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           25 novembre: uno sciopero per non fermarsi …

 

                       

Il 25 novembre  è stato indetto lo sciopero generale da parte di Cgil-Cisl-Uil (quattro ore tutte le categorie, salvo il pubblico impiego, intera giornata) contro la Finanziaria 2006 che promette pesanti tagli ai servizi locali, alla salute, servizi locali, alla scuola. Lo sciopero è condiviso dai sindacati autonomi. La Confederazione Cobas, dal canto suo, propone che lo sciopero generale per l’intera giornata sia esteso a tutte le categorie.

 

            Sinteticamente, vediamo le piattaforme dei diversi schieramenti sindacali.

 

            Cgil-Cisl-Uil si oppongono:

 

-          ai tagli agli enti locali, alla sanità, alla scuola

-          alla riduzione di circa 100mila posti di lavoro precari nella P.A.

-          alla mancata copertura finanziaria per i rinnovi contrattuali del biennio 2006-2007

-          ai tagli alla cooperazione internazionale

 

            La Confederazione Cobas chiama allo sciopero su una piattaforma alternativa, decisamente più vicina agli interessi dei ceti sociali più deboli:

 

-          si all’adeguamento di salari e pensioni al costo della vita

-          no alla destinazione del TFR ai fondi pensione

-          opposizione a ogni politica di privatizzazione e precarizzazione dei servizi e del lavoro

-          difesa della democrazia di base e del diritto di sciopero

-          no alle politiche di guerra in Iraq e nel mondo

-          no ai lager per immigrati (CPT).

 

            Il fatto che queste organizzazioni chiamino a scioperare nello stesso giorno non può nascondere profonde diversità. E’ bene ricordare, infatti, che i vertici di Cgil-Cisl-Uil portano gravi responsabilità per avere imposto a lavoratori e pensionati la moderazione salariale, senza avere d’altra parte saputo difendere previdenza, sanità, scuola, servizi (con il risultato che non solo gli stipendi hanno perso potere d’acquisto, ma sono venute meno tutele e garanzie sociali che erano state conquistate con le lotte nei decenni precedenti). Mentre milioni di persone sono impoverite, i guadagni di imprenditori, finanzieri, speculatori sono continuati a crescere, sempre a danno della collettività.

 

            E’, dunque, giusto ribellarsi alle politiche di rapina portate avanti dall’attuale governo.

            E’ giusto ritrovare uno spirito di unità tra le categorie, tra i ceti più deboli, tra gli individui vessati nella vita quotidiana.

            D’altra parte dobbiamo riconoscere che non arriviamo, a questo sciopero, nel migliore dei modi.

 

            Le principali organizzazioni promotrici, Cgil-Cisl-Uil, evocano la protesta ma si preoccupano di tenere basso il livello del conflitto, spezzettando le categorie, indicendo sciopero a metà (solo quattro ore, a parte il pubblico impiego), non preparandolo nei luoghi di lavoro (assemblee, chi le ha viste ?). Insomma uno sciopero più per apparire, loro stessi vertici sindacali, magari per meglio contrattare interessi che stanno loro a cuore, come la gestione dei futuri fondi pensione, che non per ritrovare l’unità e la partecipazione di massa nella difesa di interessi comuni.

 

            La Confederazione Cobas si ritrova sola, tra i sindacati di base, a sostenere uno sciopero nel tentativo di far sentire ragioni diverse alle controparti. Le altre sigle del sindacalismo di base hanno già promosso e organizzato lo sciopero generale alternativo del 21 ottobre u.s.. Dobbiamo domandarci perché il sindacalismo di base non sia riuscito a restare unito, in questa circostanza, dando una prova di immaturità. Nel momento in cui la disorganizzazione, la disinformazione, la passività e la sfiducia regnano sovrani nella società e tra le categorie, e considerato che Cgil-Cisl-Uil mantengono tutt’ora una forte egemonia sui lavoratori, sarebbe opportuno che le organizzazioni di base, quelle che dicono di praticare la democrazia di base, svolgessero un ruolo “educativo” permanente, un paziente lavoro di crescita delle coscienze, attraverso iniziative trasversali e unitarie alla base, anche se in chiara alternativa ai vertici  di Cgil-Cisl-Uil.

 

E’ stato un errore che lo sciopero alternativo del 21 ottobre non sia stato unitario tra tutti i sindacati di base.

E’ un errore che lo sciopero del 25 novembre veda l’assenza di molti sindacati di base. In questa situazione la giornata del 25 novembre mantiene le sue caratteristiche di giusto momento di protesta contro le politiche dell’attuale governo ma viene notevolmente depotenziata la possibilità di far crescere dalla base una coscienza critica nel paese, per cominciare a muovere i primi passi al di fuori dell’asfissiante e mortificante egemonia dei vertici di Cgil-Cisl-Uil. Di questa occasione persa portano grosse responsabilità tutti i vertici del sindacalismo di base.

 

Alle lavoratrici, ai lavoratori, non resta che continuare a interrogarsi e ricercare prospettive di autentica liberazione e autorganizzazione.                                              Buono sciopero a tutte, a tutti !

                                                                 

23 novembre 2005.                                                           p. IL COORDINAMENTO M. RALLI

 

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