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18 agosto '06 - Una missione soltanto di pace
"Fino a quando non avranno attuazione gli articoli 43, 45 e
47 della Carta delle Nazioni Unite, l'Italia potrà fornire soltanto formazioni
non armate, nonché contingenti militari per il mantenimento della pace ("caschi
blu") con il consenso delle parti interessate" si legge nel testo di una
proposta di legge di iniziativa popolare ("NORME PER L'ATTUAZIONE DEL PRINCIPIO
DEL RIPUDIO DELLA GUERRA SANCITO DALL'ARTICOLO 11 DELLA COSTITUZIONE E DALLO
STATUTO DELL'ONU") che Emergency ha depositato nel corso della passata
legislatura.
Non mutiamo le convinzioni al mutare delle stagioni, o delle legislature, o dei
governi.
Siamo convinti che un diverso impegno si configurerebbe come partecipazione alla
guerra.
Siamo convinti che non si tratti di un’opinione o un’opzione, ma della rigorosa
attuazione di quanto previsto dall’articolo 11 della Costituzione e dal capitolo
VII dello Statuto delle Nazioni Unite.
L'impegno di un contingente italiano ai confini tra Israele e il Libano
rientrerebbe in questa previsione (sarebbe cioè rispettoso della legalità
costituzionale e internazionale) se rispondesse alle condizioni essenziali
– di essere accettato da tutte le parti,
– di avere funzioni e modalità di svolgimento concordate con tutte le parti,
– di non essere, direttamente o indirettamente, a sostegno delle «ragioni» o dei
«diktat» di una delle parti,
– di avere come obiettivo effettivamente perseguito il raggiungimento di accordi
di pace,
– di essere perciò accompagnato da attività diplomatiche e politiche,
– di avere una durata definita in rapporto a queste attività diplomatiche e
politiche,
– di svolgersi sotto una direzione internazionale coordinata, espressione delle
Nazioni Unite, con la partecipazione effettiva dei paesi impegnati nel
contingente internazionale.
Queste condizioni saranno forse riscontrabili, almeno in parte, nella
denominazione dei compiti del contingente internazionale e nelle cosiddette
«regole d’ingaggio».
La loro autentica effettiva attuazione dev'essere oggetto di assiduo controllo;
non dev’essere coperta da segretezze e così sottratta alla conoscenza
dell’opinione pubblica internazionale; non deve trasformarsi in una situazione
resa cronica da disinteresse e assuefazione, come sistematicamente è accaduto in
casi analoghi.
Ritenere legittimo un intervento – ritenerlo cioè compatibile con "le
norme vigenti" nazionali e internazionali – non significa certo considerarlo la
sola soluzione possibile, né la migliore, né la più feconda.
La pace si persegue e si difende per altre vie, non si impone e nemmeno si
"interpone": non si promuove con politiche di forza, ma con politiche di
dialogo, di comprensione, di amicizia.
EMERGENCY