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STRAGE NELLA FABBRICA ThyssenKrupp DI TORINO: IL LUTTO NON BASTA.
Quanto accaduto a Torino non è triste fatalità, ma morte annunciata.
Le parole di condanna utilizzate da esponenti del governo, da forze di maggioranza e di opposizione risultano stancamente rituali, fuori tempo massimo rispetto ad una strage continua con oltre mille morti "ufficiali" all'anno, migliaia di infortuni e mutilati, senza contare le migliaia di morti non denunciate che semplicemente non compaiono nelle statistiche dell'Inail perché sono lavoratori immigrati totalmente "in nero".
Spicca, d'altra parte, il cinismo e la protervia degli imprenditori, che respingono ogni addebito.
Anche stavolta si vuole correre ai ripari, invocando esecutività di una legge, la 626/94, che è sempre rimasta largamente inapplicata, basti pensare alla mancata elezione dei Rappresentanti dei lavoratori per la Sicurezza in migliaia di aziende pubbliche e private o alla depenalizzazione dei reati previsti.
La verità è che al padronato viene permesso tutto, massimi guadagni e zero investimenti, in primis sulla salute e sicurezza dei lavoratori. E non ci sono controlli perché è difficile farne quando gli ispettori del lavoro in tutta Italia sono 4.000, a fronte di oltre 4 milioni di aziende !
Così si va avanti con sconti e sgravi fiscali ai padroni, aumento delle ore lavorate e blocco dei salari, utilizzo del precariato come nuova massa lavoro da sfruttare, tagli o mancati investimenti alla prevenzione e all'assistenza. Eccolo il modello produttivo italiano: salari da fame che spingono a lavorare fino a 12-13 ore (consentito dalla famosa Legge 66) al giorno in attività usuranti e pericolose.
Il paradosso è che gli industriali, con il patto sul welfare, risparmiano adesso il 30% sugli straordinari: come a dire, un bel premio per gli incidenti e i morti causati. Tutto regolato per legge dello stato.
Eppure le risorse ci sarebbero, e tante: quanta prevenzione e adeguamento dei luoghi di lavoro si potrebbero realizzare con i 5 miliardi di euro del programma di investimenti in nuovi sistemi d'arma che la Finanziaria 2008 prevede di approvare ?
No, per le "morti bianche", rosse del sangue innocente versato dai questi autentici martiri del lavoro, il lutto non può bastare. Né possiamo fidarci di una legge che ha già mandati assolti avvelenatori come quelli della Montedison o di tante altre aziende nocive. Solo la lotta, la solidarietà, l'auto-organizzazione dei diretti protagonisti, uomini e donne che lavorano potranno aprire la strada ad una vera sicurezza sul lavoro.
Roma, 10 dicembre 2007. ASBEL-CNL, SERVIZIO STAMPA