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Prot. 0921 – comunicato per affissione nelle bacheche (legge 300/70)
movimento di base lavoratrici e lavoratori del Comune di Roma
(ASBEL/CNL – CONF. COBAS – SLAI/COBAS – UNICOBAS)
Il nuovo contratto integrativo: è davvero il meglio che si potrebbe avere ?
Nelle assemblee di questi giorni i rappresentanti di Cgil-Cisl-Uil lodano i contenuti innovativi e i miglioramenti economici della preintesa contrattuale firmata il 28 luglio scorso. Lo stesso Sindaco si è rivolto a tutti i dipendenti, con una lettera dai toni inconsueti, per esaltare i risultati dell’accordo.
Tutto bene, dunque? Prima di tutto occorre precisare che il Comune di Roma era il solo grande ente locale italiano a non avere rinnovato il contratto integrativo, a cinque anni dalla firma del precedente. Non era possibile attendere oltre per adeguare indennità ferme ai valori di dieci anni fa o per effettuare la terza progressione orizzontale, a fronte delle quattro/cinque già realizzate in altri importanti enti (Provincia di Roma, Regione ecc.). Condividiamo, pertanto, l’esigenza di “portare a casa” questi obiettivi minimi, che costituiscono una concreta, ancorché insufficiente, boccata d’ossigeno per i 26 mila dipendenti comunali. Vogliamo denunciare, allo stesso tempo, che questa preintesa è stata definita dalle parti senza mettere in moto alcun processo partecipativo del personale, anzi senza neanche coinvolgere l’assemblea della RSU.
Le conseguenze di questo vuoto di partecipazione emergono chiaramente dalla lettura del complesso articolato contrattuale, che, sebbene sia fin troppo prolisso nella parte dedicata alla normativa di riferimento, dedica poco o nessuno spazio ad alcune questioni fondamentali, sollecitate più volte dal personale, come il riconoscimento delle professionalità interne all’ente, lo scorrimento delle graduatorie concorsuali, la mobilità tra famiglie e profili professionali. È stato ampliato, peraltro, il divario economico tra le fasce dell’ordinamento professionale, con un evidente squilibrio, nella distribuzione delle risorse del c.d. “salario accessorio”, in favore delle categorie D e penalizzante per le categorie B-C. Come contropartita, però, i funzionari di fascia D saranno costretti ad una strenua competizione interna per farsi assegnare le differenti tipologie di indennità, legate alla flessibilità dell’orario di lavoro e alla valutazione discrezionale del dirigente.
Nonostante le rassicurazioni delle OO.SS. trattanti, il “sistema di valutazione permanente” (le odiate pagelline), in virtù della logica premiale e ipocritamente meritocratica a cui si ispira, è destinato a rafforzare il ruolo e il potere della dirigenza. La valutazione diventerà vincolante per affrontare le future progressioni orizzontali, e non solo. Sarà necessaria anche per poter partecipare ai progetti-obiettivo nell’ambito della produttività e per attribuire le diverse indennità e gli incarichi di P.O. al personale di fascia D. A proposito di P.O., al di là dell’aumento dei premi di posizione e risultato che avrà l’effetto collaterale di assorbire ancora più risorse, c’è da rilevare che la preintesa prevede la nascita di una sorta di “diritto di casta” per chi già ricopre l’incarico. A questi infatti verranno attribuiti 30 punti (su 100) nelle selezioni che verranno bandite.
Per quanto riguarda il capitolo delle indennità di nuova istituzione, dobbiamo rilevare che la preintesa lascia fuori alcune importanti professionalità, quali il personale dei punti d’ascolto, gli informatici, i rilevatori, gli addetti ai col, gli operatori dei servizi sociali, culturali, scolastici, i tecnici della vigilanza sui cantieri, ecc.
Va sottolineato, peraltro, che tutte le indennità sono legate alla presenza e all’estrema flessibilità oraria (emblematica la situazione nelle scuole e nei nidi, ma non solo); il che rende evidente la vera natura di questo accordo: si pretende dal personale un aumento di produttività in cambio di poche risorse accessorie, distribuite in modo disomogeneo. Ente e sindacati firmatari sembrano dimenticare che la produttività in questi anni è già di molto aumentata, grazie al progressivo decentramento di competenze da stato e regione e alla riduzione della dotazione organica. In buona sostanza gli stipendi cresceranno assai poco, mentre cresceranno esponenzialmente i carichi di lavoro e la competizione sociale, aggravata dai continui processi di esternalizzazione dei servizi !
Riteniamo che questo accordo debba essere emendato, in ogni sede possibile: nelle assemblee sui posti di lavoro, nell’assemblea RSU e in sede di trattativa con l’ente. Noi, come componenti RSU esclusi dai tavoli di trattativa nonostante un preciso impegno del Consiglio Comunale, continueremo ad impegnarci per:
· L’affermazione della democrazia sindacale, attraverso il riconoscimento del diritto di rappresentanza a tutte le componenti elette dai lavoratori e la costruzione di percorsi pienamente partecipativi di tutti i dipendenti nella elaborazione delle piattaforme e nella approvazione finale;
· La progressione orizzontale con cadenza annuale, fino al raggiungimento della posizione economica più elevata per ogni categoria;
· La standardizzazione dei buoni pasto ai livelli degli altri enti (almeno 10 euro);
· Il riconoscimento della quattordicesima mensilità per tutti i dipendenti da finanziare attraverso l’abolizione delle posizioni organizzative e dai risparmi su consulenze e appalti delle attività all’esterno.
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