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Vertenza trasporto locale: il coraggio degli autotranvieri.
Dopo 9 scioperi nazionali (l'ultimo il 15 dicembre u.s.) e a due anni dalla scadenza, governo e sindacati Cgil-Cisl-Uil hanno firmato, alle ore 17,00 di sabato 20 dicembre, un accordo per il rinnovo del contratto di lavoro dei 116mila lavoratori del trasporto locale.
Questi i "numeri" dell'intesa raggiunta:
L'intesa non ha però convinto i lavoratori. Con un tam tam spontaneo lanciato dai dipendenti dell'ATM di Milano, in molte delle principali città i mezzi hanno cominciato, senza preavviso, a rientrare nei depositi. Milano, Brescia, Firenze, poi Roma, si sono fermate. Nelle assemblee i lavoratori esprimono rabbia e sconcerto per un accordo visto come una capitolazione dei vertici sindacali. Che cosa chiedono i lavoratori ? Niente di più delle somme calcolate in base alle regole stabilite, cioè aumenti in base ai tassi di inflazione. In questo senso, le cifre richieste, 106 euro mensili e 2.900 euro di arretrati, non sarebbero "miglioramenti" di stipendio, ma semplicemente il recupero di quanto perso in due anni per avere stipendi equivalenti a quelli di due anni fa. Noi lavoratori del pubblico impiego sappiamo bene quanto le attuali regole contrattuali stiano danneggiando i nostri interessi: contratti mai rinnovati alla scadenza, aumenti calcolati in base all'inflazione programmata che è sempre molto inferiore all'inflazione reale, a sua volta assolutamente falsa e non corrispondente al vero aumento del costo della vita. Basti pensare al fatto che la preintesa del contratto enti locali, firmata il 16 ottobre scorso, non solo è del tutto inadeguata a far recuperare i nostri stipendi, ma ancora è in attesa del visto della Corte dei Conti e cominciamo a temere fortemente che non ci siano i soldi necessari alla sua copertura finanziaria. Bene, in questo quadro drammatico in cui emerge chiaramente che le attuali politiche governative, lungi dal ridurre le tasse per tutti, stanno favorendo solo i ceti più ricchi mentre lavoratori dipendenti e pensionati, famiglie dei ceti medio-bassi stanno rapidamente impoverendosi, tutta la stampa, in primis le televisioni, hanno lanciato una miserabile campagna di odio contro le legittime proteste degli autotramvieri. Una campagna che vuole suscitare il risentimento dei cittadini in una logica di interessi contrapposti. Per questo motivo, ritengo doveroso un intervento esplicito a fianco dei lavoratori che stanno lottando. Quello che stanno facendo gli autotranvieri, rispetto alle loro legittime richieste, è esattamente quello che dovrebbero fare le altre categorie di lavoratori, compresa la nostra. E' grazie ad anni di passività e delega in bianco ai vertici sindacali che oggi le categorie si trovano di fronte ad una situazione drammatica sul piano del valore degli stipendi e sul piano dei diritti. E' grazie all'arretramento generale della società, al venir meno di ogni legame di solidarietà nelle categorie e fra categorie diverse, che abbiamo accettato di farci legare mani e piedi con leggi, come la 146 del 1990 sullo sciopero, che impediscono ogni efficacia alle azioni di lotta. E' grazie a questi decenni di sfacelo sociale, nei quali abbiamo accettato che prevalessero l'egoismo e il cinismo sociale, se oggi rimettono in discussione diritti conquistati con anni di lotte come lo Statuto dei lavoratori o se hanno fatto dell'Italia il primo paese per flessibilità lavorativa, che significa accettare che esistano lavoratori di serie A, lavoratori di serie B e persino di serie C ! In questo modo, avendo noi lavoratori rinunciato da tempo a lottare, uniti, per difendere i nostri diritti come collettività lavoratrice, le controparti hanno accresciuto a dismisura il loro potere e i loro profitti. Oggi, però, c'è un fatto nuovo: non si può più nascondere l'emergenza sociale che cresce nel paese, vale a dire la questione lavoro. Lavoro negato, oppresso. Lavoro senza diritti. Lavoro malpagato. Gli autotramvieri sono una delle categorie che in questi anni hanno maggiormente subito i guasti di queste politiche. Sono anche una delle categorie che dalla legge antiscioperi sono stati più danneggiati. Se allo sciopero si toglie il potenziale di forza e il fattore "sorpresa", lo sciopero diventa inutile, solo una perdita della giornata per il lavoratore. Per questo, esasperati da una vertenza lunghissima e senza sbocco, costretti a fare i conti con stipendi di molto inferiori a quelli dei colleghi europei ma dovendo pagare prezzi e tariffe identici, hanno spontaneamente deciso di rompere il quadro delle regole antisciopero, mostrando coraggio, sfidando multe, denunce e precettazioni che stanno arrivando. Il coraggio degli autotramvieri deve essere, per noi lavoratori, tutti, di ogni categoria e mansione, un esempio da seguire. A questi lavoratori non può mancare la solidarietà di noi lavoratori. Il disagio di rimanere a piedi per un cittadino è niente di fronte al disagio di una vita misera e difficile di chi vive del suo stipendio. Se questi lavoratori vincono è un successo per tutti noi. Un successo contro le politiche antipopolari dell'attuale governo. Un successo contro le svendite di Cgil-Cisl-Uil che non finiscono mai di fare i "pompieri" a danno dei nostri interessi. Un successo per ridare fiducia al mondo del lavoro e tenere viva la questione salariale nel nostro paese.
Roma, 21 dicembre 2003 Marco Ralli (coordinatore ASBEL-CNL)
Quello che segue è un comunicato stampa dei sindacati di base del trasporto locale:
COORDINAMENTO NAZIONALE
SINDACATI DI BASE SULT-TPL SIN-COBAS FLTU-CUB SLAI-COBAS RdB-CUB TRASPORTI ALCUNE CONSIDERAZIONI SULLA GIORNATA DI SCIOPERO DEGLI AUTOFERROTRANVIERI DEL 15 DICEMBRE 2003
Sembra
utile una riflessione su quanto accaduto nella giornata del 15 dicembre
con lo sciopero degli autoferro.
Il primo
dato che emerge è quello della scesa in campo di una categoria che da
tempo è in sofferenza ma che ancora non aveva espresso appieno la propria
conflittualità. Questa scesa in campo è dovuta principalmente ad alcuni
fattori:
1.
Una ex categoria forte, sia sul piano
contrattuale che normativo, si trova ad essere collocata, al pari delle
altre categorie, dentro un tunnel fatto di
bassi salari, pesanti condizioni di
lavoro, precarizzazione ed incertezza del proprio futuro legate alla
privatizzazione del settore.
2.
La politica dei redditi e la
concertazione inaugurata nel ‘93 hanno pesantemente ridotto la capacità
contrattuale della categoria, gli ottimi integrativi di una volta sono
ormai un lontano ricordo e i contratti sono al palo e comunque le
piattaforme dei confederali non soddisfano la categoria.
3.
I numerosi scioperi a sostegno della
vertenza del secondo biennio non hanno sortito effetti proprio perché
ingabbiati nelle norme della 146/90 e questo ha creato esasperazione e
voglia di riaffermare potere contrattuale anche fuori dalle regole.
4.
Va rilevata un’inaspettata
“comprensione” da parte dei cittadini anche a forme di lotta inusuali e
penalizzanti. La questione della compressione pressoché totale del diritto
di sciopero sta diventando questione che si discute nel Paese uscendo
dagli ambiti ristretti degli addetti ai lavori; noi riteniamo che questo
sia un elemento fondamentale che dobbiamo saper gestire.
L’altro dato
è quello legato alla cautela dei commenti dei vari leader sindacali
confederali che, di fronte alla crescita della spontaneità e della voglia
di lottare hanno cercato di non inimicarsi definitivamente la categoria.
Questo dato è significativo soprattutto in prospettiva del prossimo
accordo (venerdì probabilmente chiuderanno il contratto) che non
assicurerà che in minima parte quanto richiesto dalla categoria.
Tra l’altro
va segnalato che il mantenimento dello sciopero del 15 dicembre da parte
di CGIL CISL UIL, pur in presenza di nuovi appuntamenti di trattativa,
è probabilmente dovuto alla necessità di
“spompare” la categoria prima dell’accordo per cercare di ammorbidire le
proteste sul bidone che si apprestano a firmare (gli scioperi
oggi costano anche per categorie che li hanno sempre fatti!) i confederali
sperano che i pochi spiccioli che
verranno strappati siano considerati comunque un risarcimento delle lotte
effettuate.
Si prospetta
una chiusura “bidone”
ABBIAMO GIA’
DATO ORA CHIEDIAMO QUELLO CHE CI SPETTA: TUTTI I 106 EURO IN PAGA BASE
SENZA NESSUNO SCONTO, NESSUNA UNA TANTUM, MA TUTTO L’ARRETRATO COMPRENSIVO
NON SOLO DEI 106 EURO MOLTIPLICATI PER X 24 MESI, MA ANCHE DELLE
MENSILITA’ QUALI TREDICESIMA, QUATTORDICESIMA, TFR, E LE CORRISPETTIVE
QUOTE PREVIDENZIALI!
PRETENDIAMO UN REFERENDUM
VINCOLANTE!
PREPARIAMOCI
A CONTINUARE LA LOTTA IN OGNI
MOMENTO CON IL SINDACALISMO DI BASE! |
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