|
La nuova concertazione
C’è troppa confusione mentre
servirebbe chiarezza di linea e di proposta
I prossimi mesi saranno quelli che
decideranno sul futuro della contrattazione sindacale. La questione della
verifica dell’accordo del 23 luglio è ormai concretamente all’ordine del
giorno e con essa si deciderà il livello di autonomia o di subordinazione
della contrattazione, ma anche il modello sindacale dei prossimi anni.
Ufficialmente la discussione si è aperta
lo scorso 14 Luglio. In quella occasione la Cgil ha abbandonato il tavolo
promosso da Confindustria su “Crescita, sviluppo, modello contrattuale”. (vedi
il documento presentato da Confindustria in occasione dell’incotro)
Ovviamente non sottovalutiamo la decisione
della Cgil, non fosse altro perchè depotenzia per il momento l’accelerazione
di Montezemolo” e l’atteggiamento di estrema disponibilità manifestato da
Cisl ed Uil, ma ci permettiamo di sollevare alcune riflessioni sulla
solidità della posizione Cgil e sulle prospettive.
Non si può onestamente pensare che la Cgil,
andando a quell’incontro, non sapesse cosa Montezemolo avrebbe messo sul
tavolo, tanto più che era chiaro come quell’incontro fosse stato “preparato”
e caricato di aspettative dalla così detta cordata Bergamasca (Bonbassei di
Confindustria, attuale responsabile delle relazioni con il sindacato, ed il
segretario della Cisl Pezzotta ).
D’altra parte Montezemolo non aveva certo
lesinato ogni sforzo, sia in occasioni ufficiali che informali, per far
sapere da tempo quali sarebbero state le posizioni e le proposte di
Confindustria e cioè:
Come si vede la differenza con le
posizioni di D’Amato non si vede tranne, forse, nel bon-ton con cui le si
sono presentate.
Una cosa che Montezemolo può permettersi
potendo lui contare su un grosso lavoro precedente di accordi contrattuali
(separati e non), leggi, ecc. che hanno di fatto già intaccato il precedente
modello contrattuale indirizzandolo verso quelle trasformazioni che
Confindustria, ma anche parte del centrosinistra, considerano ormai
acquisite e da incassare dando loro stabilità formale e sostanziale.
A quell’incontro serviva quindi che la
Cgil arrivasse con una posizione chiara e di contrasto al modello di
trasformazioni che Confindustria avrebbe proposto. Serviva cioè mandare un
forte e chiaro segnale. Ma la Cgil sembra non avere ancora una sua posizione
e una proposta.
Nello stesso direttivo nazionale,
convocato prima dell’incontro con Confindustria, la segreteria Cgil si è ben
guardata dal mettere all’ordine del giorno una discussione su quale
orientamento assumere in merito a quello che Confindustria avrebbe messo sul
tavolo. Il direttivo si è concluso così senza indicazioni e conclusioni di
sorta.
In questo modo l’abbandono del tavolo da
parte della Cgil si è motivato essenzialmente sul piano del metodo, solo
sulla base del fatto che ancora non era stato avviato quel confronto
unitario con Cisl e Uil per produrre una proposta comune sulle questioni del
modello contrattuale. (vedi
intervista a Carla Cantone della segreteria Cgil)
La conclusione di tutta la vicenda (al di
la delle scontate polemiche sollevate da Cisl e Uil) si è così ridotta ad un
rimando alle commissioni unitarie che dovrebbero elaborare una proposta
sindacale per settembre o ottobre. A guardare le cose da vicino, non siamo
poi così distanti dalle aspettative di Montezemolo che poggiavano appunto
sull’avvio immediato di un confronto su ricerca e politica industriale e su
una sessione autunnale in merito al modello contrattuale.
Se riduciamo la cosa al suo lato pratico
ciò che sostanzialmente è successo, al di la delle roboanti celebrazioni di
una Cgil che abbandona un tavolo che in realtà non si è interrotto, è la
riedizione sempre più difficile ed imbarazzata di una pratica Cgil stretta
tra le coerenze con le sue conclusioni congressuali, imposte soprattutto
dalla tenuta dell’iniziativa in Fiom, e la necessità di liberarsi in qualche
modo da quelle coerenze per trovare gli spazi ad una mediazione con Cisl e
Uil, come già avvenuto ed avviene in diverse categorie sindacali che pur di
non rompere con Cisl e Uil firmano accordi che fanno del congresso di Rimini
ormai carta straccia.
Un vero e proprio pasticcio, evidente
anche nell’iniziativa confederale della Cgil che mentre tiene alta la
polemica col Governo, cerca il confronto con Confindustria, soprattutto a
fronte di un particolare credito che settori sempre più vasti del
Centrosinistra, danno alla nuova gestione di Montezemolo.
E’ facile comprendere come questa
schizofrenia nelle pratiche, in antitesi con le posizioni declamate, può
essere spiegata solo con il fatto che in realtà le illusioni e le pratiche
concertative non sono affatto sconfitte in Cgil, cosa per altro denunciata
dalla stessa sinistra sindacale (vedi
comunicato di Patta del 4 giugno scorso).
E proprio questa situazione basterebbe a
dimostrare la necessità, soprattutto oggi, di una forte sinistra sindacale,
capace di una precisa critica ed una efficace iniziativa di contrasto alla
evidente ripresa della deriva concertativa, capace cioè di ridare ruolo e
protagonismo alla base della Cgil per conquistare quel cambiamento di rotta
che era il nostro obiettivo congressuale, oggi fortemente compromesso dalle
pratiche della Cgil e delle sue categorie.
Già da settembre, quindi, con la ripresa
di una discussione tra Cgil Cisl e Uil sulla proposta unitaria da avanzare
in materia di modello contrattuale si vedrà quanto sia ancora valida la
posizione congressuale della Cgil a Rimini.
L’errore più grave che potrebbe fare la Cgil è quello di spacciare la discussione sul modello contrattuale come se fosse semplicemente una complicata verifica e sistemazione dell’accordo del 23 luglio, pensando solo a contenere il danno e salvare la forma.
L’errore più grande in cui potrebbe
incorrere la sinistra sindacale in Cgil è quello di non denunciare e
rivendicare invece il carattere congressuale di una decisione che la Cgil
deve prendere, poiché qui si tratta in realtà di decidere se mettere in
archivio la linea di Rimini (una linea già di per sé debole nelle sue
proposizioni ma almeno contraddittoria rispetto alle derive concertative) o
di mettere in moto una vera svolta sindacale.
Una cosa deve essere certa comunque fin
da ora.
Su una materia così importante nessuno ha
oggi il diritto ed il mandato di trattare per conto dei lavoratori senza
averli coinvolti nella discussione e senza avere avuto da loro il consenso
sul merito di una piattaforma sindacale senza la quale nessun confronto con
Confindustria può essere avviato.
17 agosto 2004
Delegate e delegati che si
riconoscono nel movimento |
|
|