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Da “il Manifesto” del
25 maggio 2003.
Statali, Tremonti confisca i prestiti
Prestiti addio
Parte la cartolarizzazione dell'Inpdap. A rischio i prestiti ai dipendenti
pubblici: «cessione del quinto» e mutui agevolati. La Cgil: «Era un
diritto acquisito»
ROBERTA CARLINI
Stangata in arrivo
per quattro milioni di dipendenti pubblici. A breve il loro ente
previdenziale - l'Inpdap - metterà i suoi soldi nelle mani di un pool di
banche: operazione che va sotto il nome tecnico di cartolarizzazione o
quello inglese di securitization.
Arcane definizioni che non spiegano la sostanza dell'operazione, che è la
seguente: sarà molto difficile, per non dire impossibile, che i dipendenti
pubblici possano continuare ad avere finanziamenti dal loro ente,
attraverso le formule della «cessione del quinto» dello stipendio e vari
altri mutui agevolati legati ad alcune vicende della vita. La
cartolarizzazione dell'Inpdap sarà la più grande mai fatta in Italia. Le
banche che si sono aggiudicate il business - Citigroup, Csfb e Ubm, con la
misteriosa sparizione all'ultimo momento della Morgan Stanley dalla
cordata - avranno tra le mani 5,8 miliardi di euro in crediti. Di questi,
almeno 4,8 sono i crediti dell'ente verso i lavoratori dipendenti: crediti
garantiti appunto dalla cessione del quinto dello stipendio o dalla
liquidazione, dunque assolutamente sicuri. Il tasso di morosità dei
beneficiari di tali crediti, riferisce
il Sole 24
ore di ieri, è definito dal Tesoro «di ammontare trascurabile» (mentre
quelli dell'Inps verso le imprese, per fare un esempio di un'altra recente
cartolarizzazione, sono effettivamente un po' a rischio).
Ma allora perché lo stato «cartolarizza» questi
crediti, di sicura riscossione? Semplice: le banche anticipano tutto il
malloppo, permettendo a Tremonti e soci di rimpinguare il bilancio 2003;
lo possono fare perché su quei crediti - che incasseranno tutti, dal primo
all'ultimo euro - emettono delle obbligazioni che collocano sul mercato.
Né le banche né i sottoscrittori di obbligazioni corrono rischi, le banche
ovviamente guadagnano il margine dell'intermediario. Gli unici che corrono
rischi - anzi, subiscono sicuramente perdite - sono i lavoratori che
versano contributi previdenziali - obbligatori - all'Inpdap.
Vediamo perché. Il fondo con il quale l'istituto
finanzia i crediti si è formato negli anni grazie al versamento dello
0,30% dello stipendio dei lavoratori pubblici e anche grazie a entrate
contributive supplementari. Dunque in primo luogo «cartolarizzandolo» lo
stato non fa che espropriare questi contributi. Ma c'è di più. Il fondo
funziona grazie al fatto che ogni mese, oltre a quello 0,30% (che dà un
flusso di entrate sui 200 milioni all'anno), entrano i rimborsi dei
crediti concessi in passato. Se in futuro questi non entreranno più -
perché ceduti alle banche cioè confiscati dal governo - il cerchio si
intrerrompe: come potranno essere finanziate nuove erogazioni di crediti a
chi chiederà in futuro «la cessione del quinto»? «Il rischio è che la
possibilità di prendere prestiti - che è un diritto acquisito dei
lavoratori del pubblico impiego - sia fortemente ridotta o resa
impossibile», commenta Beniamino Lapadula, responsabile della Cgil per le
tematiche pensionistiche. Che attacca anche più in generale questa
cartolarizzazione impropria: «Si tratta di prestiti supergarantiti,
cederli è solo un costo in più che crea un indebitamento occulto. Il
governo non sa più che fare, è la classica operazione di finanza creativa.
Ma facendola il governo si appropria di risorse dei lavoratori».
Finora l'operazione è passata sotto silenzio. Ma
adesso che la «securitization da record» (la definizione è del quotidiano
di Confindustria) è al via, si può prevedere che gli impiegati pubblici -
e i sindacati che li rappresentano, tra i quali la parte del leno la fa la
Cisl - alzino la voce. Mentre per ora l'Inpdap fa discutere solo per il
totonomine: è in arrivo come commissario straordinario Marco Staderini,
già consigliere di amministrazione Rai in quota Udc. Scelta attaccata da
Cossiga: «è un personaggio che sarà anche degnissimo ma che fa parte di
una società di giochi e scommesse» (Lottomatica). |
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