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L’accordo e il referendum alla Fiat parlano a tutte le persone che lavorano A partire da Pomigliano si è parlato molto delle vicende che riguardano la Fiat. Fuori da quelle fabbriche, però, si è fatta molta ideologia, schierati pro o contro i diktat di Marchionne, nella convinzione comune che quanto succede lì è “lontano”, tutta un’altra storia lavorativa. Quello che davvero significa l’accordo, ce lo rimandano le testimonianze degli operai che direttamente lavorano alla catena di montaggio. Fra questi operai, non a caso e nonostante il palese ricatto - o voti Si o perdi il lavoro – ha prevalso il No all’accordo, tanto che i Si hanno potuto vincere grazie a quelli che subiranno meno le conseguenze pratiche, fino agli impiegati, che certamente sono lavoratori ma con la catena di montaggio hanno niente a che fare. Gli operai e le operaie hanno ben spiegato la durezza del loro lavoro, i rischi concreti per la salute e la sicurezza causati da aumento dell’orario di lavoro, turni massacranti, riduzione delle pause. Hanno spiegato bene che l’aumento dei ritmi e quantitativi di produzione non si può fare continuando a ridurre gli organici; che oltre certi ritmi non si può andare, pena la propria salute e sicurezza. A questi operai l'azienda impone, insieme al peggioramento delle condizioni lavorative, di tacere, di rinunciare a scioperare, di eleggere i propri RSU, di iscriversi al sindacato che vogliono perché tanto se un sindacato non firma (cioè se non subisce il ricatto aziendale) perde ogni agibilità, ogni diritto. Si dice “... però le buste paga migliorano un pò”. Che prezzo hanno salute, sicurezza, vita di una persona ? Ecco, questi operai hanno detto che No, la nostra vita non ha prezzo, che a certe condizioni si finisce schiavi e questo non si può accettare, ne va della nostra dignità. E d’altra parte, come possiamo giudicare la sofferenza dei tanti operai e operaie che hanno votato Si a un padrone che ha promesso loro di chiudere la fabbrica in caso contrario ? Tutti questi lavoratori, tutte queste lavoratrici, sono stati lasciati soli, contro un padrone che sta aprendo la strada ad una revisione generale dei rapporti di lavoro nel nostro paese. Tacere, fare spallucce a quanto avviene in Fiat o addirittura sostenere apertamente il padronato, come del resto hanno fatto praticamente tutte le forze politiche e di opposizione, significa ignorare che presto toccherà a tutti noi. Per questo governo e confindustria sono stati i primi alleati del management Fiat. In tempi di crisi economica il padronato vuole avere mani libere per dettare legge sui lavoratori. Basta proteste, basta organizzazione sindacale, salvo quella filo-padronale. Il modello contrattuale che vogliono imporre è quello delle piccole aziende dove lo Statuto dei Lavoratori non viene applicato, ossia una contrattazione diretta, padrone contro singolo lavoratore, fuori da ogni regola e garanzia generale. Se vuoi lavorare lo fai alle mie condizioni. Punto. Senza discussioni. E' un modello che ci fa tornare indietro di oltre cento anni e che riguarda già milioni di persone nel nostro paese che svolgono lavoro in nero o precario, fino a condizioni di autentica schiavitù a cui sono costretti in particolare migliaia di immigrati, lo abbiamo visto a Rosarno e in tutto il centro-sud. E il Pubblico Impiego ? Possiamo fare finta di non vedere ma tutte le “riforme” degli ultimi anni portano nella stessa direzione di Marchionne. Il ritmo è più lento, il potere politico, controparte datoriale dei lavoratori, è in difficoltà nell'azzerare in un lampo i diritti a milioni di persone che storicamente sono i primi sostenitori dello stato e di chi lo dirige. Vediamo le analogie con la vicenda Fiat:
Tutto questo porta dritti allo svuotamento o cancellazione di ogni regola di tutela collettiva, data soprattutto dal contratto nazionale e in secondo luogo dai contratti aziendali, pertanto ogni lavoratrice, ogni lavoratore sarà sempre più solo di fronte a capi e padroni, pubblici e privati. Per tutto questo è importante sviluppare fin da subito la solidarietà con chi sta subendo gli attacchi padronali. Difendere le ragioni degli operai Fiat significa difendere anche le nostre. La loro dignità è la nostra stessa dignità. Qui non si tratta di difendere le ragioni di un sindacato piuttosto che di un altro ma le persone in carne e ossa (del resto la stessa Fiom porta enormi responsabilità rispetto a quanto avvenuto negli anni. Nella stessa conduzione della vicenda Fiat, al di là della vis polemica che ha usato, avrebbe potuto e dovuto essere più incisiva e concreta nella lotta, dalla mancata impugnazione del referendum, allo sciopero tardivo). Rimanere preda di egoismi e divisioni, alimentati ad arte da tante parti, politiche e sindacali, significa perdere ogni giorno libertà e diritti, salute e sicurezza. Rimettiamo al centro quello che ci unisce tutti, ad ogni latitudine del mondo: dignità della persona, diritto a vivere e a vivere bene, solidarietà intesa come sentire comune e reciproco aiuto. Per questo siamo solidali e a fianco degli operai e delle operaie della Fiat. Roma, 18 gennaio 2011 Asbel-Cnl, il coordinatore Marco Ralli |