Informazione sindacale per
affissione e divulgazione (ex art 25 legge 300/70)
NIENTE SOLDI
PER IL PERSONALE
Come avevamo previsto,
la trattativa sulla nuova dotazione organica è di nuovo ad un punto morto.
Dopo la firma del verbale d’incontro (9 giugno 2004), con il quale è stato
annunciato il superamento del blocco per le progressioni verticali, nel corso
degli incontri seguenti l’Amministrazione ha informato la parte sindacale
circa la mancanza di disponibilità di risorse economiche per le
progressioni orizzontali e verticali.
Niente soldi
dunque per i percorsi di carriera del personale interno, sia in
termini di incrementi delle posizioni economiche (i passaggi orizzontali
nell’ambito della stessa fascia), sia in termini di avanzamenti professionali
(i passaggi verticali da una fascia a quella successiva). Un duro stop alle
ipotesi ottimiste circolate in seguito alla conclusione dell’incontro del 9
giugno o, per dirla meglio, una secca presa d’atto in merito alla realtà
politico-contabile del Comune di Roma. Anche le politiche assunzionali sono
state ridimensionate: il nuovo piano concorsuale 2004 copre appena il 20% del
turn-over riscontrato negli anni 2003/2004. A causa della vacuità delle
indicazioni da parte dell’Amministrazione circa gli investimenti, inoltre,
è a rischio la firma del nuovo contatto decentrato integrativo.
In definitiva, il più grande comune d’Italia non riesce a finanziare i
processi di riqualificazione del personale interno, né ad assumere il
personale necessario a coprire i vuoti d’organico generati dal normale flusso
dei pensionamenti. Riesce soltanto a esternalizzare la gestione delle
proprie funzioni e ad impiegare personale con contratti a termine e/o di
consulenza, secondo i nuovi parametri dell’ideologia del lavoro flessibile.
Nonostante il rispetto dei patti di stabilità economica e nonostante
l’evidente esigenza di riqualificare i servizi nella direzione degli standard
europei, sembrerebbe che si sia arrivati ad una sorta di stato di dissesto
della finanza aziendale.
C’è da dire, però, che
grazie a questa trattativa è venuto finalmente alla luce il vero punto di
caduta delle politiche dell’Amministrazione capitolina e, più in generale,
della filosofia della concertazione: il grande bluff della riforma
dell’ordinamento professionale, annunciato e propagandato con un contratto
nazionale, non ha retto di fronte all’evidenza dei calcoli ragionieristici.
Solo adesso ci fanno sapere che non ci sono risorse per finanziare le
progressioni di carriera o per consentire lo sviluppo (misero) delle posizioni
economiche. In sostanza, si è palesata la volontà di porre vincoli di spesa
agli investimenti per le risorse umane, che finora era stata colpevolmente
occultata dietro pretestuose interpretazioni delle norme finanziarie. Senza
soldi, a parte tutto, non si può pianificare la ricostruzione dei profili
professionali, né valorizzare adeguatamente il lavoro dei dipendenti. C’è da
chiedersi su quali basi si reggeva il verbale di concertazione siglato il 1
marzo 2004, con cui si intendeva varare il nuovo sistema di classificazione
del personale. L’unica risposta plausibile è che, con quel preliminare
d’intesa, si voleva semplicemente vendere l’immagine di un ente capace di
“modernizzarsi” senza accollarsi costi aggiuntivi per la riqualificazione del
personale interno. Il tutto è stato costruito sull’ipotesi concertativa di
arrivare ad un accordo tenendo insieme le compatibilità economiche aziendali e
l’assenza di conflitto.
Per consentire
l’ingresso nel nuovo ordinamento, si sarebbero dovuti considerare perlomeno i
costi derivanti dalla necessità di sanare le situazioni pregresse relative al
personale in attesa di un riconoscimento professionale (come il personale
inserito nelle graduatorie dei concorsi interni, il personale precario o il
personale assunto con qualifiche atipiche), e si sarebbe dovuta contemplare
l’esigenza di finanziare l’ordinario incremento delle progressioni orizzontali
I sindacati trattanti
avrebbero dovuto far quadrato intorno alla difesa dei diritti e delle
aspettative dei dipendenti capitolini. Avrebbero dovuto innalzare il livello
di attenzione e di partecipazione di tutti i lavoratori e le lavoratrici.
Hanno invece perso tempo e hanno sottovalutato il rischio di portare a termine
un confronto senza prima far scoprire le carte all’avversario. Si sono
presentati al tavolo rissosi e divisi, alimentando pulsioni corporative. Non
hanno avuto una strategia unitaria e hanno ridotto al minimo le informazioni
sull’andamento della trattativa. Adesso sembra che improvvisamente abbiano
capito e si sono schierati pubblicamente contro l’indisponibilità e
l’austerità della controparte.
Siamo arrivati al mese
di luglio, tempo di vacanze e di accordi sindacali. Solo se si mettessero in
campo forme significative di mobilitazione, si potrebbe arrivare ad una svolta
positiva del negoziato. Chi ha condotto (male) fin qui le trattative dovrebbe
prendersi la responsabilità di intraprendere subito la strada del conflitto,
attraverso la calendarizzazione immediata di una serie di scioperi e
l’organizzazione di momenti di protesta collettiva nei confronti dei vertici
istituzionali dell’ente.
Più tempo passa e più
aumentano i rischi di una chiusura negativa del confronto. Se i sindacati
maggioritari (cgil-cisl-uil-csa-diccap) anche questa volta non faranno nulla
per evitare un ennesimo accordo al ribasso, avremo definitivamente capito da
che parte stanno.
Roma 2 luglio 2004
RETECOMUNE
movimento di base
delle lavoratrici e dei lavoratori del Comune di Roma
- e mail: retecomune@quipo.it
i Componenti R.S.U.:
Gianni
Carravetta (3471876625) - Massimo Reggio (3497404826)
Renzo Dongiovanni
(3486511089) - Licia Miscimarra (3476062175) e attivisti di base: Marco Ralli
(3493118167)