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“Vogliamo il pane, ma anche le rose. Autorganizzazione dappertutto.”

 

Da anni i lavoratori pubblici sono oggetto di campagne denigratorie.

Anche il governo Prodi ha dato spazio alle accuse di assenteismo e inefficienza dei lavoratori pubblici lanciate da Confindustria e ex sindacalisti come Ichino, condensate nell’epiteto: fannulloni.

Il Comune di Roma si è distinto in questa campagna d’odio. L’assessore al personale D’Ubaldo ha più volte accusato, dalle pagine dei giornali, i lavoratori comunali di assenze esagerate e ingiustificate, utilizzando statistiche gonfiate ad arte.

Secondo D’Ubaldo concorrerebbero, al fenomeno “assenteismo”, le assenze per maternità/paternità, legge 104/1992, affezioni da patologie croniche, recupero ore, ecc. Un chiaro attacco ai diritti.

Le risposte dei sindacati sono state tiepide per non guastare il clima di “pace sociale” aziendale.

Per dire basta al linciaggio mediatico ci hanno dovuto pensare direttamente i lavoratori, preparando spontaneamente, attraverso un tam tam di mail, sms, telefonate, una manifestazione che si è svolta il 19 marzo. Diversi sindacalisti di Cgil, Cisl, Uil hanno cercato di fermare la protesta, seminando il dubbio che la manifestazione non fosse autorizzata. RdB si è addirittura contrapposta e con un volantino ha invitato i lavoratori a non fidarsi dei promotori dell’iniziativa, alcuni fuoriusciti dalla Cgil.

C’è stato un tentativo di strumentalizzazione politica da parte del candidato sindaco Alemanno che è arrivato in piazza per cercare il consenso dei manifestanti. Le lavoratrici e i lavoratori, rivendicando l’autonomia della manifestazione, lo hanno accolto con fischi e slogan che lo hanno convinto ad andarsene.

La manifestazione autorganizzata, che ha visto la partecipazione di 500 lavoratrici e lavoratori, è stata più forte dell’ostracismo dei sindacati, che temono più di ogni cosa l’autoattività della gente. Essa può mettere in discussione il potere degli apparati e aiutare le persone a costruire relazioni umane improntate alla fiducia reciproca, alla solidarietà, al protagonismo diretto.

La manifestazione ha vinto anche sulla strumentalità politica perché la protesta è stata rivolta a chi ha governato fino ad oggi la città ma anche a chi, dicendo di “stare all’opposizione”, non ha levato una voce in difesa dei lavoratori.

Nell’assemblea sono state denunciate le disfunzioni dell’azienda e l’importanza di ritrovare unità di intenti dalla base, superando le divisioni alimentate dalle sigle sindacali. E’ stato rivendicato il diritto alla tutela della salute in una città fra le più inquinate d’Europa e in un’azienda, il comune, in cui gli ambienti sono spesso insalubri e il personale è sotto-organico di 8.000 unità (mentre sono 5.000 i precari). La malattia, quindi, come conseguenza di un disagio reale e questo apre una riflessione sulla organica incapacità dell’attuale sistema di gestione a garantire condizioni di vita dignitose. Si è poi avviato il corteo.

Gli striscioni riportavano “Fannulloni, no grazie” e “Vogliamo il pane ma anche le rose”, a significare che non ci battiamo solo per migliorare le nostre condizioni materiali ma per affermare un principio di dignità, di consapevolezza del nostro ruolo da mettere in relazione con gli abitanti della città, in forma di una solidarietà che metta al centro la ricerca del bene comune e non degli interessi di pochi (privatizzazioni, consulenze e appalti d’oro). Slogan anche contro i dirigenti che raggiungono gli obiettivi (e i premi) grazie all’impegno quotidiano delle lavoratrici e dei lavoratori, ai quali peraltro rispondono in modo autoritario ogni volta che c’è un problema o un bisogno.

L’iniziativa, riuscita. è stata spontanea ma ha potuto poggiarsi anche su tante individualità che in questi anni hanno continuato a impegnarsi in singoli momenti di microconflittualità o in campagne di solidarietà contro le guerre. Ci siamo lasciati, felici della giornata, con l’impegno di proseguire su questa strada.

 

Marco Ralli (cell. 3339378838)