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tam tam newsletter sindacale |
mercoledì 14 gennaio 2004 |È3493118167|71786038011|šcontatti| per affissione nelle bacheche sindacali (l. 300/70) |
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Informazione curata dalla Associazione Sindacale di Base Enti Locali aderente alla C.N.L. |
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Contratti rinnovati dopo anni dalla scadenza. Aumenti al disotto del costo della vita. In dieci anni di “concertazione”, vale a dire di applicazione della politica dei redditi voluta da cgil-cisl-uil fin dal 1993 con l’allora governo Amato, gli stipendi di noi lavoratori dipendenti hanno perso gran parte del loro potere d’acquisto, così come quelli dei pensionati. Le speculazioni incontrollate determinate con il passaggio all’euro, poi, ci hanno dato il colpo di grazia. Così, naturalmente, non è stato per le classi ricche, che hanno continuato ad ingrassare. Pare che della questione se ne stiano accorgendo anche alcuni osservatori dei media e fioccano le inchieste che sottolineano il rapido impoverimento dei ceti medio-bassi. Le controparti, invece, datori di lavoro pubblici e privati, compreso il governo, sembra non siano interessate al problema. Le cose, per costoro, sono talmente “normali”, che schiumano rabbia per le proteste “fuori dalle regole” dei lavoratori autoferrotranvieri. Questi lavoratori, infatti, protestano da mesi per avere semplicemente aumenti contrattuali in linea con l’inflazione reale, vale a dire chiedono solo di non perdere altro potere d’acquisto rispetto a quello che già hanno perso in questi anni. C’è da stupirsi, quindi, che una categoria storicamente battagliera abbia deciso di alzare la testa, rifiutando così l’accordo al ribasso che cgil-cisl-uil si sono affrettate a siglare senza consultare i lavoratori ? Per questo, traendo insegnamento dalla lotta di questi lavoratori, possiamo affermare che: 1) la questione salariale, cioè il diritto ad una paga dignitosa, oggi chiama in causa gli accordi del 1993. Quelle politiche, di sacrificio per i lavoratori e di profitto per gli imprenditori, devono essere cancellate e vanno ripristinati meccanismi di recupero degli stipendi automatici; 2) il diritto di sciopero, vale a dire la possibilità di essere incisivi nella lotta, quando siano state tentate inutilmente le strade del confronto, va ripristinato nella sua pienezza; 3) l’unità delle categorie (di lavoro, ma non solo, si veda l’esempio di alcuni settori di cittadini che stanno solidarizzando con gli autotranvieri) è un aspetto decisivo perché gli obiettivi delle vertenze diventino obiettivi di tutti e si possa vincere. Uno per tutti, tutti per uno ! 4) l’autorganizzazione dei lavoratori, cioè il tornare a fare da sé, senza delegare i sindacati, è l’unica possibilità per contare davvero e raggiungere dei risultati. Per questo nascono comitati di base e di lotta unitari. Possiamo anche noi dipendenti degli enti locali manifestare la nostra indignazione ? Il rinnovo contrattuale è un’occasione da non sprecare. Organizziamoci, dalla base. (Marco Ralli)
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NORMATIVA Un nuovo istituto contrattuale, l’Indennità di comparto. Nel CCNL 2002-2005, ancora da applicare, viene istituita una nuova indennità, detta “di comparto” (art. 33). Il relativo importo, 50 euro medi, da corrispondere per 12 mensilità, si aggiungerà agli aumenti di stipendio base (circa 70 euro medi). Per questo motivo, cgil-cisl-uil, propagandando un aumento medio mensile lordo di 50+70=120 euro, hanno avuto gioco facile nel dire che questo nuovo contratto è uno dei migliori degli ultimi dieci anni. Nella realtà, c’è un trucco, che sveliamo. Gli aumenti di stipendio (paga base) vengono finanziati dagli enti con fondi propri del bilancio. Tutte le indennità, compresa questa nuova di comparto, vengono invece finanziate con il fondo per il salario accessorio, diverso da ente a ente, le cui risorse sono limitate e non ampliabili oltre i limiti fissati nel contratto. Questo fondo, in tutti gli enti, è già gravato dalle diverse voci del salario accessorio (straordinario, indennità varie, posizioni organizzative, progressioni orizzontali già maturate, produttività, ecc.). Per la nuova indennità il contratto prevede che l’ente possa aumentare l’entità del fondo a disposizione, ma di una percentuale non sufficiente a coprire tutta la spesa. Cosa vuol dire ? Che per poter pagare l’indennità, gli enti dovranno ridurre le spese per le altre voci del fondo, cioè meno straordinari, meno produttività, meno progressioni orizzontali. Insomma, il nostro aumento effettivo, pensionabile, per tredici mensilità, sarà soltanto di 70 euro medi lordi, mentre gli altri 50 (non pensionabili e solo per dodici mensilità) arriveranno grazie al taglio corrispondente di altre voci che prendiamo o potremmo prendere (produttività, nuove progressioni orizzontali, straordinari, ecc.). Questa ridefinizione delle diverse voci del salario accessorio sarà oggetto di trattative decentrate ente per ente (vedi alcune risposte dell’Ancitel). La verità è che la politica fin qui seguita da cgil-cisl-uil è controproducente per noi lavoratori: svuotare il contratto nazionale (di risorse e contenuti normativi) e rimandare le questioni ai contratti decentrati, in una situazione di crisi economica per gli enti locali, significa far massacrare i nostri stipendi e alimentare odiose guerre fra poveri.
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