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IL MISTERO DELLE BUSTE PAGA AL COMUNE DI ROMA

 Da qualche tempo assistiamo al progressivo impoverimento delle buste paga dei dipendenti capitolini. Dopo le recenti sorprese del mese agosto, in cui era emerso il mancato pagamento degli arretrati e della produttività, è arrivata l’ennesima delusione: nella busta paga di settembre è ancora assente la retribuzione della produttività 2008 (750 € medie a impiegato), ma è stato ancora più spiacevole scoprire che due anni di arretrati sono stati liquidati con circa 350 euro lordi medi. La probabile spiegazione consiste nel fatto che, con l’anticipazione a giugno dell’indennità di vacanza contrattuale (calcolata da aprile a dicembre 2008), l’effetto dell’accumulo degli arretrati (da gennaio a luglio 2009) si è tradotto in un aumento inconsistente, per giunta inferiore alle somme indicate sulle tabelle predisposte dai sindacati firmatari del contratto (CGIL-CISL-UIL). In altre parole, lo stipendio di settembre, tra miserie contrattuali, trattenute, mancate erogazioni di arretrati riguardanti le indennità di responsabilità e l’adeguamento degli straordinari, ha tradito per l’ennesima volta le (ormai) ridottissime aspettative dei dipendenti capitolini.

Il contratto nazionale sottoscritto dall’ARAN (l’agenzia del Governo) e da CGIL, CISL, UIL, CSA, di fatto, non consente alcun recupero del potere d’acquisto degli stipendi. L’ineffabile Ministro Brunetta ha imposto alle controparti sociali un meccanismo di rinnovi contrattuali che vincola gli aumenti alle previsioni delle norme finanziarie. In questa maniera, tutte le trattative si trasformano in un’irritante messa in scena che conduce ad un unico possibile esito: agganciare gli stipendi dei dipendenti pubblici ai bilanci disastrosi dello stato annullando ogni autonomia negoziale. Il nostro governo, mentre finanzia i banchieri e le guerre e assolve gli evasori attraverso generosi condoni e scudi fiscali, drena risorse dal lavoro dipendente e dalla pubblica amministrazione.

La “finanziaria light”, appena annunciata da Tremonti, si inserisce nel solco di questa nuova tecnica di falso in bilancio (pubblico) e già si profila la mancanza di risorse per il rinnovo del contratto degli statali, per i quali saranno sicuri solo pochi euro di vacanza contrattuale.

Il Comune di Roma si è perfettamente allineato alle odiose strategie governative, attuando un estenuante metodo di controllo delle risorse del salario accessorio, incentrato su false promesse e rinvii nei pagamenti delle indennità e della produttività.

I misteri del Comune di Roma, però, non si limitano alla busta paga. In pieno agosto, l’Amministrazione ha approvato il nuovo disegno di riorganizzazione dell’intera macrostruttura comunale. Dal 1° ottobre, data dell’entrata in vigore della riforma, scompariranno diversi dipartimenti e decine di uffici. Non è dato sapere se le funzioni soppresse verranno assorbite all’interno della nuova organizzazione o se verranno eliminati i servizi. Ancora più oscura è la sorte dei dipendenti che verranno coinvolti nel processo di riorganizzazione degli uffici: ad oggi non è stato avviato alcun confronto per definire i criteri di mobilità.

E’ forte la sensazione che i vertici capitolini abbiano proceduto al riordino della macchina amministrativa senza avere ben chiaro l’impatto organizzativo di una riforma così radicale. L’unica cosa che sembra chiara è la volontà di procedere ad un energico spoil system della classe dirigente, al fine di avvicendare un sistema clientelare con un altro. L’altra certezza è che il processo sarà accompagnato da un massiccio ricorso, in realtà già praticato da tempo, a risorse esterne veicolate e gestite attraverso le società controllate (principalmente Risorse per Roma e Zetema).

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