Resoconto assemblea lavoratori del comune di
roma del 24 settembre al Carroccio
Alla presenza di circa 70 dipendenti si è
tenuta ieri l'assemblea promossa dagli RSU
delle sigle reteComune (Asbel-Cnl/Slai-Cobas/Cib
Unicobas/Cobas/SdL), Usi e RdB.
L'assemblea ha votato all'unanimità
l'adesione sia allo sciopero del 17 ottobre che
alla manifestazione antirazzista del 4
ottobre.
Roma, 25 settembre. All'ordine del giorno c'erano
la manifestazione antirazzista del 4 ottobre e
lo sciopero
proclamato il 17 ottobre da alcuni sindacati di
base contro le politiche economiche e sociali del governo.
Diversi interventi hanno evidenziato la gravità
della situazione sociale con una offensiva senza
precedenti contro i diritti dei lavoratori, dal
piano contrattuale generale in particolare salariale
a quello delle norme che taglieggiano i diritti
alla salute, all'assistenza, alla malattia e via
dicendo. A rischio anche centinaia di migliaia di
lavoratori precari della pubblica amministrazione.
Ci sono stati inoltre interventi (tra cui il mio)
che hanno cercato di spiegare lo stretto nesso
fra difesa dei diritti e difesa della vita delle
persone intesa come dignità ma anche come
diritto a esistere. Penso alla questione del
razzismo crescente verso gli immigrati così come
ad un razzismo più di fondo che colpisce le
diversità e chi si oppone ad ogni autoritarismo.
Nel dibattito che è seguito sono stati ripresi in
vario modo questi temi ed è emerso come
nel proprio posto di lavoro si viva sempre più con
difficoltà il senso di impotenza e isolamento
rispetto alle concrete politiche sul personale
portate avanti dalla nostra amministrazione,
che non diversamente dal passato spadroneggia,
minacciando e ricattando senza che trovi opposizione alcuna.
Personalmente ho cercato di spiegare che la
situazione in cui ci troviamo, generale e di posto di lavoro,
non è casuale o semplicemente determinata dalla
volontà dei datori di lavoro e dalla contestuale non volontà
di opporsi da parte delle grandi centrali
sindacali. In realtà lo stato di disgregazione fra le persone,
anche nei luoghi di lavoro ma non solo, l'egoismo
sociale diffuso, il pensare ai fatti propri,
il delegare completamente ad altri la difesa dei
propri diritti, la difesa di interessi unicamente particolari
e corporativi, sono tutti elementi che stanno
all'origine della attuale incapacità di difendersi collettivamente
e della forza schiacciante che hanno le
controparti, ora più che mai unite e solidali fra loro
nella difesa dei propri privilegi. Cambiano i
colori dei governi, ma in sostanza la musica è sempre la stessa,
solo con delle accelerazioni verso il peggio. La
vicenda Alitalia, dove politici e mezzi di informazione hanno
avuto buon gioco nel dare addosso a quel 90% di
lavoratori che si sono opposti all'accordo
vergognoso di Cai, è emblematica di questa
situazione perché nel mondo del lavoro sono state
pochissime le voci che hanno avuto il coraggio
di schierarsi dalla parte dei lavoratori di alitalia.
Da questo egoismo sociale, da questo disinteresse,
mancanza di solidarietà, paura della diversità
e paura di regredire socialmente (la crisi
economica mondiale è sempre più incombente) si sviluppa
anche un crescente razzismo che in molti casi
assume caratteri violenti e omicidi, come purtroppo
dimostrano i tanti recenti episodi, non ultima la
strage di castel volturno o il ragazzo assassinato a Milano.
Penso che se non impariamo a riconoscere che
tutti gli uomini e tutte le donne, dovunque provengano, hanno gli
stessi tratti e bisogni umani, se non comprendiamo
che c'è una stretta interdipendenza fra le persone
e se non siamo in grado di difendere la vita e il
diritto all'esistenza di tanti sarà più difficile difendere
i nostri stessi diritti, saremo destinati ad
essere non più ma meno sicuri.
Divisi fra noi, deboli, incapaci di aiutarci l'un
l'altro, perderemo oltre ai diritti la dignità.
Da questo punto di vista sono emerse anche
sensibilità diverse. Per esempio quando Betti delle
RdB ha affermato che il razzismo è solo una
"questione sindacale" (motivo per cui le RdB non aderiscono alla
manifestazione
del 4 ottobre) penso che non abbia dato giusto
valore alla vita delle persone che è molto più complessa e complessiva
e non si riduce all'aspetto lavorativo.
Sul lavoro, d'altra parte, più che di razzismo
penso si debba parlare di sfruttamento che naturalmente ha gradi
e livelli diversi e colpisce più profondamente i
"senza diritti" per eccellenza, irregolari e clandestini,
ma allo stesso tempo colpisce tutti i lavoratori,
basti pensare ai morti sul lavoro, a stragi come alla Thyssen-Krupp.
Il razzismo purtroppo esiste e va molto al di là
dei luoghi di lavoro: ne sanno qualcosa
le migliaia di morti annegati che nemmeno riescono
ad arrivare sulle nostre coste, oppure i tanti immigrati aggrediti
fisicamente da bande squadriste o i tanti messi
dentro quei lager che sono i CPT.
Certamente la criminalità anche fra gli immigrati è un aspetto che non va
sottaciuto e va contrastato ma non
può essere questo l'aspetto che si mette al primo posto nel relazionarci a
migliaia di persone che vengono
qui per poter vivere meglio senza voler far male ad alcuno e quindi vanno
anzitutto accolte nella loro dignità di esseri umani.
Tutte queste cose non sono "questioni sindacali", come non lo sono il fatto
che gli immigrati vengano apostrofati per strada
come delinquenti, parassiti, puzzolenti e tutto il
peggio che sentiamo ogni giorno.
Non credo che qualche sigla sindacale pensi
seriamente di imbastire "trattative" sindacali
a difesa degli immigrati con le bande squadriste o
con i camorristi di castel volturno, penso invece che il razzismo
è una questione culturale e sociale che va
affrontata con un impegno umano profondo, che ci riguarda in prima persona.
Tutti possiamo fare qualcosa per reagire e
contribuire a costruire relazioni umane sane, anche contrastando giorno per
giorno
i luoghi comuni e i razzismi di chi comincia le
frasi "io non sono razzista però ...". Penso che tutto questo possa
aiutarci a vivere meglio, guadagnare fiducia nel
prossimo, creare le condizioni per difenderci.
Difendiamo i nostri interessi preoccupandoci del
bene di tutti, ecco un buon modo di creare i presupposti
di alleanze più grandi che ci renderanno più forti
e allo stesso tempo ci permetteranno di aiutare anche altri.
Alleanze fra lavoratori di categorie diverse che
hanno tutto da guadagnare dall'individuare che la controparte è una
ed è quella datoriale, pubblica o privata che sia.
Alleanze, anche, con quei settori di immigrati, la stragrande maggioranza,
regolari o no, che chiedono solo di poter vivere
meglio lavorando. Più diritti per tutti, più diritti per ciascuno di noi.
Per questo è importante discutere delle questioni
lavorative e della possibilità di scioperare il 17 ottobre
ma allo stesso tempo è importante guardare alle
nostre condizioni di esistenza più generali e cominciare un
impegno antirazzista coerente. Il 4 ottobre è una
prima occasione per dire basta ai razzismi, basta alle violenze.
E' una manifestazione promossa da tante realtà
piccole e grandi, organizzate o meno, e da personalità
del mondo della cultura, del giornalismo, ecc.
L'idea è quella di partecipare con uno striscione
firmato "lavoratrici e lavoratori antirazzisti del comune di roma".
Sabato 4 ottobre, ore 14,00, davanti al Mac Donald
Marco Ralli, coordinatore Asbel-Cnl, RSU di
reteComune