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Brevi riflessioni sullo sciopero del pubblico impiego indetto da Cgil-Cisl-Uil per il 26 ottobre.

Roma, 24 ottobre 2007.

Cgil, Cisl, Uil hanno proclamato lo sciopero di tutto il pubblico impiego per venerdì 26 ottobre, intera giornata, con manifestazione nazionale a Roma.

Questo sciopero arriva dopo numerosi aut-aut che i segretari dei sindacati confederali hanno mosso all'esecutivo Prodi, per il mancato rinnovo dei contratti pubblici. La piattaforma dei sindacati è assai generica e si muove su due assi principali:

1) contestazione alla Finanziaria 2008 in fase di discussione che non prevede risorse per i lavoratori pubblici

2) contestazione al mancato rinnovo di molti contratti pubblici, scaduti nel 2005.

Stando così le cose le ragioni dello sciopero non mancano. Quale lavoratore, infatti, sarebbe contrario al rinnovo contrattuale e a nuove risorse in futuro ?

Il problema nasce quando si analizza più nel dettaglio, al di là dei proclami generici, l'azione dei vertici sindacali.

Dal "Patto sul lavoro pubblico", all'accordo sui rinnovi contrattuali, al recente Patto per il welfare e le pensioni, c'è un unico filo conduttore che lega ogni iniziativa ed è quello di sottomettere in maniera chiara gli interessi dei lavoratori a quelli degli imprenditori. Qualche esempio ?

a) allungamento della durata dei futuri contratti portati da due a tre anni;

b) contrazione degli adeguamenti stipendiali tabellari e ampliamento della parte discrezionale (produttività);

c) cancellazione del meccanismo delle progressioni economiche orizzontali a partire dal prossimo contratto;

d) introduzione della cassa integrazione anche negli enti pubblici;

e) allungamento dell'età pensionabile;

f) riduzione degli importi per le future pensioni;

g) innalzamento della contribuzione a  carico dei lavoratori precari;

h) decontribuzione del lavoro straordinario.

Questi sono solo gli aspetti salienti degli accordi suddetti. La loro ispirazione filosofica è chiara: ridurre il costo del lavoro e delle pensioni, mentre con altri dispositivi si incrementano gli aiuti alle imprese.

In queste condizioni, ha senso allora partecipare allo sciopero promosso dai vertici sindacali ? Diremmo di no, se aggiungiamo che i sindacati non hanno preparato in  alcun modo lo sciopero e di assemblee se ne sono viste poche o niente.

Per altri versi, però, è sconcertante vedere come un  governo nato a seguito di grandi aspettative di cambiamento proprio da parte dei ceti più popolari, dissanguati dalle politiche del governo precedente, sia completamente sordo ai problemi reali di milioni di lavoratori che vivono condizioni di vita sempre più disagiate con stipendi fermi al palo da due anni e di gran lunga inferiori a quelli dei colleghi europei. Altro che 101 euro medi (e lordi !) di aumento a partire dal 2008 !!! Ben altri impegni dovrebbe assumersi il governo prodi per riportare a livelli dignitosi il potere d'acquisto dei nostri stipendi.

Per esempio, in tali condizioni di rapporti di forza così deboli per la classe lavoratrice nei confronti degli imprenditori privati e pubblici, è sempre più attuale l'idea di ripristinare un meccanismo di automatismo degli adeguamenti di stipendio come nel caso della vecchia scala mobile, per la quale sono state raccolte dal sindacalismo di base oltre centomila firma per chiederne il ripristino (proposta ferma in Parlamento sulla quale non è stato nemmeno fissato un calendario di discussione).

Alla luce di quanto sopra, come sempre nella storia dell'Asbel, non volendo comunque contrapporci al sentimento di sciopero che certamente animerà in buona fede migliaia di lavoratrici e lavoratori, al di là delle reali intenzioni dei vertici di Cgil, Cisl, Uil, riteniamo che lo sciopero del 26 ottobre, pur non potendo ricevere l'adesione della nostra struttura sindacale per i motivi appena esposti, rappresenti comunque una occasione di confronto nel mondo del lavoro. Siamo certi che molti fra coloro che sciopereranno il 26 ottobre lo faranno per manifestare sacrosante ragioni di protesta, ben al di là delle consegne sindacali, consapevoli della inaffidabilità dell'operato dei vertici di Cgil, Cisl, Uil.

Marco Ralli per il Coordinamento Asbel-Cnl