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Finanziaria 2007:

 

non facciamoci prendere per il cuneo!

 

 

 

 

 

Dopo anni di leggi finanziarie improntate al taglio della spesa pubblica, al contenimento dei salari e alla salvaguardia delle rendite o - come nel caso dell’ultimo governo Berlusconi - addirittura alla diminuzione delle tasse ai ricchi, è impensabile proseguire su questa strada perché significa peggiorare ulteriormente la condizione economica e sociale di milioni di lavoratori, pensionati, precari e la distruzione di quel che resta dei servizi pubblici.

La finanziaria presentata dal governo Prodi prosegue invece in questa direzione con pesanti tagli alla spesa pubblica e sociale, mantenendo l’impostazione liberista in linea con le richieste dell’Europa fondata sulla moneta. Così facendo, a pagare la riduzione del debito pubblico e il rientro nei parametri imposti sulla nostra testa dai Trattati europei saranno ancora una volta coloro che le tasse le pagano da sempre alla fonte: i lavoratori dipendenti e i pensionati.

 

I pochi provvedimenti condivisibili (la ventilata ipotesi di aumento della tassazione delle rendite finanziarie e le maggiori trattenute sulle superpensioni) non cambiano l’impronta generale della manovra finanziaria segnata dalla scomparsa del ritorno per i lavoratori della loro parte di taglio del cuneo fiscale che invece è pienamente garantita e in quantità superiore (60%), ai datori di lavoro sotto forma di riduzione dell’Irap.

 

La riduzione delle tasse per i redditi sotto i 40.000 € corrisponderà ad un risparmio assai limitato solo per le famiglie monoreddito e ad uno più ridotto per i lavoratori che hanno famigliari a carico.

Per il resto dei lavoratori il risparmio, in molti casi, non arriva neanche a 100 euro annui. Per un lavoratore con reddito di 20.000 euro senza carichi di famiglia, il risparmio è di 75 euro all'anno (fonte: Ministero dell'Economia).

 

Gli esigui benefici per i lavoratori derivanti da questa parte della finanziaria vengono però rimangiati da: aumento del bollo auto, ticket sul pronto soccorso e per prestazioni specialistiche, le inevitabili nuove tasse o i maggiori costi dei servizi che i comuni introdurranno per "rifarsi" dei pesanti tagli ai trasferimenti degli enti locali (meno 4,3 miliardi). I comuni potranno aumentare l'addizionale Irpef fino allo 0,8 %, viene infatti meno il blocco delle addizionali comunali che durava da quattro anni. Nel contempo l’inflazione continuerà ad erodere il potere d’acquisto di salari e pensioni.

 

I più colpiti, ancora una volta, saranno soprattutto i ceti popolari

 

Ma anche la qualità e la quantità dei servizi pubblici viene ulteriormente erosa attraverso:

 

Ø                               la prosecuzione della politica di riduzione del personale nella sanità pubblica (altro che riduzione dei tempi delle liste d’attesa), negli enti locali e nei servizi pubblici in generale

 

Ø                               la prosecuzione della condizione di precarietà per centinaia di migliaia di lavoratori della pubblica amministrazione  (anche la sbandierata assunzione nella scuola nei prossimi tre anni di 150.000 docenti e 20.000 Ata, oggi precari,  è solo un generico impegno a verificarne la possibilità - nulla di definito ed esigibile - senza contare che le assunzioni ipotizzate sarebbero comunque  inferiori ai previsti oltre 200.000 pensionamenti . Solo tra gli ATA  i posti vacanti  ad oggi sono 80.000!)

 

Ø                              la spinta alla esternalizzazione  e alla privatizzazione dei servizi pubblici locali in conseguenza dei  tagli alle risorse trasferite dallo Stato agli enti locali.

 

Il capitolo “lotta alla precarietà” è insufficiente per ciò che riguarda gli specifici provvedimenti adottati e comunque assolutamente negativo nel suo complesso: si tratta infatti di misure parziali che non incidono sulla sostanza del problema, né vengono prese in considerazione misure fondamentali quali la cancellazione della legge 30 e delle precedenti leggi che hanno precarizzato il lavoro.

 

La manifestazione nazionale contro la precarietà del 4 novembre prossimo assume quindi un ruolo importante rispetto al contenuto fondamentale su cui i soggetti promotori si sono impegnati a mobilitarsi:

 

STOP PRECARIETA’ ORA ! VUOL DIRE ORA, NON … DOMANI, FORSE !

 

I finanziamenti per il rinnovo dei contratti pubblici sono dislocati per la maggior parte nel 2008, con il chiaro intento di far slittare nel tempo i già limitati incrementi salariali e allungare la vigenza contrattuale che nei fatti diverrebbe triennale invece che biennale. E’ bene ricordare che tutti i contratti pubblici sono scaduti dal 1° gennaio 2006!

 

Nei trasporti non c’è l’indispensabile politica di programmazione del settore, manca completamente qualsiasi riferimento al trasporto aereo e nel trasporto pubblico locale non c’è copertura economica per il contratto nazionale.

 

Sulle pensioni viene anticipato al 2007 l’avvio dell’introduzione “volontaria” del Tfr nei fondi pensione complementari ed introdotto l’obbligo di trasferimento dalle aziende in un apposito fondo Inps del 50% del Tfr che maturerà per i lavoratori privati che non sceglieranno di aderire ai fondi pensione.

Ma sulle pensioni la partita è ancora più pesante: l’esistenza del protocollo "segreto" firmato da governo e Cgil-Cisl-Uil in cui viene condiviso l’impegno a ridurre ulteriormente, entro il marzo 2007, i rendimenti pensionistici e ad innalzare l’età pensionabile non fa che "differire" ciò che qualcuno avrebbe voluto "incassare" già con la manovra finanziaria.

 

E mentre da una parte si taglia la spesa sociale dall’altra si destinano risorse pari ad oltre 4 miliardi di euro in tre anni per l’acquisto di nuovi armamenti!.

 

Le aspettative del mondo del lavoro rispetto ai provvedimenti che il nuovo governo avrebbe preso nei loro confronti erano molte. La delusione per le scelte concretamente operate è quindi direttamente proporzionale.

Come sempre giudichiamo dai fatti le scelte dei vari governi a prescindere dal colore delle coalizioni politiche che li compongono.

·      QUESTA FINANZIARIA NON VA BENE!

·      OCCORRE CAMBIARNE IMPOSTAZIONE E CONTENUTI PERCHE’ LA PROPAGANDATA DISCONTINUITA’ CON QUELLE DEI PRECEDENTI GOVERNI SIA FONDATA SU PROVVEDIMENTI CONCRETI!

·      A PIANGERE, PER ORA, SONO ANCORA E SOLO I LAVORATORI!

 

perché i contenuti della  finanziaria  cambino  non bastano le petizioni

 

serve  la  mobilitazione  su  proposte  concrete  che  rispondano  ai

bisogni  ed  alle  aspettative   delle  lavoratrici  e  dei  lavoratori

 

servono iniziative di lotta in ogno posto di lavoro

 

 

sciopero  generale

 

per girare pagina  e cambiare realmente

la politica economica e sociale del Paese

 

 

 

9 Ottobre 2006                                                                                                                                 Costituenti  SdL  Sindacato Intercategoriale