
natura o quei popoli o quelle lingue che sono stati estinti. Tuttavia si possono
monetizzare alcuni aspetti: ad esempio quanto risparmia una multinazionale nel
non rispettare le misure di tutela ambientale o nel non riparare l'impatto
sociale prodotto dalle sue attività.
L'Europa e le forze politiche progressiste e democratiche devono porre come
centrali le scelte politiche basate su: 1) principio di equità, cioè il medesimo
diritto per tutti gli uomini di usare risorse e servizi ambientali; 2) le
risorse e la capacità di assorbimento dei rifiuti da parte della terra sono
limitate, il che significa l'impossibilità di eludere questo dato, di fatto
continuando a sostenere concetti «sviluppisti» basati su una crescita costante
del consumo di risorse e di servizi ambientali; 3) è fondamentale e necessario
riconoscere il debito ecologico che l'Europa ha contratto in passato con i paesi
del sud del mondo e annullare il debito estero che questi ultimi hanno con i
paesi europei.
Su questi punti si fonda la convivenza e la cooperazione fra nord e sud del
mondo e sono questi gli aspetti essenziali (che saranno approfonditi nel
seminario Capovolgere il debito per un'economia dei diritti, domani e
venerdì a Bologna nella sala Auditorium in viale Aldo Moro 18) per una politica
che punti a costruire alternative di pace in un pianeta in cui la verità viene
volontariamente sepolta dalla spirale guerra-terrorismo.
* Associazione A Sud
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