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12 dicembre, sciopero generale contro la Finanziaria promosso dalla Cgil. Uniamo le lotte dal basso. Nessuna fiducia nelle burocrazie sindacali.
L’attuale governo aveva nel programma elettorale ben chiari alcuni obiettivi: tagliare la spesa pubblica; aiutare gli imprenditori; restringere i diritti civili; criminalizzare gli immigrati; militarizzare la vita civile. Non erano chiari i modi e i tempi con cui avrebbe agito. Soprattutto era forte l’inganno che nascondevano parole populiste, demagogiche e reazionarie che promettevano “sicurezza” per tutti, ricchezze distribuite secondo il “merito”, “ordine e legalità”, “libertà” nel mercato. La verità è che, oggi, la democrazia si svela sempre meglio per quello che è realmente: un affare di pochi. La crisi mondiale dei mercati rivela impietosamente che “l’albero della cuccagna” era fatto di montagne di carta senza valore su cui banche, imprenditori, affaristi senza scrupoli hanno costruito immense fortune. I “cocci” di queste speculazioni adesso vogliono farli pagare a noi, alla stragrande maggioranza di donne e uomini che vivono unicamente del proprio lavoro faticando ad arrivare a fine mese. Così assistiamo al “miracolo” della moltiplicazione dei pani e dei pesci: governi che da sempre lamentano bilanci deficitari, di punto in bianco trovano risorse immense per salvare coloro che sono i primi responsabili della crisi in corso. La centesima parte dei soldi trovati per impedire il crollo simultaneo dei colossi finanziari sarebbe sufficiente a impedire la morte per fame di milioni di persone nel mondo. Eppure continuano a cantare la litania che “non ci sono i soldi” per cose essenziali come la tutela della salute pubblica, l’educazione e la cultura per tutti, la ricerca, i servizi pubblici. E’ dura, per tanti, prendere coscienza del fatto che, ancora una volta, ci si è illusi di avere delegato i politici giusti per assicurarci serenità, giustizia, benessere. Soprattutto è dura fare i conti con l’egoismo e l’odio sociale che certamente promanano dalle classi dirigenti ma che – non possiamo negarlo - sono stati fatti propri come valori negativi da tanta gente. E’ inutile girarci attorno: alimentare le divisioni fra le persone, il razzismo sempre più manifesto e barbaro, la competizione estrema basata sul principio “mors tua, vita mea”, non solo non ci assicura quella sicurezza sociale, quel benessere a cui tutti aspiriamo, ma ci fa regredire interiormente ogni giorno che passa, accrescendo i nostri malesseri quotidiani. Lungi dall'affrontare e risolvere questi laceranti problemi, milioni di persone per ora fanno i conti con la durezza della crisi economica, iniziando a comprendere che la fiducia riposta nei poteri economici forti non porta da nessuna parte. Così cresce il malcontento sociale. Fra i lavoratori che vogliono risorse eque per il rinnovo dei contratti. Fra i precari, più o meno giovani, lasciati senza prospettive presenti e future. Fra gli immigrati che vivono sulla loro pelle un crescente stato di apharteid. Fra le donne che reagiscono ad assalti ogni giorno più violenti di un sistema patriarcale in crisi e perciò più pericoloso. Fra i giovani e gli studenti che non accettano un sistema educativo sempre più autoritario. Fra milioni di persone, in generale, che chiedono il rispetto della dignità umana. Le ricette del governo, sintetizzate dalla legge finanziaria in via di approvazione, sono fatte di maggiore povertà e meno diritti per tanti, maggiori ricchezze e impunità per pochi. Al di là delle distorsioni della stampa e delle bugie dei politici, la stessa vicenda Alitalia è emblematica di quello che ci aspetta. Viviamo quindi una situazione grave e preoccupante. Essa richiede un insieme di risposte umane e sociali: unire le lotte dalla base, sviluppare momenti di confronto tra le persone, dare vita a iniziative autorganizzate senza delegare i sindacati, sviluppare la solidarietà umana, aiutare chi vive maggiori difficoltà, denunciare le ingiustizie, contrastare autoritarismi e violenze. Il 12 dicembre ci sarà uno sciopero nazionale di tutte le categorie promosso dalla Cgil, costretta ad agire dalla sua stessa base. La momentanea rottura del feticcio dell”unità sindacale” con Cisl e Uil non ci deve ingannare. Sappiamo quale è la portata dei reali interessi che legano i vertici dei tre apparati sindacali. Nonostante questo è possibile che fra gli stessi iscritti dei sindacati confederali cresca la consapevolezza che occorre davvero altro per difendere gli interessi della gente. Lo sciopero del 12 può essere una tappa importante, un momento unificante dei percorsi di lotta per rimettere nelle mani dei lavoratori il diritto di decidere come fronteggiare le controparti. Penso che sia utile lavorare per la sua riuscita in ogni posto di lavoro, al di là delle proprie appartenenze sindacali.
Roma, 13 novembre 2008. Marco Ralli, Coordinatore Asbel-Cnl
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