I pubblici esercizi
protestano contro il caro-commissioni dei buoni pasto... il risultato è che a
rimetterci sono sempre e soltanto le lavoratrici e i lavoratori.
Dal 20 giugno è partita la
protesta dei pubblici esercizi di ristoro che non accettano più di essere
pagati con i buoni pasto in quanto sarebbero gravati da una percentuale per
commissioni attribuita alle società di erogazione dei tickets, troppo elevata
(dell'ordine del 10%).
La protesta è partita da Torino ma
si sta allargando a tutte le città italiane.
Di seguito riportiamo, per far
comprendere di cosa si sta parlando, la nota della Fipe (Federazione italiana
pubblici esercizi) in cui addirittura sembra emergere una posizione di
solidarietà verso i lavoratori.
Dal canto nostro possiamo dire che
senz'altro il problema posto dagli esercenti sarà reale (essere pagati con un
buono da 5 euro che vale, in realtà, 4 o poco più non è certo remunerativo): i
datori di lavoro pubblici e privati in particolare dovrebbero evitare, con le
gare al massimo ribasso per l'affidamento della erogazione dei buoni pasto, di
creare una situazione che mette il lavoratore in una condizione di
"dipendenza" dai ristoratori (quante volte è successo che i nostri tickets
vengano rifiutati per ritardi nei rimborsi o per scarsa serietà delle ditte
emettitrici ?).
Non solo, ma un problema indiretto
è creato dalla esiguità del valore nominale del buono pasto (sappiamo che
molti enti erogano buoni del valore di sette-otto euro, ma sappiamo pure che
moltissimi hanno un valore di massimo cinque euro). E' chiaro, infatti, che
minore è il valore del buono pasto, minore è la soglia di redditività
(guadagno) dell'esercente, maggiore sarà la insoddisfazione dell'esercente per
la gravosità della commissione dovuta all'ente gestore. Il problema dei
problemi è, dunque, l'assoluta inadeguatezza del valore del buono pasto.
Sfidiamo a trovare un servizio di ristorazione che offra a cinque euro un
pasto completo.
In ogni caso pensiamo che la
protesta degli esercenti avrebbe potuto trovare altre forme che non quelle di
penalizzare i lavoratori anche perché mentre gli esercenti possono rifiutarsi
di accettare i buoni pasto, i lavoratori non possono rinunciare ... a
mangiare.
Seguiremo gli sviluppi della
vicenda che merita l'intervento anche dei lavoratori stessi e delle loro
organizzazioni.
Roma, 22 giugno 2005
coordinamento asbel-cnl