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NO ! AL PROGETTO AUTORITARIO DI RIORGANIZZAZIONE DELLA MACCHINA COMUNALE
L’Amministrazione comunale ha avviato con i sindacati a livello centrale la concertazione sulla riorganizzazione complessiva degli uffici comunali. Ai sindacati è stata presentata una proposta elaborata dalla Commissione Macrostruttura, costituita ai sensi della Delibera G.C. 557/2003 e formata dai dirigenti del Segretariato, del Dipartimento I e della Ragioneria Generale.
La proposta è formata da tre distinti documenti: a. il progetto di riassetto organizzativo, documento-guida che spiega la filosofia ispiratrice; b. gli allegati uno, due e tre che riportano il confronto fra le attuali macrostrutture e quelle proposte, gli organigrammi e i grafici sulla composizione per fasce d’età del personale; c. le attribuzioni delle strutture del comune sulla base del nuovo organigramma proposto.
A questi si aggiunga il testo di un accordo sindacale di pochi giorni fa che istituisce: 1. un “Comitato di Direzione” che dovrà sovrintendere la gestione amministrativa; 2. una "Direzione Esecutiva" con il compito principale del controllo di gestione
La filosofia ispiratrice della proposta e dei documenti successivi è quella di un modello organizzativo fortemente accentrato, gerarchico e autoritario. L’intento dichiarato di razionalizzare la macchina amministrativa, accorpando strutture e riducendole di numero e per questa via conseguire risparmi di spesa, riducendo il fabbisogno di dirigenti, è contraddetto dalla creazione di livelli dirigenti super-apicali destinatari di stipendi altissimi. Inoltre questo accentramento è in aperto contrasto con le finalità di decentramento e potenziamento dei municipi i quali, infatti, vengono minimamente interessati dal progetto. Una ipertrofia di funzioni centrali, dunque, molte delle quali messe sotto il diretto controllo (staff) dei politici, con investimento forte sul fronte “sicurezza”. Se consideriamo che questo modello già si avvale di molte figure esterne provenienti dai settori militari, giudiziari e dei servizi segreti, non è difficile scorgere l’obiettivo di trasformare la macchina comunale in una struttura disciplinata, sottomessa al potere politico che potrà utilizzare figure dirigenti esecutive di provata fedeltà e con poteri ampli. Del resto la proposta dell’amministrazione è ruota interamente sul ruolo della dirigenza verso cui verranno indirizzate le maggiori risorse. Il documento trascura pressoché del tutto il personale comunale, “massa di lavoro bruta” da cui spiccano solo le posizioni organizzative. Soprattutto non vi è alcuna analisi dei bisogni della città che spieghi perché si vuole adottare un modello organizzativo piuttosto che un altro. Danno per scontato, evidentemente, che i cittadini di Roma hanno un unico bisogno: “sicurezza” (e naturalmente non si parla di sicurezza “sociale”, cioè del lavoro, dell’abitare, dell’assistenza, della salute, ma solo ed esclusivamente della sicurezza dalla criminalità e dagli immigrati – si perché la logica imperante dice immigrato = criminale). E’ chiaro allora perché il Comune di Roma deve apprestarsi a diventare una sorta di “caserma” con tanto di generali, colonnelli, capitani, caporali e “truppa”. I sindacati trattanti, lungi dal denunciare e contrastare questa deriva autoritaria, avallano ogni proposta dell’amministrazione. Noi siamo in totale disaccordo con tutto ciò perché pensiamo che vada ricostruito dal basso, in diretto rapporto lavoratori-cittadini, un modello di erogazione dei servizi funzionale ai bisogni della collettività e incentrato sulla cooperazione e sulla solidarietà. Una visione opposta al modello autoritario voluto dalla Giunta Alemanno.
Roma, 15 maggio 2009. p. il Coordinamento Asbel/Cnl Marco Ralli (RSU reteComune)
ALLEGATI: 1. Proposta di riorganizzazione delle macrostrutture |