Le elaborazioni dell'istituto di ricerca legato alla Cgil (IRES) sui dati ISTAT, rese pubbliche in questo mese, confermano quello che da sempre denunciamo, vale a dire che gli stipendi dei lavoratori dipendenti hanno perso potere d'acquisto negli ultimi dieci anni, mentre i guadagni delle imprese sono enormemente cresciuti.

Nostra sintesi dei dati (consultabili tutti sul sito www.ires.it):

  1. dal 1993 (varo della "politica dei redditi" con gli accordi di luglio) a oggi, gli stipendi hanno perduto, rispetto all'inflazione reale, apparentemente solo lo 0,1%;
  1. le retribuzioni nette evidenziano una perdita del potere d'acquisto di circa tre punti. Questa perdita veniva parzialmente compensata dalle misure di riforma dell'ultimo governo di centrosinistra: restituzione fiscal drag (restituzione al monte salari di quote del PIL quando l'inflazione supera il 2%) e revisione aliquote fiscali, la cui perdita, operata da Tremonti, comporterà un salasso di 400-500 euro pro-capite nel biennio;
  2. la produttività dal 1993 al 2001 è cresciuta del 16%. Solo l'1,5%, però, è servita a premiare i lavoratori italiani, contro l'8,56 in Francia, il 5,5 in Germania, l'8,47 del Regno Unito. I dati sono di fonte Ocse.
  1980-82 1983-87 1988-92 1993-95 1996-2001 2001
retribuzioni lorde 36,1 34,0 32,6 31,1 29,5 29,6
guadagni imprese 31,0 32,6 32,4 32,0 32,8 32,5
dipendenti su totale occupati 69,4 68,1 68,8 69,4 69,8 70,3

          Come possiamo vedere, nonostante la percentuale dei dipendenti sia aumentata rispetto al numero di occupati, il  monte salari è diminuito. I guadagni delle imprese, al contrario, sono cresciuti (consideriamo che la classe degli imprenditori è numericamente assai più piccola di quella dei lavoratori dipendenti, quindi un dato "efficace" sul piano simbolico sarebbe calcolare quanto è cresciuto il reddito medio da impresa per ogni singolo imprenditore). Questi dati andavano correlati, per calcolare la perdita media complessiva per ogni stipendio. L'Ires si è limitata ad "osservare" la realtà.