A proposito degli scioperi della Cgil:

      per difendere l’art. 18 servono obiettivi chiari

      e una vera mobilitazione, unitaria, di massa.

 

            Le mobilitazioni dei lavoratori dei mesi scorsi, culminate il 16 aprile con il più grande sciopero del dopoguerra, hanno dimostrato che con la lotta e l’unità è possibile fronteggiare gli attacchi che confindustria e governo stanno portando al sistema dei diritti e tutele del lavoro.

            L’ASBEL - CNL ha partecipato alle mobilitazioni, consapevole che su determinati principi e valori non servono le divisioni ma l’unità dalla base.

            E’ questo il motivo per cui non abbiamo condiviso le scelte di qualche sindacato di base che ha preferito astenersi dalle mobilitazioni unitarie e ha tenuto iniziative separate. Giusta è stata la nostra scelta di raccogliere la volontà della stragrande maggioranza dei lavoratori di contrastare con iniziative unitarie e di massa gli attacchi delle controparti, a prescindere che a promuovere tali iniziative fossero le grandi centrali sindacali concertative, Cgil-Cisl-Uil.

            Il primo tradimento di questa volontà è arrivato il 31 maggio, quando Pezzotta (Segretario Cisl) e Angeletti (Segretario Uil) hanno firmato un verbale di incontro con il Ministro Maroni accettando di aprire le trattative su mercato del lavoro, previdenza, fisco.

            Eppure i lavoratori hanno perso le giornate di lavoro per dire chiaramente: no alle trattative con il governo se non vengono stralciate le norme sull’art. 18 !

            Adesso la Cgil, che ha deciso di non partecipare alle trattative sul mercato del lavoro (mantenendo la sua presenza agli altri tavoli), chiama i lavoratori a nuove mobilitazioni. Il calendario prevede, prima di arrivare ad un nuovo sciopero generale nazionale in autunno, scioperi regionali intercategoriali. Il 4 luglio tocca ai lavoratori delle regioni Lazio, Toscana, Sicilia, Abruzzo e Molise, l'11 a quelli dell'Emilia Romagna.

            Noi dell’ASBEL- CNL, che continuiamo a credere nella necessità di mantenere la mobilitazione fino al ritiro di tutte le deleghe sul mercato del lavoro e sulla previdenza, riteniamo positivo che la Cgil non abbia capitolato di fronte alle pressioni del padronato. Questo è stato frutto, soprattutto, della partecipazione e mobilitazione di milioni di persone, iscritti e non iscritti ai sindacati.

     Allo stesso tempo dobbiamo denunciare con chiarezza le contraddizioni e i limiti della linea seguita dalla Cgil.               I limiti sono nella forma delle mobilitazioni intraprese. Anzitutto le nuove mobilitazioni sono state decise senza consultare i lavoratori. Inoltre l’esperienza non insegna nulla alla Cgil.: il 16 aprile ha messo paura alle controparti, lo abbiamo visto chiaramente nelle reazioni scomposte del governo e nei tentativi di criminalizzare le lotte. Invece di dare una nuova, grande prova di forza, paralizzando ancora il paese, la Cgil chiama a scioperi frammentati, regione per regione. Questo non rafforza la lotta, la indebolisce.

            Le contraddizioni sono, invece, nella difesa delle regole della cosiddetta “concertazione”. Eppure la Cgil lo sa bene, e lo sanno i lavoratori. La concertazione, vale a dire quel sistema di relazioni sindacali tra le parti sociali fondato sulla politica dei sacrifici a senso unico, inaugurato con gli accordi del luglio 1993, ha prodotto in dieci anni una perdita secca del potere d’acquisto dei nostri salari (allontanandoci dai cosiddetti “salari europei”), l’introduzione di regole di massima flessibilità nell’uso della manodopera e un arretramento generale nel sistema dei diritti e tutele individuali e collettivi. Inoltre non condividiamo la politica dei sindacati confederali sulla previdenza. Prima hanno consentito una pesante riduzione delle prestazioni (con il passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo); adesso giocano la partita sul TFR e sulla gestione dei fondi, sulla quale tutti vogliono mettere le mani, industriali, banchieri, assicuratori, sindacalisti.

            E’ per questi motivi che l’ASBEL-CNL, pur condividendo alcune ragioni della lotta, non può aderire pienamente a questi scioperi. Riteniamo, quindi,  che l’adesione o la non adesione allo sciopero del 4 luglio debba essere lasciata alla libera scelta dei nostri iscritti e dei lavoratori tutti.

A.S.B.E.L. - C.N.L.A

Casella di testo: A

 

 

Home