PATTO FEDERATIVO TRA CNL - SINCOBAS - SULT
Il 19 giugno l'assemblea pubblica ha sancito la nascita del Patto
Il contributo della C.N.L.: "principi, valori e metodo per un nuovo sindacalismo di base" distribuito all'assemblea del 19 giugno
Sfoglia la rivista on line "inmovimento" contiene una intervista a Marco Ralli del Coordinamento nazionale CNL e un articolo del Coordinatore nazionale Aurelio Speranza
| Patto federativo tra Cnl, Sincobas e Sult: arriva un nuovo sindacato |
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Inizia stamane a Roma, con un'assemblea pubblica al centro congressi
Cavour, il percorso che entro un anno porterà alla fusione delle tre sigle
e alla nascita di una organizzazione di base, intercategoriale, con oltre
30mila iscritti
(articolo di Roberto Farneti) |
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Nasce in Italia un nuovo soggetto del sindacalismo di base. O meglio, inizia stamane a Roma, con un'assemblea pubblica al centro congressi Cavour, il percorso che porterà, probabilmente entro un anno, alla celebrazione del congresso che sancirà la fondazione ufficiale di questo soggetto, a cui verrà portata in dote, come base di partenza, una platea di oltre 30mila iscritti, la maggior parte dei quali concentrati nel settore trasporti (20mila tessere). La nuova creatura è infatti il frutto del "patto federativo" sottoscritto da tre note sigle sindacali: la Cnl (Confederazione nazionale lavoro), il Sult (Sindacato unitario lavoratori trasporti) e il SinCobas (Sindacato comitati di base). Già l'importanza di questi nomi ci fa
capire che non ci troviamo di fronte all'ennesima "isoletta" che va ad
aggiungersi al vasto arcipelago delle sigle autonome, bensì ad una
strategia di unificazione pensata e decisa con l'ambizione di costruire un
sindacato più forte, in grado di proporsi come un'alternativa reale e
credibile alle politiche concertative di Cgil Cisl e Uil, Dal 1993 a oggi infatti, si legge nel documento alla base del patto federativo, «la concertazione ha semplicemente accompagnato il dispiegarsi delle politiche liberiste e di attacco ai diritti sociali. Oggi i lavoratori e le lavoratrici sono più poveri e più precari mentre l'offensiva confindustriale e governativa sul piano nazionale e internazionale, continua a intensificarsi». Nel frattempo la democrazia sindacale e il diritto di sciopero, continuano a essere «ostaggio di un monopolio della rappresentanza imposto dall'alto e lontano dai lavoratori e delle lavoratrici». Malgrado il bilancio di questi dodici anni sia «fallimentare e disastroso», nessun ripensamento si intravede all'orizzonte, «anzi Cgil Cisl e Uil tentano di resuscitare la concertazione attestandosi su un terreno socialmente più arretrato in cambio della continuità del monopolio della rappresentanza». Il problema è che il sindacalismo di base, come del resto riconosce lo stesso Marco Ralli della segreteria nazionale della Cnl, non è riuscito in questi anni «a rappresentare un'alternativa all'egemonia» delle tre confederazioni più antiche, nonostante una presenza, a volte anche significativa, delle varie organizzazioni autonome in molti settori del mondo del lavoro. Questo potenziale di mobilitazione collettivo si è scontrato da un lato con leggi antidemocratiche che impediscono il diritto di sciopero e che favoriscono la rappresentanza di Cgil Cisl e Uil (la famigerata clausola del 33%) e, dall'altro, con la difficoltà a costruire percorsi di lotta comuni. E ciò spesso è avvenuto per ragioni storiche e politiche assolutamente rispettabili, ma anche a causa dell'incapacità di ciascuna sigla di andare oltre la difesa del proprio "orticello". Lo sforzo di unificazione messo in piedi dalle forze che oggi si stringeranno la mano al centro congressi Cavour merita perciò di essere incoraggiato. «L'obiettivo che ci poniamo - riassume Fabrizio Tomaselli, della segreteria nazionale Sult - è costruire un soggetto sindacale intercategoriale. E' chiaro che Sult, SinCobas e Cnl cercano in questa unione anche la via per una azione più efficace ed efficiente in termini di iniziativa, presenza sul territorio, strumenti organizzativi». Tomaselli pensa, tanto per fare un esempio, «ai vantaggi insiti nella costruzione di una sorta di "camere del lavoro" che organizzeranno sia i lavoratori sia soggetti sociali non riconducibili strettamente al mondo del lavoro classico», come disoccupati, precari, immigrati. L'idea di fondo è quella di un sindacato in cui tutte le categorie s'impegnano sugli stessi obiettivi. «Il che - precisa Luigia Pasi, della segreteria nazionale del SinCobas - non significa annientare le specificità. Significa ad esempio rendersi conto che oggi la regolamentazione del mondo del lavoro è perimetrata dall'attuazione di direttive europee. Allora, indipendentemente dalla categoria, ci sono problemi che riguardano tutti: salario, organizzazione del lavoro, salute sicurezza, pensioni, tipologia di contratti». La parola chiave per non ricadere negli errori del passato è "partecipazione": «Oggi - spiega Ralli della Cnl - viviamo in una società in cui c'è assenza di solidarietà e cooperazione tra gli individui. Prevale l'egoismo, la mancanza di fiducia nel prossimo. Tutto ciò - osserva il sindacalista - induce alla passività. Così si delega ad altri i propri problemi, anziché assumerli in prima persona. E sul principio della delega costruiscono la loro autorità organizzazioni e gruppi di interesse. Noi - prosegue Ralli - pensiamo che solo la partecipazione di tanti può contrastare efficacemente le ingiustizie sociali e la riproduzione di meccanismi di potere anche all'interno del sindacalismo di base». Questione che si ricollega alle norme sulla rappresentanza sindacale e alla possibilità che viene data ai lavoratori di discutere le piattaforme sindacali e di votare sugli accordi che li riguardano: «Oggi siamo costretti - denuncia ancora Luigia Pasi - a richiedere continui referendum per garantire una forma di democrazia minima. Ecco perché un altro obiettivo è la possibilità di indire assemblee nei luoghi di lavoro. Una possibilità - ricorda la dirigente del SinCobas - che oggi ci è preclusa ed è ad appannaggio solo di Cgil Cisl e Uil. |
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1. Come vivono gli individui, le lavoratrici e i lavoratori in questa società.
Le nostre società sono attraversate da conflitti sempre più violenti, ingiustizie e disparità sociali, degrado culturale e materiale. Mali profondi che sembrano non avere fine e sono allo stesso tempo causa e conseguenza dell’isolamento in cui viviamo noi individui.
L’egoismo sociale (non meccanicamente prodotto dall’egoismo individuale, ma da questo alimentato) si diffonde ed è una risposta, tremendamente sbagliata, alla domanda di sicurezza sociale prodotta dal degrado materiale e culturale che stiamo vivendo.
I grandi movimenti che si sono manifestati in questi anni sembrano intaccare solo superficialmente le corazze dell’individualismo, del costume mentale largamente diffuso e prevalente che pensando ai fatti propri si riesce a sopravvivere meglio.
Così, le importanti fiammate di ribellione che pure continuano a manifestarsi anche tra la classe lavoratrice, restano fiammate e non sedimentano cambiamenti più profondi e permanenti. Finita la lotta, ognuno torna al proprio orticello.
Un progetto sindacale di cambiamento credibile deve saper dare una risposta a questo problema: come sconfiggere questo egoismo che impedisce a milioni di donne e uomini, lavoratrici e lavoratori, di affrontare positivamente i problemi che viviamo.
L’assenza di solidarietà, di cooperazione fra gli individui, è tra le prime cause degli affanni e del malessere sociale, anche nei luoghi di lavoro, in quanto ci rendono incapaci di reagire alle ingiustizie.
L’egoismo prevalente tra i lavoratori, la mancanza di fiducia nel prossimo, inducono la classe alla passività. Così si finisce per delegare ad altri la cura dei problemi, anziché assumere in prima persona il compito di agire.
Sul principio della delega costruiscono la loro autorità, il loro comando, organizzazioni e gruppi di interesse. Anche in larga parte del sindacalismo di base prevale un metodo basato sulle logiche di potere: una minoranza di individui formatisi come gruppi dirigenti cura i propri interessi “di bottega”.
Un potere che si perpetua grazie alla non partecipazione della maggioranza silenziosa. E’ lo stesso fondamento della società dominata dalle leggi del profitto, l’unico orizzonte proposto oggi all’umanità.
Malgrado le intenzioni proclamate, anche le organizzazioni sindacali che a parole sono impegnate verso una trasformazione radicale dei rapporti sociali antepongono troppo spesso il potere dell’apparato, gli interessi dell’organizzazione agli interessi dei lavoratori.
Il metodo in uso, spesso, è quello di sostituirsi alla partecipazione, alla volontà reale delle lavoratrici e dei lavoratori. Pochi individui, i “professionisti”, coloro che sono stati delegati (o che vengono “cooptati” dall’alto), prendono le decisioni centralmente, per tutti.
Anche se nascosto dalle migliori intenzioni, o se giustificato dalle difficoltà reali, questo approccio alimenta la cultura della delega, della passività, della non-partecipazione. Così, però, i problemi non si risolvono, perché solo la forza e la partecipazione di tanti possono contrastare efficacemente le controparti.
In secondo luogo questo metodo favorisce l’instaurazione del potere dell’apparato. Tutto viene finalizzato al suo rafforzamento e conservazione. Un meccanismo che impedisce la partecipazione e, al contempo, favorisce il potere di chi dirige e l’insorgere dell’autoritarismo delle persone.
Le organizzazioni di tutela e di partecipazione sociali/sindacali esistenti, purtroppo, sono diventate luoghi di potere, di non-partecipazione, fondate sul principio della delega. Organizzazioni che competono per il potere nella società, che hanno finito per utilizzare gli stessi metodi e strumenti delle controparti che vorrebbero contrastare. Proclamano la giustizia sociale e praticano l’ingiustizia sugli individui e sulla collettività lavoratrice.
Non è sempre stato così. Alle sue origini il movimento dei lavoratori, grazie alla solidarietà e all’impegno in prima persona di tantissimi individui, riuscì a costruire efficacemente propri organismi e strumenti di autodifesa: le società di mutuo soccorso, i sindacati di categoria, le lotte e gli scioperi per la conquista dei diritti, ecc..
Il movimento dei lavoratori è progredito nella consapevolezza dei propri diritti, della propria forza. Oggi, venuti meno impegno e valori, essendosi affermata nel cuore della società una cultura mercantile che riduce le persone a cose, a numeri, a prezzi, assistiamo ad una degenerazione delle organizzazioni sociali/sindacali.
Nel migliore dei casi, dove non c’è interesse personale, le organizzazioni sono impotenti di fronte all’arroganza delle controparti, incapaci di sollecitare reazioni significative e permanenti. Il mondo, le nostre società, vedono diffondersi e crescere ingiustizie profonde. Allo stesso tempo assistiamo ad un degrado culturale, dei valori collettivi e della persona, che ci chiamano ad un rinnovato impegno.
Il motore della trasformazione, sempre più necessaria per vincere le enormi ingiustizie sociali, oggi sta nel cambiamento di ognuno di noi individui, parti strettamente correlate di una collettività che può ritrovarsi solo sollecitando una autentica trasformazione culturale, umana, complessiva.
I grandi movimenti degli ultimi anni sono stati un fatto nuovo e di enorme potenza sociale. Ma essi non spiegano tutto e non danno tutta l’energia di cui c’è bisogno.
E’ nella quotidianità, nel grigiore come nelle fiammate della viva esperienza delle vicende umane e sociali di milioni di lavoratrici e di lavoratori, che possiamo rintracciare importanti impulsi al cambiamento.
Nonostante tutto, nella società e nel mondo del lavoro sopravvivono esperienze, troppo spesso isolate e sconosciute, a volte del tutto individuali, di resistenza degli esseri umani all’arbitrio e all’ingiustizia.
Si tratta di esperienze frammentarie, slegate fra loro. Succede in ogni luogo della società: luoghi di lavoro, scuole, spazi collettivi. Nei territori urbani come in quelli rurali. Azioni e gesti che quotidianamente si contrappongono all’arbitrio, all’arroganza di piccoli e grandi poteri. Pratiche di umana e disinteressata solidarietà e cooperazione che permettono di sperare e, quando espresse in forma collettiva, di vincere.
E’ l’altra faccia dell’individuo sociale, l’altra possibilità, quella che vede prevalere l’altruismo sull’egoismo, la dignità sull’arbitrio, il valore dell’essere umano – di ogni singolo essere umano - sul profitto. E’ una possibilità, una possibilità umanamente fondata. E’ il motore di ogni cambiamento.
Solo partendo da noi stessi e dal nostro stesso cambiamento, possiamo pensare di contribuire a cambiare realmente la società. Grazie a pratiche consapevoli noi esseri umani possiamo instaurare relazioni sociali diverse, fraterne, leali, pacifiche, di mutuo soccorso.
Dietro la rete delle organizzazioni che lottano contro lo sfruttamento, c'è una potenziale rete, enormemente più vasta, fatta di centinaia di migliaia di individui che resistono e cooperano, in forma completamente o quasi completamente disorganizzata.
Nessun potere è riuscito a sopprimere questa forza autenticamente rivoluzionaria, presente anche nel mondo del lavoro, tanto in quello stabile quanto in quello precario. Una forza che rimane in gran parte disorganizzata.
Vogliamo proporci di raggiungere tutti quegli individui liberi di cui stiamo parlando, per far emergere e costruire infinite interconnessioni umane e sociali nei luoghi del lavoro, in gran parte già esistenti ma assolutamente frammentarie e inconsapevoli.
Il nuovo impegno sociale/sindacale si fonda, oggi, sul paziente lavoro di ricostruzione di una libera socialità, vissuta all’insegna della cooperazione e della fraternità.
Una libera socialità per permettere di comunicare, scambiare, cooperare ad una moltitudine di parti attive, di lavoratrici/ori consapevoli della propria e altrui dignità, ad oggi non comunicanti, troppo spesso isolati.
Queste molteplici identità Esistono e Resistono ma sono permanentemente minacciate di omologazione, di riassorbimento. Oppure rimangono soffocate all’interno di apparati e regole burocratiche.
Eccolo, il fattore da rimettere al centro di un nuovo impegno: il fattore umano, la diversità irriducibile e cooperante, che genera ricchezza e crescita, per tutti.
C’è bisogno, dunque, di rivedere profondamente le logiche organizzative a cui siamo da sempre abituati. Logiche che, per altri, hanno trasformato i sindacati di base in nuovi apparati burocratici.
Il nuovo sindacalismo di base ricerca e pratica una metodologia basata su criteri antiburocratici e antiautoritari: solidarietà e cooperazione in luogo di egoismo sociale; partecipazione e democrazia diretta in luogo di delega e gerarchie; volontariato in luogo di professionismo; decisionalità espressa secondo criteri di condivisione/consensualità in luogo di imposizione a colpi di regole; pluralità di idee in luogo di centralismo; valorizzazione delle differenze in luogo di omologazione; orizzontalità organizzativa e decentramento in luogo di verticalità e accentramento.
La nuova organizzazione si costruisce come uno strumento per facilitare la trasformazione, senza sostituirsi alla partecipazione e alla lotta delle lavoratrici e dei lavoratori che soli rimangono l’unico e determinante fattore del cambiamento.
Una metodologia formativa e pedagogica, al servizio dell’autoemancipazione della classe lavoratrice, fondata sul valore di ogni individuo e finalizzata alla crescita e alla realizzazione delle migliori aspirazioni umane.
E’ possibile avviare un percorso costituente di una organizzazione sindacale nuova, radicale nei contenuti, nelle forme, nel metodo, fondata sulla affermazione delle libertà di ogni individuo a partecipare, a criticare, a decidere.
Una organizzazione che sia costituita da una rete umana diffusa, riconoscibile attraverso le pratiche coerenti di ogni singolo lavoratore e di ogni singola lavoratrice. Attraverso la pratica del reciproco scambio e mutuo soccorso. Sulla base della condivisione di valori quali pace e giustizia sociale, benessere per tutte e tutti, antirazzismo, antiburocratismo e antiautoritarismo.
Una organizzazione che pratichi il cambiamento sociale attraverso l’agire coerente in prima persona dei lavoratori. Una rete formata da soggettività singole e collettive, queste ultime mutuando l’esperienza viva dei comitati di base, dei comitati di lotta, dei coordinamenti e delle associazioni di base attive nella società.
Il nostro appello deve rivolgersi a tutta la classe lavoratrice, donne e uomini, giovani e anziani, indigeni e migranti. A tutti gli individui e ai loro contesti sociali. Organizzati o meno. Alle forze produttive, ai lavoratori dipendenti, ai precari. Ai senza lavoro, ai lavoratori in nero. Agli artigiani e ai lavoratori autonomi. Ai pensionati. Agli studenti. A chi è impegnato nel volontariato, nel sociale come nel culturale. A tutte e tutti coloro che cercano la strada per la realizzazione di sé in una società avviata alla liberazione.
A questo nuovo soggetto sindacale dovrebbero poter aderire singoli e strutture organizzate, che possono mantenere propri statuti, purché condividano metodologie e valori comuni.
Una organizzazione che non si ponga, dunque, in competizione con le confederazioni esistenti ma sia strumento di connessione e aggregazione più ampia, trasversale, rivolta all’insieme della classe lavoratrice, in forma aperta, plurale, maggioritaria ma non egemonizzante, che possa arricchire i singoli percorsi dei partecipanti e non sovrapporsi ad essi, che possa facilitare momenti di ricomposizione e unità nei diversi settori della società, nei luoghi di lavoro, come nel resto dei territori urbani e rurali.
Uno strumento che aiuti gli individui ad affermarsi, seguendo pratiche comuni, per migliorare la propria vita e affrontare insieme ad altri i problemi della società, verso un cambiamento, una trasformazione sociale e culturale complessiva, da realizzare nel momento presente.
La nuova organizzazione sindacale fonda il suo progetto e la sua pratica sociale sulla piena indipendenza dalle controparti, aspirando a quella trasformazione sociale e culturale capace di restituire alle donne – tutte - e agli uomini – tutti - pace e benessere, libertà e fratellanza, diritti e dignità.
Coordinamento nazionale C.N.L.
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Patto Federativo
Costituente del nuovo soggetto
sindacale unitario intercategoriale
Il giorno 19 giugno 2005, presso il Centro Congressi Cavour – Via Cavor – Roma, si sono riuniti i rappresentanti di:
C.N.L. Confederazione Nazionale del Lavoro
S.in.COBAS Sindacato intercategoriale dei comitati di base
S.U.L.T. Sindacato Unitario Lavoratori dei Trasporti
Sono presenti:
per il C.N.L. Aurelio Speranza - Marco Ralli - Sidney Journo - Felicia Miscimarra
per il S.in.COBAS Paolo Sabatini - Luigia Pasi - Franco Lovascio - Margherita Recaldicni
Giuseppe Bettenzoli -
Arnaldo Monga - Ignazio De Rosa
per il S.U.L.T. Vincenzo Siniscalchi - Casini Raniero - Tomaselli Fabrizio
Francesca Tiseo -
Pasquale Modesti - Antonio Pronestì
I rappresentanti delle tre Organizzazioni Sindacali, avendo ricevuto specifico mandato dai rispettivi organismi statutariamente deputati, deliberano quanto segue:
E' costituito il Patto Federativo - Costituente del nuovo soggetto sindacale unitario intercategoriale - al quale aderiscono CNL, S.in.COBAS e SULT.
Il documento allegato (Costruiamo un sindacato democratico e di massa) è parte integrante del presente atto.
Il Patto Federativo ha come obiettivo la costruzione di un soggetto sindacale unitario ed intercategoriale che dovrà essere definitivamente costituito attraverso un Congresso Fondativo che dovrà svolgersi entro un anno.
Il Patto Federativo prevede un Coordinamento composto dalle Segreterie Nazionali delle tre Organizzazioni Sindacali costituenti.
Le riunioni del Coordinamento potranno svolgersi soltanto in presenza di tutte le componenti sindacali e le decisioni saranno valide soltanto se assunte congiuntamente dalle tre Organizzazioni Sindacali.
Sino al Congresso Fondativo le Organizzazioni Sindacali costituenti manterranno il proprio statuto, nominativo e simbolo. Qualsiasi ulteriore norma transitoria potrà essere decisa dalle singole componenti sindacali all'unanimità.
Il Coordinamento del Patto Federativo potrà proporre alle singole componenti su sollecitazione o proposta delle stesse, iniziative comuni su argomenti di carattere sindacale e/o sociale non compresi tra quelli specifici relativi al processo di unificazione.
(seguono
firme delle tre OO/SS)
Roma, 19 giugno 2005
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